Kentaro Mitsumori
L’esattezza è la sua fissazione: «Mi piace eseguire i passi nel modo giusto, la coreografia nel modo giusto, essere musicale: è questa la mia forza»
Quando gli chiedo che cosa significhi Kentaro, e di tradurmi il suo nome, risponde con un sorriso che si sentirebbe anche senza vederlo: è un nome che nella sua lingua tiene insieme l’idea di salute, forza, felicità. «Mi piace il mio nome», dice. In effetti c’è qualcosa di completo nella triade sano, forte, felice. Come se il destino avesse lasciato un appunto per il futuro di un ragazzo. Un’antica idea latina, gli racconto, dice nomen omen: nel nome, un’indicazione del destino. Sorride di nuovo: «È così».
Nato in Giappone nel 1997, si è formato alla John Cranko Schule di Stoccarda tra il 2014 e il 2017, entrato nello stesso anno al Royal Swedish Ballet e promosso principal dancer nel 2022, oggi Kentaro Mitsumori ha inaugurato un nuovo capitolo come Principal Dancer del Wiener Staatsballett dalla stagione ’25/26. Il percorso è stato rapido, ma cauto, come succede ai talenti più seri. Tra i riconoscimenti ufficiali, il primo premio e il titolo di Best Dancer all’All Japan Ballet Competition nel 2013, il Gallodier Award nel 2021 e la Mariane Orlando Scholarship nel 2023.

Il Giappone, racconta Kentaro Mitsumori, lo ha “costruito” nei primi anni di vita. Poi è arrivata la Germania, e con lei la scoperta di un altro modo di stare al mondo. «In Giappone ero molto giapponese: seguire le regole, stare dentro il quadrato. In Germania ho trovato un mondo totalmente diverso. Ero scioccato, ma anche eccitato: ho capito che potevo essere diverso, che non dovevo restare dentro quel quadrato».
È una frase decisiva, perché illumina un tratto essenziale del suo stile: la disciplina resta, poi però si evolve. Anche quando parla di sé, torna sempre a parole come ordine, musicalità. E poi l’esattezza, la sua fissazione. «Mi piace eseguire i passi nel modo giusto, la coreografia nel modo giusto, essere musicale: credo che questa sia la mia forza». È una dichiarazione che ho trovato quasi antiromantica, e proprio per questo di un’eleganza assoluta. Perché dice una verità che nel balletto spesso si dimentica: il carisma a volte viene dalla fedeltà.

Quando gli chiedo quale sia la chiave di una carriera così solida, la risposta non ha niente a che fare con il genio, e molto con la tenuta: «La costanza è la chiave. Restare sul palco, mantenere il corpo in salute, essere affidabile tutto l’anno. E continuare a fare il proprio lavoro. È così che nasce la fiducia. E dalla fiducia arrivano altre opportunità». È una considerazione da adulti, lucidissima, perché restituisce al merito il suo carattere meno spettacolare e più sensato: la continuità, è quella che rende il talento credibile.