Gli Oasis arrivano a Venezia: perché il documentario è già un evento
Il Lido si trasformerà in un tripudio da stadio per i turbolenti fratelli Gallagher, protagonisti di un film che ripercorre il clamoroso armistizio. Con la scommessa di riscrivere la loro storia
Irosi, imprevedibili, iconici. I fratelli Noel e Liam Gallagher fanno, disfanno e rifanno. E hanno promesso di esserci al Lido: la Mostra del cinema di Venezia 2026 sta per trasformarsi in un tripudio da stadio. Debutta al festival lagunare il documentario Oasis: Don’t look back in anger che racconta la loro incredibile reunion e il tour che l’ha celebrata, 17 anni dopo la rottura. «Abbiamo l’occasione di cambiare la narrazione della band», le parole di Noel che risuonano nel film. Ed è un evento nell’evento.
L'armistizio Gallagher in un film
«Le armi hanno taciuto. I pianeti si sono allineati. La lunga attesa è finita. Venite a vedere. Non sarà trasmesso in tv». Era l’agosto 2024 quando i fratelli litigiosi annunciavano così il loro armistizio e lo straordinario tour della rappacificazione degli Oasis. Ora Oasis: Don’t look back in anger lo racconta.
E la narrazione è in buonissime mani: orchestra come ideatore e sceneggiatore Steven Knight, dallo sguardo sensibile e ficcante, penna di Piccoli affari sporchi e La promessa di un assassino, regista del meraviglioso Locke. I produttori Magna Studios e Sony Music Vision hanno invece assoldato per dirigere il duo inglese Dylan Southern e Will Lovelace, uniti da una consolidata collaborazione creativa. Hanno già co-firmato i documentari musicali No distance left to run sui Blur, candidato ai Grammy, Shut up and play the hits su James Murphy, frontman degli LCD Soundsystem, e Meet me in the bathroom, dedicato alla scena musicale newyorkese dei primi anni 2000. Il direttore della fotografia è il cipriota Haris Zambarloukos di Mamma mia!, Thor e Belfast.
Il documentario, che ha la sua anteprima mondiale a Venezia fuori concorso, è un resoconto di “Oasis Live ’25”, la tournée trionfale di reunion, ma non solo. Cattura l’esperienza e le emozioni della band sul palco e dei fan in tutto il mondo, ma accede anche alle prove e al backstage e ci fa piombare dentro alla prima intervista congiunta di Noel e Liam, dopo più di 20 anni.
Oasis: Don’t look back in anger esplora il profondo impatto emotivo di quello che è stato un autentico fenomeno culturale globale, indagando il significato della musica degli Oasis per generazioni di fan.
Le tensioni, la paura e l’affetto
Nel 2009, dopo il litigio dietro le quinte del festival Rock en Seine a Parigi, Liam distrusse la mitica chitarra Gibson ES-355 rossa di Noel. Da lì a breve la scioccante separazione. «Con un po’ di tristezza e grande sollievo vi annuncio che stasera ho lasciato gli Oasis», comunicò allora Noel. «La gente scriverà e dirà quello che vorrà, ma sappiate che non potevo continuare a lavorare con Liam un giorno di più».
Ora nel trailer di Oasis: Don’t look back in anger risuonano le parole di un Noel ormai quasi sessantenne: «Proprio non mi ci vedo sul palco con Liam. Non voglio tornare indietro a quella tensione. Crollerà di nuovo tutto?». E dagli archivi “bellici” dei Gallagher, un giovane Noel: «Liam ha iniziato a vedersi come un genio pazzo, ma gli sfugge il concetto di genio.
«Il modo in cui è finita… inaccettabile. Non ci sono stato bene», e questa volta è Liam a parlare. «Sento come se stessi esorcizzando i demoni, tirando fuori tutto. Rabbia, pura rabbia».
Il maggiore dei Gallagher, in una sorta di riflessione a voce alta: «Avevo dimenticato cosa significa lui per la gente». E ancora: «Di sicuro non ero preparato alla grande dimostrazione di affetto». Il tour, da Cardiff a San Paolo in Brasile, ha contato 41 date, con i biglietti bruciati in un attimo e tantissimi ad aspettare di nuovo un ritorno degli Oasis. "Non voltarti indietro con rabbia".
Film originale Hulu, dopo Venezia il documentario Oasis: Don’t look back In anger uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 10 settembre, prima di arrivare in streaming su Disney+ entro la fine dell’anno.