883, la seconda vita di Max e Mauro: Giuggioli e Nuzzolo raccontano Nord Sud Ovest Est
Il successo, le aspettative, la paura di sentirsi arrivati: i due attori raccontano il ritorno nei panni di Max Pezzali e Mauro Repetto e la seconda stagione della serie sugli 883, quella che dal 9 ottobre su Sky racconterà la fine del duo
Dove eravamo rimasti? Ah, sì. Nel mondo reale era l’ottobre del 2024, ma nella storia raccontata da Sydney Sibilia in “Hanno ucciso l’Uomo Ragno - La leggendaria storia degli 883” era la fine del 1992. Gli 883 avevano conquistato le classifiche con l’album d’esordio “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” e Max Pezzali e Mauro Repetto, interpretati rispettivamente da Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli, si trovavano di fronte alla sfida più difficile: come sopravvivere al successo e, soprattutto, come bissare quello che sembrava un irripetibile colpo di fortuna. “Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883”, dal 9 ottobre su Sky (e in streaming su Now), riparte da lì. Pezzali e Repetto sono all’apice del successo. Il nuovo album “Nord Sud Ovest Est” è pronto a fare la storia: arrivano nuovi amori, concerti leggendari, il mitico Jolly Blu e persino l’America. Ma nel momento in cui tutto sembra possibile, niente appare più semplice come prima. Ne abbiamo parlato con i due attori che interpretano i protagonisti.
La prima stagione vi ha portato una grande popolarità, proprio come succede a Max e Mauro nel 1993. Vi siete ritrovati, almeno in parte, dentro la stessa situazione dei vostri personaggi, ovvero passare da ragazzi conosciuti a persone improvvisamente riconoscibili da tutti?
M: «Sì, anche se poi nel quotidiano cambiamenti sostanziali non ce ne sono stati. A differenza dei veri Max e Mauro, possiamo camminare tranquillamente per strada senza essere placcati dai fan (ride). La cosa bella, dopo l’uscita della prima stagione e il grande successo che ha avuto, è stata realizzare che la gente non solo l’aveva vista, ma ne stava parlando».
E: «Il successo della serie ha rappresentato per entrambi un incoraggiamento. Ci ha aperto delle porte a livello professionale (Giuggioli nel 2025 ha vinto il David di Donatello come Rivelazione Italiana e il Nastro d’argento come Rivelazione dell’anno, lo scorso marzo ha esordito a teatro con lo spettacolo teatrale da lui co-diretto insieme a Emanuele Rampi “Destinatario sconosciuto” e a fine anno arriverà al cinema con “Figli perduti di Lorenzo Maria Chierici; Nuzzolo ha recitato nella serie “Mike” di Giuseppe Bonito e nel film “Il dio dell’amore” di Francesco Lagi, ndA). Ma non ci sentiamo arrivati».
Cosa ha funzionato della prima stagione?
E: «La carta vincente è stata il fatto che non fosse solo una serie sugli 883, ma la storia di due ragazzi che danno tutto per raggiungere il loro sogno».
M: «Un po’ come noi quando abbiamo iniziato a girarla».
Max e Mauro all'inizio di questa nuova stagione hanno ottenuto esattamente quello che volevano. Eppure è proprio lì che iniziano i problemi. Cosa succede quando il sogno si realizza e devi capire cosa farne? È una domanda che vi siete posti anche voi dopo il successo della prima stagione?
M: «Sì. Per quanto mi riguarda, questo non è un lavoro che va fatto per l’hype, per i numeri, per il successo. Lo vivo in maniera artigianale. Recito a prescindere dai risultati. Può cambiare il contenitore: la tv, il cinema, il teatro. Ma l’atto rimane sempre lo stesso».
E: «La motivazione deve arrivare da altre parti, non dal successo. Le aspettative possono spaventarti. Evitarle non è semplice. Io mi ripeto sempre: “Il mio compito è fare il mio lavoro al meglio, a prescindere da quello che si aspettano le persone da me”».
Nel 1993 la tv, Non è la Rai, la moda, l'America raccontano un mondo pop che sembra improvvisamente spalancarsi davanti a Max e Mauro. Per voi, quali sono state le vere icone di quel periodo e qual è quella che vi ha fatto più effetto ritrovare sul set?
M: «Nutro una venerazione nei confronti di Fiorello. Un genio vero. Un mattatore: carismatico, trascinatore».
E: «Condivido. Peraltro la somiglianza tra il vero Fiorello e l’attore che lo interpreta nella serie, Carlo Palmieri, in questa seconda stagione è ancora più impressionante che nella prima, con l’iconico codino dei tempi di Karaoke».
Ma secondo voi gli 883 sono stati percepiti dai loro contemporanei davvero come un mito oppure il fenomeno è stato mitizzato successivamente, a posteriori?
E: «Non saprei. Sydney Sibilia, che ha vissuto in prima persona l’epopea degli 883, ci ha detto che quando uscì “Nord Sud Ovest Est”, il disco di “Sei un mito”, “Come mai”, “Rotta x casa di Dio”, la percezione che si aveva di loro in Italia era quella di un fenomeno pop totale. Un po’ come i Beatles, ma nell’Italia degli Anni ’90».
M: «Di sicuro c’è che anche la separazione ha contribuito a farli diventare delle leggende».
Max e Mauro in questa seconda stagione scoprono di avere due idee diverse del futuro: Mauro vuole andare sempre più lontano, Max cerca invece di capire chi è diventato. Vi riconoscete di più nell'irrequietezza di Mauro o nella necessità di Max di fermarsi e capire?
E: «Un mix dei due approcci alla vita. Anche se forse caratterialmente tendo più verso Max».
M: «La cosa bella di Max è che era profondamente ancorato al bisogno di esprimersi attraverso un linguaggio preciso: la scrittura delle canzoni. Quello era il suo linguaggio, l’unico modo attraverso il quale sapeva comunicare. È esattamente come io vivo la recitazione. In questo mi sento vicino a lui».
Matteo, Mauro sembra non riuscire mai a sentirsi arrivato: Pavia non basta, Milano non basta, l'Italia non basta. È ambizione o incapacità di fermarsi?
M: «Non saprei. Di sicuro ha a che fare con il non riuscire a sentirsi mai abbastanza. A differenza di Max, Mauro non aveva un’ancora. E quella cosa ti fa sentire perso. Il viaggio di Mauro dopo l’addio agli 883, quando va negli Usa, è un viaggio alla ricerca di sé stesso. Un gesto forte e coraggioso, lasciare tutto al momento di massimo successo».
Il tuo posto sicuro qual è, Matteo?
M: «La recitazione. Il mio lavoro. Negli ultimi tempi, peraltro, ho affiancato alla recitazione anche la passione per la scrittura. Scrivo tanto: copioni, poesie, appunti. Spesso mi sembra di andare nella direzione di un film o di un corto».
E il tuo, Elia?
E: «Anche per me è la recitazione, quello che mi piace fare».
Vi sentite fortunati rispetto a molti ragazzi della vostra generazione ad aver avuto una folgorazione, un posto sicuro?
E: «Assolutamente. La nostra è una generazione che non sa neppure cosa ne sarà del futuro. Capire presto cosa ti piace fare è una salvezza. Ti permette di avere una direzione. Poi, ovvio, nella vita può succedere di tutto. Ma avere una stella polare ti aiuta a orientarti, a non perderti».
M: «Vale lo stesso per me. Avere un posto sicuro è qualcosa che mi fa sentire bene».
Matteo, durante le riprese della prima stagione Repetto si era tenuto distante dal progetto. Stavolta lo hai incontrato?
M: «Sì. Ed è stato illuminante parlare con lui. Ci tengo però a dire che non gli ho chiesto di incontrarlo con l’obiettivo di intervistarlo sui motivi che lo hanno spinto a lasciare gli 883. Volevo semplicemente bere una birra con una persona che per ovvi motivi mi interessava conoscere e di cui mi incuriosiva scoprire il punto di vista».
Elia: Max invece è tornato sul set?
E: «Sì, più volte. Ci ha raccontato tanti aneddoti sul periodo di “Nord Sud Ovest Est” ed è stato molto presente, come del resto anche nella prima stagione, quando si presentò con la sua Harley Davidson alle riprese a Pavia, mettendosi a cantare con noi (nella colonna sonora di “Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883” c’è il suo nuovo singolo, “Le ali”, ndA)».
La serie si conclude con Mauro in aereo che realizza qual è la sua prossima montagna da scalare: andare negli Usa a cercare di lavorare come sceneggiatore. Voi avete capito qual è la vostra prossima montagna da scalare?
M: «Per me sono io la montagna da scalare: il rapporto che ho con il riflesso nello specchio. Voglio arrivare a un punto in cui mi dico: “Sono a posto con me stesso”».
E: «Continuare a fare questo lavoro al meglio, studiando e migliorandomi sempre, contribuendo a progetti di qualità».