Il ritorno del castello

Il ritorno del castello

di Andrea D’Addio

L’architetto italiano che firma il Berliner Schloss spiega il senso del classico oggi

Berlino ha un nuovo Castello, che in buona parte è una replica di quello barocco, costruito esattamente nello stesso luogo circa 300 anni fa e poi distrutto dalla DDR per il proprio Palast der Republik, a sua volta raso al suolo con la riunificazione. Di quel magnifico palazzo imperiale ricalca fedelmente tre delle quattro facciate, l’unica eccezione è quella moderna che si affaccia sul fiume Sprea e guarda la torre televisiva di Alexanderplatz. A firmarlo è l’architetto vicentino Franco Stella, 78 anni. L’apertura al pubblico è avvenuta lo scorso luglio. Da allora migliaia di persone – se ne aspettano tre milioni l’anno – ne visitano quotidianamente le mostre o si fermano nel cortile interno per un caffè, facendo di fatto della struttura un nuovo luogo di ritrovo cittadino. Al centro del più importante progetto architettonico della Germania riunificata ci sono infatti le persone, il desiderio di realizzare qualcosa per loro, come ci spiega Stella: «Rifarsi all’ideale classico significa immaginare luoghi che abbiano un rapporto di proporzioni con la figura umana. Sono forme che non si degradano con il tempo come ci dimostrano le costruzioni di tante nostre città».

Il classico è quasi dimenticato dagli architetti contemporanei.

Per molti è un inaccettabile limite alla loro creatività. Per il cittadino è un momento di quiete nella tempesta fra i segni, rumorosi e indistinguibili, del nostro mondo. Classico significa caratterizzarsi di figure di cui il buon senso comune può capire la ragione e che emanano una rassicurante sensazione.

Che cosa si trova nel classico che non si trova altrove?

Mi vien da dire l’analogia con la natura, in particolare quella umana, e quella con la storia, laddove il moderno sperimentalismo “anticlassico” sembra invece affidarsi solo all’analogia con la tecnica e all’incondizionata creatività artistica dell’architetto. L’analogia con la natura significa che l’architettura trova un’eco profonda nei nostri sentimenti quando condivide alcune caratteristiche del corpo umano, quali la simmetria, o il senso di stabilità delle cose, in rapporto con la forza di gravità. L’analogia con la storia significa non dimenticare l’architettura di quegli esempi che hanno tradotto al meglio quel tema, che l’architetto per l’ennesima volta deve risolvere.

Cosa spinge un architetto a rifarsi a canoni del passato per firmare il mondo di oggi invece di provare nuove strade?

Il desiderio di allungare, con il lavoro, la sua vita oltre la morte. Ciò che è durato nei secoli è una lezione fondamentale. Viviamo in città costruite secoli fa. L’architettura non deve essere metafora della sua destinazione d’uso. Oggi in un palazzo del Palladio, cioè del XVI secolo, può starci benissimo un centro di studi scientifici avanzati. L’esagerato utilizzo del vetro nelle facciate, favorito dall’ideologia modernista della trasparenza, ha promosso un’architettura né utile né bella.

Si può trovare anche una connotazione apolitica nel classico?

Di sicuro non ideologica. Classico significa interrogare la storia per trarne alcune risposte per l’architettura del nostro tempo. Nell’ultimo secolo abbiamo assistito a tanti fallimenti dell’architettura ideologica che promettevano un radioso futuro di condivisione di spazi e vivibilità: il Corviale a Roma, il Biscione a Genova, le Vele di Scampia a Napoli, e questo solo per rimanere in Italia. La storia non va sempre riscritta al presente, il passato non deve sempre fare spazio al futuro.

In che modo questo si lega a Berlino e al Castello?

Il Castello si può definire maestro della storia urbana di Berlino. Intorno sono stati costruiti l’Altes Museum, il Duomo e l’Arsenale, luoghi simbolo della Cultura, della Religione e del Potere militare. E poi nel Castello ha trovato punto di inizio l’Unter den Linden, l’asse monumentale che arriva alla Porta di Brandeburgo, concepita dai sovrani prussiani come i “Propilei del Castello”. Il ritorno del Castello ripristina l’identità del centro storico-monumentale di Berlino. Le sue forme sono tanto classiche quanto patrimonio della città di ieri e di oggi.