Saioa Hernandez, ritratto di una soprano al suo debutto alla Scala


La cantante spagnola inaugura la nuova stagione scaligera nell’Attila, l’opera di Verdi, diretta da Riccardo Chailly

di Micol De Pas

A leggere la sua storia ci si commuove. Perché tra le righe è facile immaginare gli occhi brillanti di Saioa Hernandez illuminarsi dietro ogni parola. Luccicare, forse, per la creatività che ha contraddistinto ogni sua scelta. Finito il liceo voleva indossare i panni da ufficiale di aviazione e si era iscritta alla facoltà di giurisprudenza per coronare quel sogno, poi la prima deviazione: convento.

In un attimo è una novizia, grazie all'incontro con un ragazzo scout che le fa scoprire la sua forte spiritualità, benché lei si dichiarasse atea: "La religione mi interessava solo a livello filosofico" ha confessato in una recente intervista. Ma invece sceglie di vivere e pragare con le altre suore, per poi capire, poco meno di due anni dopo, che la spiritualità si poteva coltivare anche fuori dalle mura del convento. Ma è a quel luogo che deve la vera svolta. La seconda (decisiva) deviazione: cantare.

Naturalmente, lo ha sempre fatto. Cantava canzoni pop a casa, poi nel coro dell'Università, quindi i canti religiosi in convento. E tutti a dirle che aveva una bella voce, da coltivare. Ma lei, timidissima, coltivava solo il terrore di esporsi e di salire su un palcoscenico. Beh, stando alle sue dichiarazioni, sono state proprio le suore a incoraggiarla: la voce è un meraviglioso dono di Dio, di cui essere fiera. Et voilà: esce dal convento, torna a cantare nel coro dell'Università, fa un tour in Italia, incontra l'amore della sua vita, il tenore Francesco Galasso, studia con i migliori insegnanti possibili. Quindi, il presente. Anzi, la terza deviazione: il Teatro alla Scala.

Odabella, vestita di velluto verde e serpi dorate, è l'assassina di Attila, suo sposo ma anche lo sterminatore della famiglia di lei, che sceglie di vendicare con una pugnalata. Con questo ruolo Saioa Hernandez debutta alla Scala il 7 dicembre, con  Attila, opera giovanile di Giuseppe Verdi diretta da Riccardo Chailly. Che è stato anche l'artefice di tutto ciò: ha chiesto di sentirla, l'ha ascoltata al provino e, finita l'esecuzione di Santo di patria, la prima aria di Odabella, le ha detto: "Il 7 dicembre la facciamo insieme. Grazie".