Marilyn Monroe, le foto più intime che quasi nessuno ha mai visto
La diva più iconica di sempre nasceva 100 anni fa. «Era così bella, era fatta per la macchina fotografica». Uno stuolo di obiettivi a rincorrerla, migliaia gli scatti che la immortalano. Questi, forse, non li avete ancora visti
Di una bellezza così esplosiva, percorsa da una fragilità disarmante. Il 1° giugno 1926, 100 anni fa, nasceva Marilyn Monroe, la diva più iconica di sempre, lungo ogni latitudine, attraverso le epoche. L’immagine che subito viene alla mente? Con l’abito bianco sollevato dallo sbuffo d’aria della grata della metropolitana, MM a contener i volteggi di stoffa in un sorriso civettuolo. Ma no, negli scatti che vi proponiamo qui Marilyn è come non siamo abituati vederla, in foto più intime. È in un’audizione intenta a compilare moduli, a casa immersa nella lettura, riflessiva sul terrazzo di un hotel a guardar New York dall’alto. La riviviamo in queste fotografie senza tempo, ripercorrendo il suo mito.

Marilyn Monroe, fatta per essere fotografata
«Era così attraente, così bella, era fatta per la macchina fotografica. Era stata creata per essere un soggetto, un soggetto meraviglioso», ha detto di lei Bob Henriques, fotografo di Magnum Photos e Life Magazine che, all’inizio della sua carriera, ritrasse Marilyn Monroe quando era già una stella da copertine. «Oh, non potevi resisterle. Era sempre nei pensieri di tutti. Quindi le ho scattato un sacco di foto».
Appena ventiquattrenne, iniziò lavorare con lei sul set di Quando la moglie è in vacanza (1955), uno dei film più riusciti di Marilyn, quello della celebre gonna svolazzante. Fu anche il film che le costò il matrimonio con il gelosissimo Joe DiMaggio, infastidito e furente proprio per quella scena leggendaria.

Ma la diva infelice ci teneva troppo ad allontanarsi dallo stereotipo della biondina svampita e dai suoi ruoli precedenti, e a essere apprezzata, oltre che per l’avvenenza, per le sue capacità attoriali. Aveva Billy Wilder come regista ed era il suo viatico verso un’impronta più autoriale.
«Era così perfetta», ricordava in un’intervista Henriques. «Aveva quel magnetismo capace di attrarre uomini di tutte le età, celebrità, brizzolati, di potere».

Il rapporto di Marilyn con l’obiettivo
Marilyn Monroe veniva fotografata ossessivamente. «Era perseguitata incessantemente da telecamere, giornalisti, uomini potenti, magnati degli studios, fan e parassiti», ne ha scritto in un interessante articolo il New Yorker.
Nel 1952, quando era una stella nascente con un fresco contratto con la 20th Century Fox, riceveva diverse migliaia di lettere alla settimana. Eppure Hollywood era pieno di bellezze. Ma lei aveva qualcosa di più raro. Nei migliori ritratti, sembra quasi voler squarciare l’inquadratura, è così viva e fremente ben oltre la fissità di un’immagine.
Burt Glinn, un altro fotografo che ebbe la fortuna di immortalarla in diverse feste negli anni Cinquanta, affermò: «Non aveva struttura ossea: il viso era piatto come un piatto polacco. Non era fotogenica nel senso comune del termine, i lineamenti non erano memorabili o speciali; quello che aveva era la capacità di proiettarsi all’esterno».
Marilyn sapeva come muoversi verso l’obiettivo, come inclinare il collo e temprare sguardo ed espressione, comprendeva la luce e le sfumature di ogni inquadratura. Il suo non era un mettersi in posa: era emanare luce oltre l’obiettivo.

La verità pulsante di Marilyn in ogni foto
Bert Stern, celebre fotografo di moda, scattò 1200 foto per il libro e il servizio The Last Sitting, nel 1962, poche settimane prima della morte di MM. «Mi stavo preparando all’arrivo di Marilyn come un amante, eppure ero lì per scattare fotografie», raccontò poi. «Avevo fotografato molte donne, e Marilyn era la migliore. Si muoveva verso un’idea, io la vedevo, la bloccavo rapidamente, scattavo e i miei flash luccicavano come un lampo».
Come ha notato la testata brasiliana MiscelAna, la solo agenzia fotografica Getty oggi cataloga quasi 13.000 foto di Marilyn. In molti di questi scatti, lei guarda la camera, ammiccante, eppure sempre vibrante di una verità speciale. MM era molto attenta all’immagine: approvava i negativi, scartava le immagini che non la rappresentavano per com’era davvero, con un istinto incredibile.
«Il suo braccio era alzato, come a salutare», sono ancora le parole di Stern. «Ho visto quello che volevo, ho premuto il pulsante, ed era mia. È stata l’ultima foto».



