Enea Bastianini: «La leggerezza non si disimpara»

Enea Bastianini: «La leggerezza non si disimpara»

Dalle vittorie con Gresini al difficile passaggio in KTM: Enea Bastianini racconta la pressione, il rapporto con la paura, la crescita e quella spensieratezza che, nonostante tutto, è rimasta la sua cifra. «Fare quello che ti piace ogni giorno è un lusso che in pochi possono permettersi»

di Paolo Briscese

C'è una parola che torna quando Enea Bastianini parla di sé: leggerezza. È quella che lo accompagnava nel 2022, quando con Gresini sembrava capace di vincere e sorpassare senza lasciarsi schiacciare dalla pressione. Un modo di stare in pista che, a distanza di anni, non sente di avere perso. «Nel 2022 mi sentivo bene e mi trovavo bene. Quella leggerezza esiste ancora! Non si disimpara», racconta. Le responsabilità aumentano, le moto cambiano e all'istinto bisogna affiancare una parte più razionale. «Esistono però alcune dinamiche che, alle volte, fanno emergere il lato più razionale, quello che deve studiare, insomma».

Photo courtesy by Police

È una consapevolezza maturata anche attraverso gli anni più difficili. Dopo le vittorie con Ducati è arrivato il periodo complicato in KTM, quando il livello che pretendeva da se stesso non sempre coincideva con quello che riusciva a esprimere. Bastianini, però, non guarda a quella fase come a una frattura. «Non succede niente. Se credi in te, sai benissimo che il percorso di uno sportivo è fatto così».

È una convinzione che va oltre le corse: «Credo che sia proprio la vita stessa a essere così». Ci sono percorsi da seguire, scelte da fare e risultati che non sempre sono visibili dall'esterno. «Anche se non mi sono espresso come in passato, sono cresciuto comunque tanto e ho avuto le mie soddisfazioni. Quindi sono contento del mio percorso». È una prospettiva che ritorna anche quando si parla di paura.

«In pista non ho paura», racconta. Poi sorride all'idea che possa sembrare il contrario: «Visto che me lo chiedete in tanti, deve fare più paura da fuori che da dentro il mio lavoro… che poi lavoro non è». Bastianini non riesce ancora a considerare quello che fa semplicemente un mestiere. «Non riesco ancora oggi a identificare quello che faccio come "lavoro": fa semplicemente parte di me», sorride.

Fuori dalla pista, invece, il discorso cambia. «Le paure della vita le ho come tutti. Ma più che paure mie, le ho nei confronti delle persone che per me sono care». La parte più difficile è riuscire a coltivare quella voglia di arrivare e, allo stesso tempo, quella spensieratezza che devi avere in pista.

Un equilibrio che riconosce soprattutto nei piloti più giovani. «Dico sempre che la Moto3 è quasi più spettacolare della MotoGP». I piloti sono più piccoli, fanno «cose da pazzi in pista» e lo fanno perché vogliono arrivare dove è arrivato lui. «Hanno un modo di ragionare in pista che magari, andando avanti nelle categorie, si perde», racconta.

Enea Bastianini nella pit lane di MotorLand Aragón durante il GP d’Aragona

Ogni moto richiede qualcosa di diverso, ma senza cancellare ciò che rende un pilota riconoscibile. «È impossibile, non si può cambiare a seconda della moto che scegli. Studi per imparare una versione diversa di te, ma la tua guida, la tua indole, i tuoi tratti distintivi rimangono quelli». Cambiare significa aggiungere qualcosa senza perdere la propria identità. «Ti serve per crescere e per imparare cose nuove. Serve tutto, in questo sport».

L'immagine pubblica, invece, sembra interessargli poco. Il paddock è sempre più vicino alla moda, all'intrattenimento e ai social, ma lui non sembra interessato a costruire qualcosa di diverso da ciò che è sempre stato. «Sinceramente sono poco attento a questo punto». Quando è in pista il pensiero rimane fisso e il contorno occupa poco spazio.

Per lui, il rapporto con il pubblico passa dalla possibilità di mostrarsi senza costruzioni. «Credo che uno sportivo debba rimanere tale e che alla gente piaccia lo sportivo che rimane così. La gente vuole vedere chi sei e le piace quasi scovarlo, venendo alle gare o incontrandoti in giro». All'estero questa sensazione gli sembra persino più forte: «La gente vuole scoprirti». Una distanza che non significa chiusura, ma un modo preciso di stare dentro questo sport.

Enea Bastianini durante la hero walk del GP d’Aragona

Considera invece positivo il fatto che lo sport si apra a un pubblico sempre più ampio. «Sono contento che anche la MotoGP si avvicini a questo mondo social perché è uno sport meraviglioso ed è importante che arrivi a più gente possibile».

Poi c'è Misano. Il vero GP di casa, davanti a persone che lo hanno visto crescere. «Per me Misano è il vero GP di casa». C'è anche San Marino, che in occasione del GP gli organizza sempre tante cose, compresa quest'anno una locandina che Bastianini ricorda con un sorriso: «Mi ha fatto una locandina bellissima…». Ma quando arriva il momento della gara, tutto torna alla dimensione più essenziale. «A Misano abbasso la visiera e sento tutte le persone, corro per loro». A quel punto resta solo la gara.

«Non direi propriamente che non si stacca mai, perché ogni cosa fa parte di te. Come alzarsi la mattina e aprire gli occhi… Per me tutto quello che riguarda il mio sport è la mia quotidianità».

Quando torna a casa, il risultato rimane al suo posto. «Non penso alla pista, al risultato in sé. Sia che vada bene o male, continuo la mia vita e quindi continuo ad allenarmi e a fare del mio meglio». La pressione, dice, non la sente particolarmente. «Sono sempre molto tranquillo e mi vivo le cose serenamente».

Qualche soddisfazione in più, certo, ma la vita non è cambiata. E allora, tolte le moto, le vittorie, le classifiche e i numeri, resta qualcosa di molto più personale. Non un trofeo o un risultato, ma la possibilità di vivere secondo le proprie inclinazioni. «Fare quello che ti piace ogni giorno è un lusso che in pochi possono permettersi». Anche la fatica assume così un significato diverso. «Anche quando è faticoso, è comunque bello e poi ti permette di conoscerti veramente». Attraverso quello che fa, Bastianini ha imparato a conoscersi.

Enea Bastianini durante le qualifiche del GP di Gran Bretagna a Silverstone

«Credo che al giorno d'oggi pochi si conoscano per davvero». Guardando indietro, al Bastianini che aveva appena iniziato la sua carriera in MotoGP, riconosce soprattutto una caratteristica: è sempre stato impulsivo. «Da quando ero bambino, da sempre». A cambiare è stato il modo di gestire quell'impulsività.

Diventare un pilota completo significa anche imparare a leggere ciò che accade, dentro e fuori dalla pista. «Fare questo sport ad alti livelli ti impone anche di studiare tanto e in questi anni ho imparato a farlo davvero!». E ride. Forse è proprio qui che si trova il Bastianini di oggi: è cambiato il modo di gestire se stesso, non la sua natura. Ha imparato a conoscersi, a riflettere, ad adattarsi. Senza perdere quella qualità con cui tutto era cominciato. La leggerezza. Quella, dice, non si disimpara.