Stone Island, il nuovo store di Napoli e un docu-film dedicato alla città
Stone Island inaugura il primo flagship di Napoli e celebra la città con un docu-film di Glenn Kitson con la voce narrante di Roberto Saviano.
“Napoli non l’ha mai avuto questo brand, ma lo ha sempre desiderato”. Ed eccolo qui, finalmente. Stone Island inaugura il suo primo flagship store a Napoli celebrando il profondo e storico legame con la città attraverso un docufilm firmato da Glenn Kitson, con la voce narrante di Roberto Saviano. Un omaggio viscerale a Napoli che si addentra nel mercato di Resina, il leggendario mercato delle pezze, luogo quasi mitologico per gli appassionati del brand. Qui, racconta Saviano, “tutti hanno la sensazione di poter essere sorpresi da una scoperta”. Non a caso il documentario si intitola ‘A Sorpres’: un racconto che cattura lo stupore autentico di chi, tra pile di tessuti e capi dimenticati, poteva imbattersi improvvisamente in un badge. Una piccola epifania per chi sa riconoscerne il valore.

Il mercato, nato dalle eccedenze militari del dopoguerra, tra gli anni Ottanta e Novanta si trasformò in una sorta di archivio a cielo aperto, punto di riferimento per chi cercava capi di workwear ricercati. In quegli anni, imbattersi in un capo Stone Island tra le montagne di abiti usati aveva quasi il sapore di una rivelazione. «Quando saltava fuori quel pezzo, quella giacca speciale, a Resina si diceva: “Ecco il cuore d’oro!”». Ma la scoperta straordinaria è anche un’altra: una community di appassionati e collezionisti di Stone Island che, nel corso degli anni, ha costruito veri e propri archivi indipendenti del brand. Raccolte nate da una ricerca minuziosa durata oltre trent’anni, alimentata dalla stessa ossessione per il dettaglio che ha sempre guidato la filosofia del marchio fondato nel 1982 da Massimo Osti e che Carlo Rivetti ha reso grande seguendo un sogno, quello di “veder crescere un’azienda che non cambiasse strada in base alle richieste del mercato, che non sentisse mai l’esigenza di dover, ad un certo punto, cambiare”.

Il documentario si immerge nelle immagini iconiche di Maradona mentre indossa l’outerwear di Stone Island, attraversa il vibrante mercato di Resina e cattura scorci suggestivi della città. Tra le riprese emergono le storie e le testimonianze della community di collezionisti, che con passione custodisce e celebra ogni dettaglio del brand, trasformando capi e tessuti in veri e propri simboli di cultura e memoria collettiva. “Napoli possiede un’energia culturale unica, in perfetta sintonia con Stone Island. Questo nuovo flagship rafforza la nostra presenza in Italia e offre alla community uno spazio dedicato per entrare in contatto con la cultura di ricerca che ci definisce”, ha dichiarato Robert Triefus, President & CEO di Stone Island, al termine del lancio del documentario nel cortile della Fondazione Morra, sede scelta per l’evento.
Lo store Stone Island in Via Filangieri, cuore della città
Un indirizzo rappresentativo, con oltre 55 mq di superficie. Lo store di Napoli segue il concept globale sviluppato con OMA/AMO, incarnando i valori del brand: ricerca, sperimentazione e innovazione materica, con una forte attenzione alla community. La facciata interamente vetrata dialoga con l’esterno attraverso un’installazione digitale che anima lo spazio e ne sottolinea l’identità progettuale. All’interno, l’ambiente si sviluppa come un paesaggio materico: il sughero, protagonista del concept, riveste le superfici con una finitura scura e tattile, ottenuta tramite bruciatura e sabbiatura. Una parete in acciaio perforato ospita schermi digitali con i contenuti del brand, mentre un tavolo in acciaio inox e vetro, affiancato da una griglia metallica rossa, definisce il cuore espositivo. Pannelli metallici ondulati e trattati con resine rinforzano la dimensione industriale e sensoriale dello spazio. Il flagship celebra inoltre le collaborazioni creative del brand: lampade di Tim Hooijmans in alluminio, sgabelli Pressure Stools di Tim Teven e una scultorea seduta in pelle e acciaio di Markus Töll convivono armoniosamente, trasformando lo store in un luogo dove diverse influenze progettuali si incontrano e dialogano.
