Alexander Zverev: «Sacrifici senza fine ma ne vale la pena»

Alexander Zverev: «Sacrifici senza fine ma ne vale la pena»

In cima alle classifiche ci è arrivato con quotidiana pazienza e disciplina. Come dice il tennista tedesco: «Il lavoro duro paga, se non ottieni subito il risultato, una ragione c’è»

di Cristina Marinoni

Alexander “Sascha” Zverev si fa perdonare subito qualche minuto di ritardo con l’aplomb e i suoi modi da galantuomo. Mentre si scusa e sorride, racconta che si stava allenando – ci raggiunge in tenuta tecnica – e poi, siccome voleva essere presentabile (quando mai non lo sarebbe?), si è ritagliato il tempo per una doccia. Nessun problema: torniamo in perfetto orario dopo il grooming, praticamente istantaneo: basta raccogliere i capelli lunghi («per una scommessa persa a fine 2022, non ho idea di quando li taglierò») in un bun, il suo marchio di fabbrica in campo.

Siamo a Montecarlo, dove abita, è pomeriggio presto: lo shoot comincia a bordo piscina del Monte- Carlo Beach, il favoloso resort affacciato sulla baia più chic della Costa Azzurra, e termina sugli scogli baciati dal sole un paio d’ore più tardi. «Non è il mio primo servizio fotografico, me ne capitano diversi ogni anno», dice il campione tedesco senza tracce di vanterie. L’esperienza si vede, eccome: altissimo (198 cm), flessuoso come un giunco si muove disinvolto nonostante i tanti occhi incollati addosso. Toglie la T-shirt al momento giusto, trova la posa migliore con una semplice indicazione del fotografo. Nemmeno il vento lo disturba; se sembra fastidioso quando soffia forte, si rivela a sorpresa il complice impareggiabile dello scatto “wow”.

Alexander Zverev
Camicia e jeans Brunello Cucinelli

Numero uno del mondo Juniores nel 2013 e dentro i 100 della classifica ATP nel 2015 a 18 anni, Sascha Zverev a giugno ha conquistato il Roland Garros (contro Flavio Cobolli, cinque set distillati in oltre quattro ore di battaglia). Al suo palmarès notevole – tra i successi più prestigiosi, sette Masters 1000, due ATP Finals e un oro olimpico a Tokyo 2020 (divide il primato tedesco ai Giochi con Steffi Graf) – mancava un titolo del Grande Slam.

E oggi, dopo la vittoria agli US Open, a settembre, sono già due. I trionfi scatenano in lui gioia e soddisfazione, ma rivelano anche maturità e consapevolezza rare per un 29enne: «Il mio sport mi insegna ogni giorno la pazienza, ne serve molta. Il lavoro duro paga; se non ottieni subito il risultato, una ragione c’è. I sacrifici non si contano quando punti a diventare il migliore, però ne vale la pena; penso in particolare a quello che mi sono perso da ragazzo: per restare concentrato sull’obiettivo ho dovuto dire “no” a tante esperienze nuove, agli amici, alle piccole cose quotidiane che però sono speciali».

Alexander Zverev
Polo, pantaloni e occhiali da sole Brunello Cucinelli

Dai genitori ex giocatori (papà Alexandr è suo coach) al fratello (Miša, maggiore di dieci anni), il tennis secondo il più piccolo della famiglia non passa attraverso il DNA: «Sì, ho buoni geni sportivi, ma il livello dipende solo dalla dedizione», ribadisce.

Oggi è il secondo giocatore più forte del ranking alle spalle di Sinner: la finale spettacolare di Wimbledon ha confermato il suo grande talento – Jannik, che aveva faticato a sconfiggerlo, l’ha riempito di complimenti durante la premiazione – e gli ha fatto trovare piena fiducia nelle sue capacità, con cui può battere i top player. È la versione migliore di sé stesso: servizio fulminante sui 220 km orari, dritto potentissimo e doti atletiche fuori dal comune, la stella nata ad Amburgo sogna una carriera lunga come quella del suo idolo Roger Federer, che si è ritirato a 41 anni? «Certo, amo giocare i tornei, viaggiare, allenarmi, prepararmi in palestra, amo la vita sana. Sono ancora quel bambino che si divertiva da matti con la racchetta. I soldi, i trofei, li considero dei bonus».

Alexander Zverev
Cappotto Brunello Cucinelli

Un bambino con la volontà di ferro: non si è arreso neppure al diabete di tipo 1 scoperto a 4 anni, diventando un esempio straordinario di resilienza. «Ho sempre dovuto dedicare totale attenzione alla glicemia perché devo stare bene per giocare e la disciplina nel controllarla costantemente ha plasmato il mio approccio generale, non soltanto nei confronti del tennis. L’impegno non diminuisce nella mia fondazione (omonima, ndr): salvare ogni anno la vita a 1.200 bambini con la mia patologia nei Paesi in via di sviluppo, grazie a farmaci, attrezzature ospedaliere, medici e sensori di monitoraggio continuo che evitano le frequenti punture al dito, mi rende estremamente fiero».

Sascha il rigoroso si scoglie però quando parla dei suoi quattro cani – la bassottina Mischka è un fenomeno social (i follower di Zverev sono circa quattro milioni e mezzo) – che lo seguono ovunque nel circuito: «Sono i miei portafortuna. Non me ne separo mai, insieme alle catene che porto al collo». Più che gioielli, tracce raffinate di un carattere discreto che cerca la sobrietà, anche nel look: «Non sono fan del baggy, prediligo completi scuri abbinati a scarpe classiche. Il mio gusto si rispecchia nello stile di Brunello Cucinelli: è un piacere indossare i suoi pezzi sartoriali. L’eleganza è una questione di proporzioni perfette: se c’è una cosa che proprio non sopporto è un capo oversize».

Nella foto d'apertura Alexander Zverev indossa maglia Brunello Cucinelli. Photos by Alessandro Burzigotti, styling by Edoardo Caniglia. Grooming: Manuel Ian Farro @Interlude Project. Fashion contributor: Valentina Volpe. Styling assistant: Jacopo Ungarelli. Production: Interlude Project. Location: Monte-Carlo Beach.