I migliori padiglioni ai Giardini della Biennale di Venezia 2026

I migliori padiglioni ai Giardini della Biennale di Venezia 2026

di Elena Bordignon

Abbiamo selezionato alcuni tra i più interessanti padiglioni della prossima Biennale d’arte, da vedere prima degli altri. Temi forti e audaci per sensibilizzare i nostri sensi con linguaggi sperimentali.

Il tema della Biennale d’arte a Venezia di quest’anno spazia su inclusività, condivisione e intreccio di esperienze. Dal titolo In Minor Keys, la Biennale si propone di instillare nei visitatori un ritmo lento per assaporare non solo le opere d’arte, ma la stessa esistenza. Per molti versi, le tematiche affrontate dai tanti padiglioni nazionali ospitati sia ai Giardini sia in molti luoghi di Venezia allargano il bacino tematico della mostra principale, per affrontare temi forti e coraggiosi. Nelle sedi sparse tra calli e fondamenta, palazzi storici e magazzini ristrutturati, le partecipazioni nazionali di quest’anno sono ben 99. Abbiamo selezionato 10 tra i più attesi padiglioni ai Giardini.

Padiglione della Danimarca – Maja Malou Lyse

Come scienza, finzione e pornografia confluiscono in un momento storico in cui immagini ed esseri umani diventano inscindibili: questo il tema denso che affronta il Padiglione della Danimarca. Protagonista del progetto l’artista Maja Malou Lyse (1993), con la mostra che prende il titolo dall’omonimo film di fantascienza del 1936, Things to Come. La mostra di Lyse si confronta con recenti ricerche scientifiche che evidenziano come l’esposizione a stimoli sessuali virtuali possa aumentare in modo misurabile la motilità degli spermatozoi. Questo risultato offre una prospettiva sorprendente su come il consumo di immagini non influenzi soltanto l’immaginazione o l’ideologia, ma intervenga nella sfera biologica.

Padiglione della Germania – Henrike Naumann e Sung Tieu

La mostra ospitata nel Padiglione tedesco presenta due artiste, Henrike Naumann (1986–2025) e Sung Tieu (1987). Il progetto espositivo, dal titolo Ruin, trasforma il Padiglione Germania in uno spazio in cui strutture fisiche e sociali, ideologie tedesche e biografie vissute si stratificano materialmente, e in cui architettura, storia e psicologia entrano in una relazione di tensione produttiva. La mostra ruota attorno al significato stesso di Ruin: mentre in inglese il termine indica anche rovine architettoniche e materiali, la parola tedesca “Ruin” si riferisce a uno stato di tracollo – economico, sociale o morale. Le artiste riflettono sull’architettura fascista del Padiglione e sulla storia tedesca, occupando artisticamente questo spazio in modo nuovo.


Padiglione della Germania

Padiglione della Francia – Yto Barrada

A rappresentare la Francia in questa edizione della Biennale è l’artista franco-marocchina Yto Barrada. L’artista propone a Venezia la sua pratica incisiva e anticonformista. Mesi fa la giuria selezionatrice ha scelto Barrada “per la sua pratica multidisciplinare che unisce diverse comunità artistiche e sociali alla ricerca di una nuova utopia”. Per il Padiglione, l’artista riprende la credenza rinascimentale che vedeva gli artisti nati sotto l’influenza di Saturno, il pianeta della malinconia, come dei geni. Barrada riprende questa figura mitologica e la estende attraverso processi rituali e materiali, guidata dal suo impegno di lunga data con il linguaggio e le pratiche tessili. Il titolo della mostra – Comme Saturne – riecheggia una celebre frase della Rivoluzione francese: “Come Saturno, la rivoluzione divora i suoi figli”.

Padiglione Polonia – Liquid Tongues

Ha per titolo Liquid Tongues la mostra proposta dal Padiglione della Polonia. Il progetto consiste in un’installazione audio-video in cui il Choir in Motion (Chór w Ruchu), un gruppo composto da performer udenti e sordi, interpreta i codici di comunicazione e i canti delle balene sia in inglese parlato sia nella Lingua dei Segni Internazionale (International Sign – IS). Il progetto, realizzato dagli artisti Bogna Burska e Daniel Kotowski, esplora modalità alternative di comunicazione, ispirate alle forme di vita “più-che-umane”. L’asse narrativo del lavoro è costituito da storie di perdita e ricostruzione: dalla rinascita delle culture delle balene ai tentativi contemporanei di recuperare lingue marginalizzate e narrazioni dei sistemi di comunicazione.

Padiglione della Svizzera – The Unfinished Business of Living Together

Prende spunto da una puntata del programma televisivo “Telerama”, andata in onda nel 1978, il Padiglione svizzero, che ha per titolo The Unfinished Business of Living Together. La puntata affrontava un tema che per allora era decisamente insolito: il problema dell’omosessualità, discusso pubblicamente e in forma contraddittoria. Il team curatoriale del Padiglione, partendo proprio da questa rara occasione di dibattito pubblico, ha sviluppato e allargato l’argomento, in quella che fu una delle prime occasioni in cui individui che si identificavano come omosessuali acquisirono una voce pubblica mainstream. Strutturato come un progetto curatoriale di gruppo, The Unfinished Business of Living Together è una mostra ideata dai curatori Gianmaria Andreetta e Luca Beeler insieme all’artista Nina Wakeford e realizzata in collaborazione con gli artisti Miriam Laura Leonardi, Lithic Alliance e Yul Tomatala. Con diverse opere e progetti, il Padiglione sviluppa il tema della convivenza sia come promessa sociale sia come forma di conflitto, mettendo al centro l’arte come materia attiva per incentivare il confronto di idee mediante un dibattito aperto.

Padiglione della Grecia

Andreas Angelidakis è l’artista scelto per rappresentare la Grecia in Biennale. Attivo a livello internazionale, con la sua ricerca l’artista ha sviluppato una pratica ibrida e trasformativa, che mette l’architettura in un dialogo vivo con le arti visive e i media digitali. Il suo lavoro si concentra sui concetti di rovina e di storicità, articolati attraverso narrazioni che resistono alla linearità e mettono in discussione dicotomie e bipolarità radicate, quali l’immaginario e il reale, il naturale e il virtuale, l’autentico e la copia. A Venezia Angelidakis presenta l’installazione intitolata Escape Room, trasformando il Padiglione greco in una moderna caverna platonica. Il testo fondativo di Platone viene rielaborato come un ambiente immersivo e abitabile, collocato nell’attuale era della post-verità e dell’ascesa del populismo nazionalista.

Padiglione dell’Austria

È animato da una lunga serie di performance il Padiglione austriaco, grazie all’artista scelta per questa edizione, la coreografa e artista performativa Florentina Holzinger. Il progetto, dal titolo SEAWORLD VENICE, consiste in una creazione interdisciplinare. Nota per le sue opere che travalicano i generi artistici e mettono in discussione le convenzioni socio-politiche, Holzinger attinge alla sua pluriennale ricerca sull’elemento dell’acqua per esplorare il corpo umano in un paesaggio in corso di radicale trasformazione, in cui la natura e la tecnologia entrano in collisione. SEAWORLD VENICE si sviluppa attraverso un’installazione e una serie di performance all’interno del Padiglione, affiancate da interventi site-specific, intitolati Études, che si svolgeranno a Venezia e in laguna: esercizi coreografici e performance messe in scena in spazi pubblici e transitori che si svolgono sia ai Giardini sia in altri luoghi della città lagunare.

Padiglione Gran Bretagna

L’artista protagonista del Padiglione britannico è Lubaina Himid (1954, Zanzibar), con la mostra Predicting History: Testing Translation. Il progetto su cui ha lavorato l’artista esplora temi quali la natura dell’appartenenza, espandendo il concetto di casa in nuovi luoghi. La mostra funge da guida per orientarsi nella vita in luoghi lontani dalle proprie radici, illustrando un percorso di apprendimento e di accettazione del vero significato di casa. Come suggerisce il titolo, nulla nella vita è facile o perfetto: prevedere la storia è impossibile, mentre la traduzione è sempre un’approssimazione. Himid propone una nuova serie di grandi dipinti a pannelli multipli dai colori sgargianti, che raffigurano ambientazioni surreali e magiche. L’artista agisce sia come autrice sia come regista, creando personaggi, elaborando narrazioni, immaginando dialoghi e, in collaborazione con l’artista Magda Stawarska, realizzando un paesaggio sonoro surreale.

Padiglione del Belgio

Presentata come una “mostra-performance”, l’esposizione che anima il Padiglione del Belgio ha per protagonista l’artista Miei Warlop con IT NEVER SSST. Per la prima volta nella storia del Padiglione ai Giardini, si mette al centro la performance art. L’artista presenta un progetto in cui una serie di performer attivano un’installazione attraverso rituali fisici e scultorei. L’opera di Warlop esplora l’urgenza della connessione umana in un mondo sempre più disorientante, trasformando il Padiglione in uno spazio di energia, tensione ed esperienza emotiva condivisa. La sua proposta intreccia diverse narrazioni (la spinta competitiva nella nostra società, il linguaggio, i rituali, la violazione delle regole…) in una drammaturgia coinvolgente.

Padiglione della Spagna

Il Padiglione spagnolo si trasforma per questa edizione della Biennale in uno pseudo-museo costruito attraverso l’accumulazione, la reiterazione e la memoria. L’artista protagonista è Oriol Vilanova, che con Los restos propone un intervento di grande scala all’interno del Padiglione. Il progetto dà forma a una pratica artistica sviluppata nel corso di oltre due decenni, basata sulla raccolta sistematica di cartoline recuperate nei mercatini e nei negozi di seconda mano. Questo archivio personale, in continua espansione, incorpora circuiti economici periferici e gesti quotidiani che mettono in discussione i tradizionali meccanismi di legittimazione culturale associati all’istituzione museale. Le cartoline, provenienti dallo scambio di massa che ha caratterizzato l’epoca del turismo globale, conservano tracce di esperienze individuali: immagini scritte, spedite e, con il passare del tempo, relegate all’oblio.