Massimo Giorgetti e l’estetica (musicale) MSGM
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Massimo Giorgetti e l’estetica (musicale) MSGM

di Gianluca Cantaro

Massimo Giorgetti, direttore creativo di MSGM, racconta la genesi del suo marchio, tra moda, musica e reminiscenze club culture.

«Cosa conta di più nella scrittura? Il ritmo. Se in un testo non c’è ritmo, nessuno lo leggerà. Perché mancherà quel senso del movimento che è come una pressione dall’interno che spinge il lettore avanti».Sono le parole dello scrittore Haruki Murakami che in Assolutamente musica (Einaudi, 2019) conversa con il grande direttore d’orchestra Seiji Ozawa. Come per un componimento, la scansione temporale è ciò che muove qualunque processo creativo, in ogni sua forma. Gli dona eccitazione e alternanza e la moda in particolare si nutre di questi elementi.

«Ho pensato al nome Msgm per la musicalità delle quattro lettere», spiega Massimo Giorgetti, classe ’77 romagnolo e riminese che ha vissuto appieno gli anni della beach e club culture, direttore creativo del brand che ha fondato nel 2009 (in partnership con Paoloni Group). «Nel 2008 mi piacevano molto gli Mgmt, il gruppo indie americano, e il suono di quelle quattro lettere. Apprezzavo come il loro genere aveva rotto gli schemi. Non era né rock né brit, era soltanto molto libero e io volevo creare un brand proprio così. Sono partito da lì e ho utilizzato le iniziali degli allora quattro fondatori dell’azienda (Massimo, Simone, Gaia, Maurizio, ndr). Ho preso spunto anche dalla cover di Viva La Vida, album dei Coldplay dove il titolo era scritto con delle pennellate di colore. Sono state le due scintille da cui è partito tutto. Pensa anche che una delle prime stampe che ho realizzato, per la collezione primavera-estate 2010, era proprio il grafico delle onde sonore di un pezzo degli Arctic Monkeys».

Così si è definito il dna e anche l’euforica spensieratezza che caratterizza il suo percorso creativo. «Per me è quasi terapeutica, quando ho una giornata in cui il mood è negativo, metto le cuffie con una delle mie playlist e vado a correre, alla fine il mio umore torna solare, funziona sempre. Poi sono sempre alla ricerca di nuove cose da ascoltare», spiega.

Da sempre la produzione musicale mondiale è praticamente incalcolabile, ma oggi, con lo sviluppo degli strumenti digitali, si è moltiplicata rendendo quasi impossibile una mappatura completa. «Per tenermi aggiornato sfrutto i momenti liberi delle vacanze estive e natalizie per fare ricerca personale guidato dagli algoritmi delle varie app e salvando tutto ciò che mi colpisce», racconta. «Anche se bisogna ammettere che ormai è difficilissimo restare aggiornati e a volte rischia di essere frustrante. Però ho la fortuna di lavorare con un team di 16 persone (10 per la donna e 6 per l’uomo, ndr) più giovani di me e con gusti a volte molto diversi, così ci scambiamo moltissimi input».

Ma oltre che sui brani, Giorgetti lavora anche sulla parte estetica della musica. «Insieme facciamo ricerca studiando le copertine degli album e prendendo ispirazione per alcune grafiche. Anche se ammetto che un po’ mi manca la fisicità dei vinili o dei booklet dei cd, ogni volta erano una sorpresa estetica che dava più sostanza a ciò che poi ascoltavi».  In questo universo di proposte il legame tra i due mondi è diventato sempre più stretto per arrivare a intrecciarsi a doppio filo. Sono sempre più gli artisti che collaborano con brand per capsule collection ad hoc e viceversa i designer che trasformano la passione quasi in un secondo lavoro. «È molto interessante. Influenzano sia con la visione sia con il loro stile che è sempre più impattante», sottolinea Giorgetti.

Stylist e image maker ha trasformato le celebrities in icone fashion che grazie anche alla loro potenza comunicativa sono diventate trendsetter, a volte più delle Maison stesse. Per questo è la moda che spesso ha bisogno di loro e non viceversa. «Mentre costruisco i look della collezione penso spesso per chi potrebbe essere perfetto. Mi piacciono Ghali, Mahmood, Elisa o Francesca Michelin, per fare alcuni esempi del panorama italiano oppure, a livello internazionale, ci sono Dua Lipa o Justin Bieber. Diciamo che il dialogo è così serrato che già alcuni abiti si pensano in funzione del personaggio, in pratica è sia ispirazione sia endorsement reciproco.

Un desiderio? Non mi dispiacerebbe disegnare tutti i look per un videoclip. Proprio in questi giorni abbiamo fatto i fitting di Sanremo per i Coma_Cose e sono molto soddisfatto. Con il mio team siamo sempre attenti a trovare personaggi che siano in linea con il nostro gusto, in più anche il loro pezzo mi piace. Stiamo studiando dei look molto indie, che poi è anche la nostra anima». Anche per le collezioni la sinergia con dei musicisti è sempre stretta. Per l’attuale primavera-estate ha collaborato con Coez, mentre per l’uomo del prossimo autunno-inverno 2021-22 con l’artista, performer e musicista Nico Vascellari. «Ho appena presentato anche il nuovo della collezione femminile che si chiama “Manifesto”. Sono rimasto ossessionato dall’omonima canzone registrata da Sergio Tavelli, l’ideatore del party del sabato notte Club Domani alla discoteca Plastic di Milano, e Gea Politi, editore e direttore della testata Flash Art.

Courtesy MSGM

È un discorso incentrato sulla città e con un progetto video quasi cinematografico sulle ragazze che la abitano perseguo il mio scopo di renderla sempre più cool. Prima della pandemia stava sprigionando un’energia incredibile attraendo una community creativa internazionale e sono convinto che tornerà a essere quello che era». E adesso cosa stai ascoltando? «Ultimamente ho riscoperto la nuova musica italiana. Nomi come Mara Sattei, tha Supreme e Blanco che proprio mi piace particolarmente. Aggiungerei Gazzelle, Fra Quintale, Calcutta, ma anche molti altri». Inoltre anche la maniera di relazionarsi è cambiata, le nuove generazioni molto più aperte allo scambio: «Ci si scrive su Instagram e le cose accadono con pochi messaggi saltando noiose trafile. Ma alla fine rimango sempre fedele alla mia passione per le colonne sonore. Ultimamente ascolto in loop quella del film Tenet di Christopher Nolan, elettronica e distopica. Poi tra i preferiti Magnolia o Le vergini suicide. Posso decisamente affermare che le colonne sonore mi fanno e mi faranno sempre da colonna sonora alla vita».