Máté Feith

Máté Feith

Il suo aspetto serafico è traditore. Ché questo giovanissimo acrobata dell’impossibile è, in realtà, un impressionante concentrato di determinazione nonché concentrazione

di Lella Scalia

La figura vestita di bianco entra nel tunnel del vento, aspirata nel vuoto si avvita in acrobazie impensabili, fluttua in una serie di figure che hanno richiesto ore infinite a ripetere i movimenti e perfezionarli… Máté Feith è un funambolo dello skydiving indoor, con un già consistente palmares, destinato a crescere visti i suoi 19 anni e una passione assoluta per questo sport.

Viso angelico e occhio ceruleo da cherubino, il giovane ungherese è in realtà un terrificante concentrato di determinazione e concentrazione, che nulla toglie alla gentilezza e naturalezza che esprime nei tanti sport che pratica: vela, surf, paracadutismo

Máté Feith
Maglia, bermuda e sneaker Dior

Quando hai scoperto lo skydiving?

«Per caso, a una festa di compleanno a 8 anni. Ho provato, ma non era solo divertimento, volevo capire come funzionava. Così a 10 anni ho iniziato con l’indoor».

A cosa hai dovuto rinunciare per arrivare dove sei?

«Se fai sport a questo livello, il tempo libero è un lusso, e molte cose che faccio le considero tali: volare, allenarmi, imparare… È una scelta consapevole, ho imparato a gestire scuola, allenamenti e viaggi. Certo, la mia vita è diversa da quella di molti miei coetanei. Amici a scuola ne ho, ma molti dei miei legami più forti nascono tra persone con la mia stessa passione. Non sento di aver perso qualcosa: ho solo costruito un equilibrio diverso».

Máté Feith
Camicia e shorts Prada

Quali sono stati i momenti più importanti o le soddisfazioni più grandi?

«Beh, la medaglia di bronzo nel Solo Junior Freestyle ai Wind Games del 2020, la ricordo bene. Era la prima competizione internazionale, tutto era nuovo: la pressione, il pubblico… Ero nervosissimo, era la prima volta che ero in gara con una mia routine, costruita sulla musica composta dal mio allenatore e cantata da me».

Come si costruisce una routine?

«Si parte con alcune idee e una base coreografica, poi mentre la musica prende forma, anche la routine evolve. Si cambiano movimenti, tempi, accenti, e insieme si modificano ritmo e struttura musicale. Nel tunnel basta un dettaglio – la posizione di una spalla, l’angolo della mano – per cambiare tutto. È un lavoro lungo: circa sei mesi per una sola routine. Solo nel tunnel accumulo almeno settanta ore di allenamento per ognuna».

Máté Feith
Trench Burberry, dolcevita e pantaloni Celine

Ti dici mai “Non posso farlo”?

«Ci sono momenti in cui provo alcuni movimenti o trucchi nuovi e mi sembrano impossibili. È lì che il mio allenatore, Leo, e i miei genitori fanno la differenza, mi ricordano che posso farcela. Una mattina i miei mi hanno proposto un elemento che non avevo mai eseguito. Io: “No, è impossibile”. E loro: “Provalo. Se non funziona, non sei obbligato a farlo”. Così ho provato. E mentre lo facevo ho pensato: “Forse non è impossibile. Forse è solo difficile”».

Che differenza c’è tra il tunnel e il cielo aperto?

«Nel cielo posso fare le stesse cose che faccio nel tunnel, anche se il paracadute sulla schiena modifica la distribuzione del peso e devi compensare di più con mani e piedi. Il flusso d’aria è molto simile, si muove sempre verso di te. La vera differenza è che in cielo hai più spazio, puoi provare quasi tutto. E se sbagli, spesso puoi correggere.

Ma il tempo scorre, sempre, e non puoi fermarlo. Quando ti lanci, l’aereo non è più il tuo punto di riferimento, sei tu che devi regolare la velocità di caduta. Il tunnel è più complicato perché è molto tecnico. Esistono diverse discipline: freestyle, speed, gare a due o quattro atleti, dynamic con coreografie, formazioni in verticale o in “sit”.

Máté Feith
Pantaloni Louis Vuitton

Ogni posizione del corpo richiede una velocità dell’aria diversa. Se esponi più superficie al flusso, serve meno velocità, e viceversa. È un equilibrio continuo tra fisica e controllo del corpo. In ogni caso, quando voli devi essere pronto: devi sapere cosa fare se qualcosa va storto, quali gli scenari possibili, cosa succede se devi sganciare la vela principale e aprire quella di emergenza. Devi pensarci prima, con calma».

Qual è il tuo obiettivo ora?

«Prepararmi per nuove competizioni mondiali, crescere nel freefly e nel freestyle indoor. E poi ho un grande sogno: diventare un atleta sponsorizzato Red Bull. Negli sport estremi è uno dei traguardi più importanti. Significa essere scelti».

Che consiglio daresti a chi vuole iniziare?

«Mai dimenticare cosa ti fa sentire vivo. Continuare è l’unica cosa che ripaga davvero. Se smetti, è lì che perdi».

Nella foto d’apertura Máté Feith indossa giacca Parajumpers. Photos by Giampaolo Sgura, styling by Edoardo Caniglia. Grooming: Kiril Vasilev @ Green Apple. Fashion contributor: Valentina Volpe. Styling assistant: Jacopo Ungarelli. Production: Interlude Project.