Gli uomini si sono stancati delle sneaker?
Perché derby, mocassini, Chelsea e scarpe classiche stanno tornando nel guardaroba maschile
Basta sneaker. La moda è andata avanti perché il suo pubblico richiedere proprio questo: valide alternative. Non è, allora, un caso se la moda maschile sembra essere tornata ad un’eleganza ormai rara. Dalle derby ai classici mocassini, fino agli stivaletti in ogni salsa, le calzature stanno lasciando alle spalle la comodità sportiva. È tempo di rivalutare la tradizione, sempre più confortevole, delle scarpe. Quelle che un tempo si abbinavano ai completi giacca e pantaloni, e che oggi indossiamo - magari - con jeans e pullover.
Il fenomeno sneaker
Per anni la sneaker ha avuto il monopolio del guardaroba maschile. Prima oggetto esclusivamente sportivo, poi simbolo di una certa idea di streetwear e infine accessorio trasversale capace di accompagnare qualsiasi cosa. Dalla tuta al completo sartoriale. La sua ascesa ha coinciso con una progressiva informalizzazione dell’abbigliamento: la comodità è diventata un valore estetico, oltre che pratico.
Ma proprio quando la sneaker sembrava aver conquistato ogni terreno possibile, la moda ha iniziato a cercare una via d’uscita. Non necessariamente per rinnegarla, quanto per ridimensionarne il ruolo. Perché vestire bene non significa sempre scegliere la soluzione più facile. E perché esiste un intero vocabolario di calzature che negli ultimi anni è rimasto ai margini, pronto però a tornare.
Le alternative alle sneaker
Di alternative ce ne sono sempre state. E comode quanto le scarpe ginniche, perché lo sport non è il centro della moda né del mondo. Ci sono alcuni modelli ritenuti “classici” che hanno fatto la storia del menswear, accontentando i gusti e le necessità di una clientela maschile che richiede eleganza e comfort nello stesso istante. Senza alcuno sconto.
Chelsea boot
Difficile immaginare una scarpa più essenziale del Chelsea boot. La sua storia comincia nell’Inghilterra vittoriana, quando il calzolaio J. Sparkes-Hall sviluppò per la regina Vittoria uno stivaletto caratterizzato dai pannelli elastici laterali. L’idea era semplice e funzionale: eliminare i lacci e rendere più facile indossare e togliere la scarpa.
Il nome con cui lo conosciamo oggi sarebbe arrivato molto più tardi, legandosi al quartiere londinese di Chelsea e, soprattutto, alla cultura giovanile degli anni Sessanta. È lì che il Chelsea smette definitivamente di essere soltanto una scarpa pratica e diventa un simbolo di stile. I Beatles e i Rolling Stones ne fanno una parte dell’uniforme della Swinging London, mentre la forma aderente e la punta affusolata finiscono per diventare una delle immagini più riconoscibili di quell’epoca. Da allora il Chelsea ha attraversato decenni e sottoculture senza perdere la propria identità.
Stivali da montagna
Se il Chelsea racconta la storia della città, gli stivali da montagna raccontano quella del rapporto tra moda e funzione. Nati per affrontare terreni difficili, proteggere il piede e garantire stabilità, gli scarponi da trekking sono stati a lungo estranei al guardaroba urbano.
Il loro ingresso nella moda appartiene a quel movimento, ormai consolidato, che ha trasformato l’abbigliamento tecnico in un linguaggio estetico. Gore-Tex, suole scolpite, lacci robusti e pellami resistenti hanno smesso di essere soltanto caratteristiche funzionali e sono diventati codici visivi.
Mocassini rétro
Prima di diventare una delle scarpe simbolo del guardaroba preppy, il mocassino aveva già alle spalle una lunga storia. La sua origine viene generalmente ricondotta alle calzature tradizionali dei nativi americani, costruite in morbida pelle e prive della struttura rigida tipica delle scarpe europee.
Il modello moderno nasce invece dall'incontro tra diverse tradizioni calzaturiere e trova una delle sue prime grandi fortune negli Stati Uniti. Negli anni Trenta la famiglia Spaulding introduce sul mercato americano una versione ispirata alle calzature norvegesi, mentre G.H. Bass trasforma il modello in quello che diventerà il celebre Weejuns, contribuendo alla nascita del penny loafer. Da lì il mocassino attraversa università prestigiose e cultura preppy.
Mocassini minimal
Il mocassino minimal è, in un certo senso, l’evoluzione naturale del classico. Meno decorazioni, meno costruzione, più attenzione alla linea. Ma la sua storia è inseparabile da quella del loafer stesso, che nel corso del Novecento ha abbandonato l'idea di essere una semplice scarpa informale per entrare nel guardaroba elegante.
Derby
La derby ha una storia più legata alla formalità, ma anche in questo caso la sua fortuna nasce da una questione pratica. La sua caratteristica principale è il sistema di allacciatura a mascherina aperta, che rende la scarpa più flessibile e comoda rispetto ai modelli con allacciatura chiusa.
Le origini precise sono meno nette di quelle di altri modelli, ma il nome è entrato nell'uso comune tra XIX e XX secolo. La derby ha progressivamente conquistato il guardaroba maschile proprio grazie alla sua capacità di stare a metà strada. Ovvero, è abbastanza elegante per accompagnare un completo e abbastanza versatile da adattarsi a un abbigliamento quotidiano.
Sabot, più comodi delle sneaker
Ancora più antico è il principio alla base del sabot. Il termine indica tradizionalmente una calzatura in legno, diffusa in diverse aree d'Europa e associata soprattutto al mondo rurale e del lavoro. L'idea era quella di proteggere il piede in condizioni difficili con una scarpa resistente e semplice.
Il sabot contemporaneo ha naturalmente poco a che vedere con quella calzatura originaria. La struttura aperta sul tallone, però, è rimasta e con essa una certa idea di libertà. Nel Novecento il modello è stato progressivamente assorbito dalla moda, passando attraverso la cultura hippie, arrivando poi in passerella.