La biblioteca più antica del mondo è in Italia (e quasi nessuno lo sa)
Non è ad Alessandria né in qualche monastero remoto: la biblioteca più antica del mondo ancora in attività si trova a Verona, e custodisce oltre quindici secoli di storia scritta
Sapevi che nel centro storico di Verona, proprio all’ombra del Duomo, si trova un luogo che racconta la storia della cultura europea meglio di molti musei? Un luogo che custodisce oltre 1.500 anni di sapere scritto. È la Biblioteca Capitolare di Verona, considerata da molti studiosi la biblioteca più antica del mondo ancora in attività. Un primato sorprendentemente poco noto, eppure qui, tra manoscritti medievali e incunaboli, si respira ancora l’eco del 517 dopo Cristo. Un’istituzione che attraversa quasi quindici secoli di storia, nata quando l’Impero romano era ormai tramontato e l’Europa muoveva i primi passi nel Medioevo.
Dal Medioevo a oggi: storia della Biblioteca Capitolare di Verona
Torniamo indietro nel tempo. Tutto inizia infatti nell’Alto Medioevo, quando la nascente Chiesa veronese sentiva il bisogno di formare i propri sacerdoti. Serviva dunqye un luogo dove copiare i testi sacri, studiarli e conservarli. Nasce così uno scriptorium, un laboratorio di scrittura annesso alla scuola canonicale. La prova concreta dell’esistenza di questo centro di produzione libraria arriva dal 517 d.C.. In quell’anno un sacerdote copista di nome Ursicino decise di firmare e datare il manoscritto che stava trascrivendo. Un gesto rarissimo per l’epoca, che oggi ci permette di datare con certezza l’attività di questa biblioteca e sapere che era già attiva 1.500 anni fa.

Nei secoli successivi la collezione crebbe fino a trasformarsi in un vero centro di studio. Nell’IX secolo l’arcidiacono Pacifico, uomo di cultura e visione, trasforma lo scriptorium in una vera e propria fabbrica del sapere. L’epigrafe che ancora oggi lo ricorda sul Duomo di Verona gli attribuisce la produzione di ben 218 volumi. Un numero impressionante, se pensiamo che all’epoca possedere settanta codici significava già avere una biblioteca ricchissima.
Con il passare dei secoli la Biblioteca Capitolare diventò un punto di riferimento per studiosi, canonici e viaggiatori in cerca di testi rari. Tra i suoi lettori più illustri figurano anche Dante Alighieri e Francesco Petrarca.
Cosa custodisce la Capitolare?
La lista è talmente preziosa da far venire le palpitazioni a qualsiasi storico. Oltre 1.200 manoscritti medievali, tra cui l’Indovinello Veronese, risalente all’VIII-IX secolo, considerato uno dei primi documenti in volgare italiano. Scoperto solo nel 1924, è un breve testo scritto a margine di un codice spagnolo che racconta, in forma di indovinello, l’atto dello scrivere. Un pezzo di storia della nostra lingua.
C’è poi una delle testimonianze più importanti e rare delle Institutiones di Gaio, fondamentale testo di giurisprudenza romana del II secolo. E ancora il De Civitate Dei di Sant’Agostino, uno dei più antichi manoscritti esistenti dell’opera. E poi il celebre Codice di Ursicino, i Vangeli di San Marco e migliaia di altri codici miniati, incunaboli e cinquecentine.

Sopravvissuta a tutto, anche ai bombardamenti
Se oggi possiamo ancora ammirare questi tesori, è grazie a una storia di resilienza quasi miracolosa. La Biblioteca Capitolare ha dovuto affrontare invasioni e saccheggi, la peste del 1630, le spoliazioni napoleoniche, l’alluvione dell’Adige del 1882 e i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Proprio quest’ultimo fu il colpo più duro. Il 4 gennaio 1945, una bomba alleata distrusse il salone monumentale della biblioteca. Ma il bibliotecario di allora, Giuseppe Turrini, aveva avuto l’intuizione di mettere in salvo i manoscritti più preziosi nei mesi precedenti. Quando la polvere si posò, il patrimonio era salvo. E già nel 1948, il salone era stato ricostruito identico a prima, riaperto al pubblico.
La Biblioteca Capitolare arriva a noi oggi come un simbolo. La dimostrazione che la cultura può attraversare i secoli e sopravvivere a guerre, alluvioni e dimenticanze. È un filo diretto che lega la nostra contemporaneità ai monaci amanuensi, a Dante, a Petrarca, a Ursicino. Un luogo che ogni italiano dovrebbe conoscere e, se possibile, visitare. Perché a volte la storia più antica del mondo si trova nascosta a due passi da casa.