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Tra surf, Stay Home e ululati, la ricetta di San Francisco contro il virus

di Alessandra Mattanza - 4 Maggio 2020

La rivista The Atlantic l’ha eletta modello nazionale per combattere il Coronavirus. Alessandra Mattanza, da tempo residente a San Francisco, ci racconta come si vive in città ai tempi del lockdown.

Surfing o non surfing? Surfare su internet o andare direttamente in spiaggia a cavalcare le onde? A parte il fatto che molti appassionati dell’high tech sono, in realtà, anche ottimi surfisti, ma esiste un luogo, al momento, in piena pandemia, dove questo quesito è ancora possibile.

San Francisco è stata eletta dalla rivista The Atlantic la città modello nazionale per combattere il Coronavirus. A fine aprile su una popolazione di 889.360 (a dicembre 2019) abitanti, i contagiati sono 1.499 con 25 morti (fonte: msn news powered by Microsoft News), con una curva abbastanza stabile da oltre una settimana.

Il merito è stato attribuito al sindaco, London Breed, che ha preso sul serio il pericolo del Coronavirus fin dal principio, dichiarando stato di emergenza già a fine febbraio, quando ha sospeso un grande evento sportivo, provocando forti critiche. Ma lei è rimasta risoluta sulla sua decisione, al rischio di perdere perfino popolarità, basandosi su ricerche scientifiche, vedendo ciò che accadeva a Wuhan, in Cina, ascoltando il suo istinto, dimostrando forte coraggio e determinazione, comprendendo che si trattava di qualcosa di serio e pericoloso, e non di una semplice influenza. Il 17 marzo, con meno di 50 casi dichiarati, ha emesso l’ordine di shelter-in-place, che sollecita chiunque a stare a casa e a uscire se non per necessità come andare al supermercato, in farmacia, in banca e in posta, e anche a fare sport o a prendere aria, mantenendo una distanza di 6 piedi. La cosiddetta social distancing. Qualche giorno dopo il governatore della California, ed ex sindaco di San Francisco, Gavin Newsom, ha esteso queste restrizioni a tutta la California, chiudendo quasi tutte le spiagge.

Breed, a 45 anni, afroamericana, democratica, anche se appoggiata da diversi conservatori, conosce bene la vita e i suoi pericoli. E’ stata cresciuta da sua nonna, in povertà a Western Addition, in un “progetto” di case popolari. Da sua nonna confessa di aver preso un grande senso pratico e realista. Ha visto sua sorella morire di overdose, come suo fratello finire in galera per omicidio, con una condanna di 44 anni. Pare che già a dicembre i funzionari della sanità pubblica a San Francisco abbiano cominciato su suo avviso a monitorare l’outbreak del Coronavirus, nel periodo prima delle vacanze di Natale. A gennaio Breed aveva attivato le prime operazioni di emergenza in preparazione del peggio, allocando il quartiere di comando al Moscone Center, il centro congressi, per fare lavorare tutti con distanza di sicurezza, con l’obbligo, anche per lei stessa, di indossare una maschera al viso. Fu il primo sindaco a organizzarsi per bene in tutti gli Stati Uniti. Le grandi compagnie high tech paiono seguire il suo esempio, come Salesforce, che è stata una delle prime a imporre l’home working, il lavoro da casa, e che a fine aprile ha annunciato che quest’anno in autunno non terrà il suo popolarissimo evento Dreamforce, seppur pensando a una manifestazione con tutti gli eventi online.  

San Francisco mayor London Breed - Credits: Photo by Justin Sullivan/Getty Images

Il malcontento si respira in città tra coloro che sono stati più colpiti dalla chiusura della città, in particolare quelli che hanno perso il lavoro. Col licenziamento, negli Stati Uniti si smette troppo spesso di essere pagati il giorno stesso e, con la stessa brutalità, si perde l’assicurazione medica – e in un periodo di Coronavirus. Si sono viste cameriere piangere per strada, lamentandosi che non potevamo più pagare la rata scolastica dei figli, come proprietari di negozi e ristoranti che hanno imprecato confessando di rischiare di certo la bancarotta, se la città non riapre presto. Ci sono sovvenzioni statali alle imprese, artisti, ai disoccupati e alle attività che soffrono per la chiusura serrata. Anche se non bastano in una delle città con uno dei tenori di vita, e degli affitti, più cari al mondo…

E, poi, ci sono gli homeless. Da tenere presente è che negli Stati Uniti diventano homeless anche coloro che perdono il lavoro e a cui la banca porta via subito la casa, o chi si ammala e si indebita al punto tale da perdere tutto. Gli homeless a San Francisco hanno diritti e lo sanno, e hanno un qualcosa di quasi eroico e al tempo stesso sfrontato nel voler continuare a fare a modo loro. Si trovano per lo più a Downtown attorno a Union Square e lungo Market Street, dove tutti i negozi sono stati chiusi con assi di legno di fronte ai vetri, per impedire scassi. Sembra davvero di essere in un universo di frontiera o in una dei tanti film futuristi su quei virus che distruggono l’umanità. Restano aperti solo qualche ristorante take-away, le farmacie Walgreens e CVS, alcuni McDonald’s e Starbucks e i grandi supermercati organic Whole Foods e Trader Joe’s. Per gli homeless, il sindaco ha anche messo in atto una politica d’azione speciale, offrendo loro alloggio gratis in alcuni degli hotel chiusi, come cercando di sottoporli a test il più possibile nei loro rifugi. Qualcuno di loro ha una mascherina, ma spesso la rifiutano, continuando imperterriti la loro vita da strada. Sono specialmente quelli con problemi di droga che rifiutano di collaborare, un problema che preoccupa molto Breed, mentre lo fa presente e sottolinea che la città non deve ancora cantare vittoria, perché il peggio potrebbe sempre accadere. Così l’ordine di shelter-in-place è stato esteso fino alla fine di maggio.

A San Francisco non ha comunque trionfato il panico, come l’isolamento totale. Si vede ancora la gente camminare per strada, con mascherina o bandana al viso, spesso anche con guanti di plastica, cercando di mantenere la distanza minima di sicurezza consigliata. Alcuni fanno jogging, altri portano a spasso il cane, altri ancora nuotano con le foche alla spiaggia di Acquatic Park Cove, di fronte a Ghirardelli Square, o camminano, perfino tra qualche dogsitter con un “manipolo” di cani gioiosi, lungo la vasta spiaggia di Ocean Beach, presso la Cliff House, che non è ancora stata bloccata, essendo molto vasta e dando possibilità di mantenere spazio tra la gente. E’ adiacente al Golden Gate Park e fa praticamente parte effettiva dei quartieri Richmond District e Sunset District. Anche se dal 1 maggio si teme anche una chiusura. Ma fino ad ora i surfisti hanno continuato a cavalcare le onde, come chi non ha la fortuna di vivere in una villa o in un grande appartamento, e ha potuto venire a sedersi sulla sua sabbia e a passare qualche ora in mezzo alla natura, respirando aria fresca a pieni polmoni. E, le regole si rispettano: si tiene la distanza di sicurezza consigliata dalla legge.

A San Francisco si crede che l’equilibrio psicologico sia importante quanto quello fisico, che una buona salute mentale, come la felicità, siano fondamentali. E, non solo per superare vittoriosi questa pandemia, ma per vivere. Per questo, forse, San Francisco è tra le città americane quella più europea, con la gente che va spesso in vacanza e viaggia molto e che comunque cerca di avere tempo libero, hobby, interessi al di fuori della carriera. Perfino nelle grandi aziende high tech si pratica meditazione e yoga nelle pause, altre, come il colosso dell’animazione Pixar, hanno addirittura dei centri sportivi sul posto di lavoro. A San Francisco domina ancora il pensiero new age e c’è chi crede che l’oceano abbia una funzione catartica, in grado di eliminare tutti i problemi e i pensieri che frullano negativi nella mente, come il suono delle onde che battono forti sulla sabbia e che si porta dietro tutto quello che vi trova.

Sulla stessa scia in Mill Valley, nella Marina County, una zona stupenda, dove domina uno stile mediterraneo da “dolce vita”, che si incontra subito dopo aver superato il Golden Gate Bridge, i locali hanno iniziato un nuovo rito. Alla 20 escono in giardino o si affacciano alle finestre e… ululano. Su esempio dei tanti coyote che popolano l’area. Se gli italiani cantano, gli americani sembrano aver preferito seguire l’istinto primordiale animalesco. In principio, doveva essere un modo per ringraziare medici e infermieri del loro operato, ma ora è divenuto un vero simbolo di riscatto dal virus e di appartenenza a una comunità.  Lo fanno uomini e donne, bambini e cani, qualcuno porta perfino un ukulele, una chitarra, un sassofono, una padella che si improvvisa tamburo, fischietti, armoniche a bocca, bicchieri… Le voci echeggiano potenti per le valli e per i canyon fino al mare. Con uno spirito catartico, che fa pensare che, seppur nell’isolamento della propria casa, non si è da soli.  

Tutto è cominciato da un’idea di Hugh Kuhn, un pensionato ex consulente di energia rinnovabile. Si è lasciato ispirare dalla campagna social media #SolidarityAt8, che incoraggia persone da tutto il mondo a celebrare ogni sera il personale medico che combatte il Coronavirus. E’ stato lui il primo a ululare dal giardinetto di casa sua, ispirato proprio da un coyote, insieme alla sua cagnetta Mina, una meticcia con sangue di Doberman. Come per magia, al suo ululato è arrivata da subito una risposta. A cui ne sono seguite altre ancora. Poi, sempre di più, dopo che lui fece un post sulla piattaforma social media Nextdoor che connette i vicini. Così è nato un movimento. Inoltre il rito pare si stia diffondendo in Idaho e Indiana, negli Stati Uniti, e fino al Canada. Su YouTube si trovano diversi video con persone e i loro animali domestici che praticano l’ululato… Che ci sia o meno la luna piena.

L’urlo è considerato dai più liberatorio e sembra che aiuti a tenere lontano lo stress e l’ansia che una tale situazione precaria ha scatenato. Qualche psicologo e intellettuale l’ha addirittura paragonato al Barbaric Yawp del poeta Walt Whitman, un grido eroico che voleva esprimere “Felicità, Speranza e Natavità”.  Intanto, “il rito dell’ululato” ha evocato ispirazione. E, uno scrittore e poeta, seppur a New York, vi ha dedicato una poesia:

The Coyotes of Mill Valley

No need to lose all hope,
  no need to fret and frown,
  the Coyotes of Mill Valley,
are coming to your town.
Open up your ears,
free your worried mind,
       once you hear them howling,
it will lift all humankind.
All you need is volume,
               to breathe and belt those chords,
   soon your voice will carry,
          straight to the House of Lords.
 No full moon is required,
no coat of fur to bear,
                 just tilt that lovely head of yours,
and shriek into the air.

D.B. Leighton

“Non c’è bisogno di perdere ogni Speranza,

non c’è bisogno di agitarsi e aggrottare le sopracciglia,

i coyote di Mill Valley

stanno arrivando nella tua città.

Apri le orecchie,

libera la tua mente preoccupata,

una volta che li senti ululare,

questo solleverà tutta l’umanità.

Tutto ciò che serve è il volume,

respirare e allacciare quegli accordi,

presto la tua voce porterà

direttamente alla House of Lords.

Non è richiesta la luna piena,

nessuna pelliccia da portare,

inclina la tua adorabile testa,

e strilla in aria.”

 

 

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