Allenarsi non basta più: perché il recovery è il vero segreto del fitness nel 2026

Allenarsi non basta più: perché il recovery è il vero segreto del fitness nel 2026

di Francesco De Nicola

Dalla longevità al boom del Reformer Pilates, fino al ruolo chiave del recovery: Alessandro Garibaldi, Global Brand Director di Virgin Active spiega perché la palestra tradizionale è superata e cosa cambiare davvero nel nostro modo di allenarci

C’è stato un momento in cui andare in palestra significava entrare, allenarsi e uscire. Cronometro, fatica, doccia veloce. Fine. Oggi però quel modello non basta più: il fitness è diventato qualcosa di più complesso, dove il corpo è solo una parte dell’equazione. Sempre più persone non cercano solo risultati, ma tempo di qualità, energia mentale, equilibrio. È in questo cambio di paradigma che si inserisce il concetto di Social Wellness Club, che ridefinisce l’idea stessa di allenamento. Ne abbiamo parlato con Alessandro Garibaldi, Global Brand Director di Virgin Active.

Oggi parlare di “palestra” sembra quasi riduttivo. Virgin Active parla di Social Wellness Club: è marketing o è davvero un cambio di paradigma?

Oggi le persone non cercano più solo un posto dove allenarsi, ma un luogo dove stare meglio. Questo significa superare definitivamente l’idea dell’allenamento come gesto isolato e spesso solitario. Oggi il benessere non riguarda più solo l’attività fisica, ma l’esperienza complessiva e la qualità del tempo che scegliamo di dedicarci. Movimento, recupero e socialità diventano parte della stessa esperienza. E il wellness non è più un semplice appuntamento in agenda ma parte integrante dello stile di vita contemporaneo. In fondo il vero lusso oggi è proprio questo: ritagliarsi tempo di qualità per sé.


L’allenamento passa anche dai social: corpi perfetti, routine estreme, performance. Questo sta aiutando le persone o sta creando più pressione?

Entrambe le cose. I social hanno avuto un ruolo importante nel diffondere cultura del movimento, ma hanno anche contribuito a creare standard spesso irrealistici. Il rischio è trasformare il benessere in una performance continua, dove non ci si ferma mai davvero. Per questo oggi vediamo un ritorno a pratiche più sostenibili: meno ossessione per il risultato, più attenzione all’ascolto del corpo.

Allenarsi meno ma meglio: siamo davvero pronti ad accettarlo?

Non completamente. Esiste ancora una forte associazione tra fatica e risultato. Ma qualcosa sta cambiando, soprattutto tra i più giovani: sempre più persone capiscono che il progresso non è lineare e che il recupero fa parte dell’allenamento. Il vero cambio culturale sarà proprio questo: accettare che fermarsi non è perdere tempo

Oggi si parla molto di allenamento per vivere meglio e più a lungo. Quanto conta il tema della longevità nel vostro approccio?

Il tema della longevità per noi è centrale, ma non lo interpretiamo come una moda o come una promessa miracolosa. La longevità è piuttosto la conseguenza di abitudini sostenibili, costruite nel tempo. Quello che osserviamo nei nostri Club è un cambiamento culturale interessante: persone sempre più giovani che iniziano a considerare il movimento come un investimento sul futuro, e persone over 50 che non rinunciano a forza, energia e intensità. Il nostro ruolo è creare contesti concreti che rendano queste scelte accessibili e replicabili nella vita quotidiana, senza estremismi.


Uno dei grandi cambiamenti riguarda il recupero. Perché oggi “allenarsi non basta più”?

Perché senza recupero non c’è vero progresso, e spesso nemmeno benessere. Per anni l’attività di recovery è stata sottovalutata, considerata un extra o qualcosa da fare ‘se avanza tempo’. I dati di una nostra ricerca realizzata con YouGov mostrano che molte persone associano il recovery esclusivamente allo stretching e quasi una su quattro ammette di non sapere davvero cosa significhi recuperare dopo un workout. Alcuni, ben il 18%, non lo praticano affatto. E anche quando viene praticato, spesso è rapido e marginale: oltre un terzo (35%) vi dedica meno di dieci minuti. Numeri che evidenziano un gap culturale evidente: il recovery è ancora percepito come accessorio, quando in realtà è parte integrante dell’allenamento. Recuperare bene significa infatti allenarsi meglio, ridurre stress e infortuni, e migliorare complessivamente la qualità della vita.

Come supportate questa necessità? 

In Virgin Active supportiamo il recupero con le Recovery Zone, introdotte progressivamente in tutti i nostri Club. Sono spazi pensati per il recupero muscolare e il rilassamento, progettati per essere semplici, guidati e accessibili a tutti. Qui le persone trovano strumenti specifici: lettini massaggianti per sciogliere le tensioni, dispositivi di compressione dinamica per stimolare circolazione e drenaggio, attrezzi dedicati al rilascio miofasciale e al miglioramento della mobilità. L’obiettivo è rendere il recovery una pratica concreta, immediata e integrata nella routine, anche per chi ha poco tempo.


Uno dei club Virgin Active

In un mondo saturo di consigli, trend e “guru”, come si costruisce una cultura del benessere credibile?

Si costruisce con responsabilità e chiarezza. Oggi il rischio del fake wellness è reale: promesse rapide, soluzioni estreme, scorciatoie che spesso fanno più danni che benefici. Serve un approccio più trasparente e meno ideologico, basato su evidenze ma anche sostenibile nella vita reale. Noi crediamo in un benessere informato, scientificamente fondato, ma anche umano: un approccio che non giudica, non estremizza e non impone modelli irrealistici. Il Social Wellness Club nasce proprio per questo, offrendo luoghi ed esperienze che aiutano le persone a fare scelte migliori, con continuità.

Con app, home fitness e AI trainer, la palestra rischia di diventare superflua o diventerà ancora più centrale?

Lo spazio fisico diventa ancora più importante, ma cambia funzione. Non è più solo il luogo dell’allenamento, ma dell’esperienza. Le persone cercano relazione, guida, motivazione.
In un mondo sempre più digitale, il valore del fitness diventa anche profondamente umano.
La tecnologia può supportare, ma non sostituisce la dimensione sociale e umana del fitness.


Guardando alle abitudini dei soci Virgin Active, qual è oggi l’allenamento più scelto?

Senza dubbio il Reformer Pilates. È diventata la nostra punta di diamante, costantemente sold out nei nostri Club, nonostante l’ampia offerta di classi. Questo successo racconta un cambiamento preciso: le persone cercano allenamenti efficaci ma meno aggressivi, più consapevoli e sostenibili nel tempo. È il segnale di una nuova estetica del fitness: meno impatto, più controllo. In generale, tutte le discipline Balance stanno crescendo trasversalmente: più del 40% degli under 26 le sceglie regolarmente, ma sono amate anche dai soci più senior. Il fitness oggi non è più solo performance, ma capacità di gestire il proprio corpo nel lungo periodo.

Se dovessi dire la cosa più importante che oggi le persone sbagliano quando si allenano, quale sarebbe?

L’errore più grande è pensare che di più significhi meglio. In realtà, senza recupero e senza ascolto del corpo, più allenamento significa solo più stress. Il vero progresso oggi nasce dall’equilibrio, non dall’eccesso. Allenarsi è solo metà del lavoro: l’altra metà è recuperare. Ed è proprio lì che oggi si gioca la differenza.