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Accendete i motori: è tornato The Grand Tour

di Andrea Giordano - 23 Dicembre 2020

Lo show più spericolato del mondo televisivo ritorna in un speciale nuovo di zecca: “The Grand Tour presents: A Massive Hunt” su Amazon Prime Video. Un viaggio nello splendido scenario del Madagascar, accompagnato dai protagonisti di sempre, Jeremy Clarkson, Richard Hammond e James May.

Lupi di mare, o di strada, spericolati al punto giusto tanto da farci venire voglia di viaggiare insieme a loro. Dopo le avventure acquatiche viste nello speciale tra Cambogia e Vietnam, torna il trio formato da Jeremy Clarkson, Richard Hammond, “Hamster” per gli appassionati, e James May, presentatori del format più “pazzo” sul fronte motori, The Grand Tour.

Un’amicizia ventennale nata all’interno di uno dei prodotti televisivi simbolo e d’esportazione, Top Gear, che una volta finito li ha portati ad altre nuove sfide. Quattro stagioni, partite nel 2016, più diversi speciali, dalla California al Sudafrica, dalla Lapponia alla Namibia, nell’amata patria Inghilterra, alla scoperta, all’attacco, di luoghi mozzafiato ed unici, ma soprattutto al volante di bolidi sempre diversi, Lamborghini, Ford Mustang, Aston Martin Vintage, Nissan, Mercedes. Semplicemente geniali, bonariamente “pazzi” nell’essere però precursori di un modo di spingere l’intrattenimento rendendolo straordinario, così da mietere seguaci in ogni parte del mondo. Fan amanti della velocità impervia, che ora si ritrovano con loro sulle quattro ruote (e su Amazon Prime Video) per l’ultima impresa, 'The Grand Tour presents: A Massive Hunt': a bordo di tre auto sportive arrivano alle isole di Réunion, nell’Oceano Indiano, lanciandosi a gran velocità sul tratto di asfalto più costoso del mondo, costruito proprio sul mare. Qualcosa di bizzarro, voluto da un certo Mr. Wilman, che li spinge oltre, per giungere, poi, fino in Madagascar, affrontando l’ennesima missione, guidando alcune tra le auto più modificate che abbiano mai costruito.

«Dietro a questi spettacoli - ci racconta Richard Hammond - c’è soprattutto un team e una preparazione incredibile. Non è un segreto: la verità, l’onesta di ciò che lo spettatore vede, parte proprio da chi si assicura che tutto funzioni al meglio e dalla ricerca delle location. Quando pensiamo a un viaggio, sappiamo che sarà impegnativo, avventuroso, ma ci piace il processo creativo, vogliamo emerga la spontaneità, questa è la vera forza dello show. Adoro da sempre tutto ciò che parla di sopravvivenza, rischio, in fondo ci fa tornare ragazzini, ai nostri desideri e sogni, solo che qui possiamo realizzarli, siamo fortunati a poterlo fare».

«Non importa se avvengono degli imprevisti sul percorso, il bello sta proprio lì: puoi trovarti alle 4 del mattino, cercando di riparare di nuovo la macchina tra le rovine o in mezzo a una strada di fango, e riderci sopra. Quando ci si mette a nudo l’avventura allora diventa reale, fuori da ogni logica, emerge quel lato eroico, d’improvvisazione, che ognuno di noi possiede. Il mondo ha da offrire luoghi straordinari da esplorare, e quegli stessi luoghi sono lì, non scappano quindi finché potremo, e la gente vorrà, continueremo ad andarci. Grand Tour è sapersi anche adattare, ma è soprattutto una bellissima, folle, fuga dalla routine».

«Le auto sono qualcosa ormai universale, ci dice Jeremy Clarkson. Qualunque cosa piaccia, o modello, sia che uno viva nel Regno Unito, nel Borneo, o in Cile, chiunque rimarrebbe stupito, incredulo, guardando ciò che abbiamo realizzato. Lo amerebbe, anzi direbbe: “non è possibile, come hanno fatto, e invece..siamo riusciti a guidare ad esempio una Bentley Continental su una delle vie maggiormente complesse di questo pianeta. Ci riteniamo fortunati a poter prendere parte a delle avventure del genere, lo dobbiamo all’evoluzione della televisione, alla capacità di arrivare dovunque ora, tramite la piattaforma, eravamo come dire al posto giusto nel momento giusto. Qui l’ingegneria e la tecnologia vengono messe a dura prova, eppure non c’è mai stato pericolo, quello si trova altrove. Nel nuovo Grand Tour siamo stati in fondo pure un po’ romantici, questa volta, è davvero una lettera d’amore nei confronti del Madagascar»

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