Cannes 2021: la Palma d’Oro va a”Titane”
Courtesy Pascal Le Segretain/Getty Images

Cannes 2021: la Palma d’Oro va a”Titane”

di Andrea Giordano

La regista francese, Julia Ducournau, trionfa sulla Croisette, e fa ulteriormente la storia del Festival

Dopo dieci giorni di corse, file, tamponi, proiezioni, il Festival di Cannes, edizione numero 74, elegge finalmente i migliori della competizione, e lo fa, con una gaffe memorabile proprio del suo Presidente di Giuria, Spike Lee, che poco dopo l’inizio della serata (poi si scuserà), si fa scappare il titolo vincitore della Palma d’Oro, Titane, diretto dalla regista francese Julia Ducournau, prossimo alla distribuzione grazie ad I Wonder Pictures. Dunque il riconoscimento massimo della kermesse torna a parlare al femminile, per la seconda volta, non succedeva dal 1993, quando allora vinse Jane Campion con Lezioni di piano, una Palma d'Oro speciale, ricevuta dalle mani di Sharon Stone, madrina d'eccezione qualche giorno fa nel consueto galà dell'amfAR, per raccogliere fondi nella ricerca per la cura contro l'Aids.

Courtesy of Festival di Cannes
"Titane"

Un film imperfetto, a detta dalla stessa autrice, ma coraggioso, oscuro, pieno di inventiva visionaria e mostruosità, che sconfina da cyberpunk alla body horror, citando Cronenberg, per raccontare la metamorfosi estrema della sua protagonista-ballerina, Alexia (interpretata da Agathe Rousselle) a cui, da piccola, a causa di un grave incidente, le viene impiantato appunto una placca di titanio nel cranio. Qualcosa che la cambierà per sempre, nei rapporti, e con se stessa, portandola a martoriasi, ferirsi, rendendosi disturbante agli occhi di chi la osserva. Ritratto di genere e sperimentale, ma che mette d’accordo tutti nel celebrare qualcosa di anticonvenzionale e fuori dagli schemi.

Gli sconfitti

Niente da fare purtroppo per Nanni Moretti e Tre piani nonostante gli 11 minuti di applausi ricevuti nei giorni scorsi, così per Sean Penn (e Flag Day, protagonista la figlia, Dylan), e soprattutto riguardo Wes Anderson e il suo visionario The French Dispatch, che lasciano il cinema americano fuori dal palmarès.

Le migliori interpretazioni

Meritatissimi i due riconoscimenti andati a Caleb Landry Jones, miglior attore per Nitram di Justin Kurzel, ambientato nel 1996, durante gli attentati terroristici in Tasmania, di lui ne sentiremo parlare in rotta Oscar 2022, e alla rivelazione norvegese Renate Reinste, miglior attrice in The Worst Person in the World di Joachim Trier, in cui, attraverso 12 capitoli della propria vita, una donna racconta la sua evoluzione, cercando di capire chi è, attraverso anche l’amore per due uomini.

I (gran) premi delle giuria

Scontato, ma meritatissimo, quello andato all’iraniano A Hero, diretto da Asghar Farhadi (autore da Oscar di Una separazione e Il cliente) capace di vincere il Gran Premio della Giuria, ex aequo con Compartment No. 6 del finlandese Juho Kuosmanen. Due prospettive diverse, narrando comunemente di riscatto, delusioni, umiliazioni, cambiamento, tra l'Iran e la Finlandia. E poi due altrettanti riconoscimenti, come Premi della giuria, sono stati assegnati invece all'isrealiano Ahed's Knee di Nadav Lapid e a Memoria del taiwanese Apichatpong Weerasethakul, già vincitore della Palma d'Oro nel 2010. Da una parte un regista israeliano si getta nel mezzo di due battaglie destinate a fallire: una contro la morte della libertà, l'altra contro la scomparsa della propria madre, mentre dall'altra, una sempre straordinaria Tilda Swinton, si proietta in un viaggio in Colombia, facendo i conti con strani suoni da codificare, e a cui dare forma. 





Regia e sceneggiatura

Leos Carax, apripista del Festival con il musical Annette (protagonisti, i tormentati Adrien Brody e Marion Cotillard), vince poi il premio di miglior regia, per uno degli allori più ambiti, quanto quello andato Hamaguchi Ryusuke, miglior sceneggiatura nell'ottimo Drive my car, ambientato nel Giappone contemporaneo (a Hiroshima), per parlare di incomunicabilità e ricerca di se stessi.

Bellocchio

Il momento più bello: quello di Marco Bellocchio, Palma d’Oro onoraria, consegnata da Paolo Sorrentino, che ritirando il premio sottolinea l’aspetto che più ha contraddistinto la propria carriera, la simbiosi proprio tra immaginazione e coraggio, quello che anche lo stesso Titane, ha provato a fare, nella sua imperfezione, nel suo desiderio di provare a imbattersi in strade più impervie e meno battute.