Food

Marcel Ravin e l’orto più poetico del Mediterraneo

di Alessandro Turci - 28 Agosto 2020

Al Monte-Carlo Bay Hotel & Resort, lo chef stellato Marcel Ravin ha portato l’arte antica dell’orto caraibico creando un luogo della memoria, sospeso tra ricordi ed esclusiva bellezza.

Quando Marcel vuole rientrare in sé stesso, va nel suo orto. Fin qui nulla di speciale, se non fosse che l’orto è nel cuore chic di Monte-Carlo, e che Marcel è uno chef stellato. Dalla Martinica Marcel Ravin non ha portato solo talento e visione sincretistica in cucina, ha portato la cultura dell’orto caraibico. Di più: la memoria dell’orto, che è rammemorazione delle donne di famiglia, quelle che gli hanno insegnato a cucinare.

Passeggiando nell’elegante patio esterno, i clienti del magnifico Monte-Carlo Bay Hotel & Resort nemmeno si accorgono di costeggiare un orto; invece la parete verde alla loro destra altro non è che il lato est del potager più esclusivo, e più poetico perché inatteso, d’Europa. Marcel ci accompagna, chiedendo un coltello a uno dei suoi chef de partie, nell’ombra di questo piccolo regno di agricoltura squisitamente organica, dove il sole della Costa Azzurra culla primizie.

Certo l’orto è anche tradizione francese, e di rango: “l’orto imperfetto”, filosofico di Michel de Montaigne. Imperfetto nel senso di continuo divenire: qui nel Principato alcune varietà le ha introdotte direttamente Marcel dalla Martinica, altre (zucchine, cavolo, melanzane, pomodori) sono invece il dono del clima e del milieu monegasco che nonostante sia diventato negli anni l’emblema dell’architettura e delle super car da sogno, ha voluto sempre tenersi all’avanguardia dell’ecologia. Taglia con cura e assaggia Marcel, mentre racconta come la propria cucina nasca principalmente dal tatto e sia il principale segreto che ha appreso nella sua Martinica intima e matriarcale.

La prima stella Michelin l’ha conquistata qui, col Blue Bay, ma avendo la responsabilità di tutta la ristorazione del gruppo SBM, che tra ristoranti e brasserie, e una clientela abituata solo al meglio, equivale a viaggiare sulla Formula 1 del turismo d’élite. L’orto allora (uno più grande sorge poco distante da qui, a Roquebrune) assolve a una preziosa funzione psicologica e poetica. È ritorno alle origini, non fuga. Infatti le patate e i fiori caraibici dalla terra passano direttamente in cucina e vanno a formare gli snodi di un menu, quello ad esempio della brasserie estiva Las Brisas, che ha l’ampiezza dell’orizzonte, anche per l’impeccabile informalità bord de mer dove la brezza marina corteggia ed esalta i gusti e i colori dei piatti.

La Carta dei suoi ristoranti è raffinata e caleidoscopica, eppure può capitare che un habitué del Bay, lasciata la sua Ferrari (o forse la Citroën 2CV…), in ottime mani al Valet, entrando nel patio incroci proprio Marcel accanto al suo orto. Se gli chiedesse, un po’ come si fa in famiglia, una omelette alle verdure senza badare al menu, avrà la certezza di un piatto a km zero, ma con un savoir faire inimitabile. Monte-Carlo è Icona proprio perché non si è mai crogiolata sulla sua fortuna di nascita. La carriera di Marcel lo dimostra, coi piedi per terra, anzi, coi piedi nell’orto più bello che c’è: quello dell’infanzia e della memoria.

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