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“Capolavori senza tempo” in mostra al Museo Enzo Ferrari

di Silvia Perego - 10 Luglio 2019

In occasione della mostra “Capolavori senza tempo”, il Museo Enzo Ferrari di Modena ospita le vetture più iconiche della casa automobilistica. Dalla 250 GTO alla Ferrari Monza, un viaggio tra creatività, design e storia

Ci sono oggetti che lasciano un segno indelebile nella storia, diventando veri e propri pezzi di design senza tempo. Tra questi, un posto d’onore è riservato ad alcune vetture della casa automobilistica Ferrari che, oggi, diventano protagoniste della mostra Capolavori senza tempo, al Museo Enzo Ferrari di Modena fino a febbraio 2020. Un’esposizione per veri appassionati che presenta le “Rosse” più iconiche, raccontando la loro relazione con altri capolavori diventati pietre miliari in diversi settori, dall’arredo all’elettronica, dall’architettura ai miti della musica e del cinema dell’epoca. Un viaggio nel tempo, quindi, per comprendere l’origine dei successi di oggi e per rileggere il design automobilistico come espressione di movimenti creativi più ampi.

«Enzo Ferrari può essere definito un genio», racconta Flavio Manzoni, Head of Design di Ferrari. «Ha riunito insieme personaggi del design, dell’ingegneria, dei motori per dare vita all'azienda Ferrari. Riuscendo a superare i limiti della propria epoca per arrivare a creare oggetti dalla bellezza eterna, che vanno oltre le mode e il gusto. Questa maison è una simbiosi perfetta tra l’uomo e la macchina».

Da un delicato equilibrio tra canoni estetici di assoluta bellezza e un rigoroso processo di ricerca funzionale nasce un linguaggio visuale ben riconoscibile che, in oltre 70 anni di storia, ha dato vita a gran turismo e auto sportive che oggi rappresentano forme diventate simbolo del loro tempo. Dalla 166 Inter del 1948 alla 750 Monza del 1954, risultato dell’energia innovatrice del dopoguerra, fino alla Ferrari Modulo del 1970, un prototipo unico e sperimentale dalle forme astratte ed essenziali, vero e proprio manifesto futuristico della space age. Poi, la lussuosa 250 California del 1957, grand tourer per eccellenza, e ancora la Ferrari California del 2008, perfetta unione di versatilità e grandi prestazioni con l’eccellenza del design.

«Le auto d’epoca non sono solo oggetti, sono sculture, opere d’arte, diventate parte della nostra cultura. Si prova un’emozione indescrivibile ammirando questo genere di pezzi, si resta quasi in contemplazione», prosegue Flavio Manzoni. Ma si guarda indietro, per interpretare il futuro: «“Il design è l’espressione del mondo contemporaneo”, diceva Roland Barthes. Perciò dobbiamo stare attenti quando ci lasciamo ispirare dalle nostre icone del passato. Quando si sviluppa un nuovo concept bisogna essere consapevoli che il prodotto deve esistere oggi». Fra tutti i valori, l’artigianalità e la ricerca di personalizzazione spingono la Casa di Maranello a creare sempre nuovi prodotti unici e irripetibili. «Oggi la sfida è pensare a cosa succederà tra 30 o 40 anni, perché l’innovazione è fondamentale. Come rendere persistente questa bellezza. La tecnologia aiuta ma non cambia l’approccio artigianale nella progettazione del design».

Oggi, la personalizzazione è tra i trend più importanti nell’ambito dei motori e non solo. Così, all’interno del nuovo Design Center di Ferrari a Maranello, un ambiente simile ad un atelier è dedicato al programma di Personalizzazione, dove scegliere tra pellami, verniciature, tessuti Loro Piana in lino, cachemire e cotone, cartelle colore, filati per le cuciture e moodboard ispirazionali. «Si parla di pezzi esclusivi e di numeri limitati. L’obiettivo è quello di permettere ai clienti di rendere uniche le loro auto. È molto stimolante, potenzialmente si può fare molto in questo ambito. Ma noi parliamo di design, non di styling. Non possiamo essere troppo eccessivi, supportiamo il cliente e lo consigliamo nella scelta che, però, deve sempre rispecchiare il dna della Ferrari. E allo stesso tempo noi siamo ispirati dagli stessi autisti. Quando un cliente è coinvolto nella customizzazione, lui diventa parte del processo creativo, ed è un’esperienza unica», conclude Flavio Manzoni.

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