Festival di Cannes 2026: i film più attesi (e quelli che potrebbero far discutere davvero)
Coward

Festival di Cannes 2026: i film più attesi (e quelli che potrebbero far discutere davvero)

di Simona Santoni

Dal nuovo gioco di doppi di Almodóvar al thriller con Adam Driver e Scarlett Johansson fino allo slasher queer tra desiderio e paura. Ecco la nostra guida da cinefili in Costa Azzurra

Il Festival di Cannes 2026, in programma dal 12 al 23 maggio, punta sugli autori e snobba le grandi produzioni. Hollywood latita in Costa Azzurra ma non mancano i divi. «Gli Stati Uniti saranno presenti, gli studios meno»: la sentenza di Thierry Frémaux, delegato generale. In tempi difficili e incerti (anche grazie agli irrequieti vertici americani), a caricare gli animi sono due indimenticabili combattenti a stelle e strisce, Geena Davis e Susan Sarandon, che come Thelma e Louise campeggiano nel poster del 79° festival transalpino.

L’Italia non c’è tra i big, ma il grande cinema non aspetta. Dal ritorno di Pedro Almodóvar a una nuova promessa di Lukas Dhont, tanti i film attesi del Festival di Cannes 2026. Tra questi, non mancano titoli che faranno discutere: promettono scontro (o confronto) e interrogativi forti e provocatori.

Ecco la nostra guida al Festivàl!

Coward di Lukas Dhont

34 anni e due film alle spalle che hanno fatto centro, delicati e duri, dalle tematiche queer. Il giovane belga Lukas Dhont debuttò proprio a Cannes, sotto Un certain regard, con Girl che vinse la Caméra d’Or come migliore opera prima, per poi tornare per l’ingresso principale, conquistando il Grand Prix Speciale della Giuria con Close.

Ora torna portandoci nella prima Guerra mondiale, nel 1916, sul fronte belga. Qui c’è Pierre (interpretato da Emmanuel Macchia), appena arruolatosi e desideroso di mettersi alla prova. Nelle retrovie, nella squadra addetta ai rifornimenti di cibo e attrezzature, c’è Francis (Valentin Campagne), che organizza spettacoli per tenere alto il morale dei soldati. Mentre i combattimenti infuriano, tutti cercano di sfuggire alla brutalità della guerra, anche solo per un istante.

Perché non vediamo l’ora di vederlo. Close, meraviglioso e straziante ritratto di adolescenza, ci ha stregato. Dhont sa catturare le pieghe più sincere e contraddittorie dell’animo umano, con riprese così intime ed emozionali. Tra i film più attesi del Festival di Cannes 2026 non può che esserci Coward, come primo della lista!

Film in concorso, debutterà al Grand Théâtre Lumière giovedì 21 maggio.

Amarga Navidad di Pedro Almodóvar
Credits: Festival di Cannes
Immagine del film “Amarga Navidad” di Pedro Almodóvar

Amarga Navidad di Pedro Almodóvar

Dopo il primo film in inglese, La stanza accanto, che gli è valso a sorpresa il Leone d’oro a Venezia nel 2024, Almodóvar torna nella sua Spagna.

Ecco la trama di Amarga Navidad (in italiano Amaro Natale): Raúl (interpretato da Leonardo Sbaraglia) è un regista di culto nel bel mezzo di una crisi creativa. Quando una tragedia colpisce uno dei suoi più stretti collaboratori, ne trae ispirazione per il suo prossimo film. Gradualmente, immagina Elsa (Bárbara Lennie), una regista impegnata nella realizzazione di uno script, la cui storia inizia a rispecchiare la sua. I due cineasti diventano due facce della stessa medaglia, in una sala degli specchi dove la cruda onestà dell’autofiction rivela tanto quanto distrugge.

Perché non vediamo l’ora di vederlo. È da un po’ che il maestro madrileno non seduce irrimediabilmente. Non lo ha fatto con La stanza accanto, spento e distante. E neanche con Dolor y gloria, che ugualmente trattava di un regista in crisi (il buon Pedro). Ma da chi ci ha regalato Tutto su mia madre, e tanti colori ed emozioni, non possiamo non attendere perennemente altrettanta grazia.

Film in concorso, debutterà al Grand Théâtre Lumière martedì 19 maggio.

Paper tiger di James Gray

Solo due gli americani in concorso al Festival di Cannes 2026. Oltre a The man I love di Ira Sachs, c’è Paper tiger, thriller ambientato nel mondo della politica, tra legami famigliari, potere e corruzione.
New York, Queens, 1986: è qui che due fratelli agli antipodi uniscono le forze per un losco affare che coinvolge la mafia russa. Ma quella che doveva essere un’opportunità si trasforma in un incubo, mettendo a repentaglio famiglia, integrità e legame fraterno.

Perché non vediamo l’ora di vederlo. Il curriculum di Gray parla da sé: Two lovers e Ad Astra, i film che fanno da diffusori di aspettative. E poi, accanto a Miles Teller, il regista statunitense rimette insieme Adam Driver e Scarlett Johansson, due magneti che hanno funzionato così bene in Storia di un matrimonio.

Film in concorso, debutterà al Grand Théâtre Lumière sabato 16 maggio.

Histoires parallèles di Asghar Farhadi
Credits: Carole Bethuel
Immagine del film “Histoires parallèles” di Asghar Farhadi

Histoires parallèles di Asghar Farhadi

Habitué della Croisette, il regista iraniano torna con un film ambientato in Francia, dal cast francese. E torna a quel novembre 2015 sconvolgente, a Parigi, all’attacco terroristico al Bataclan che causò 90 morti.
Isabelle Huppert interpreta una scrittrice che, in cerca di ispirazione per il suo nuovo romanzo, spia i vicini di casa dall’altra parte della strada. Quando assume il giovane Adam (Adam Bessa) per aiutarla nella vita di tutti i giorni, non immagina che il ragazzo travolgerà la sua esistenza e il suo lavoro.

Perché non vediamo l’ora di vederlo. Non solo Isabelle Huppert, patrimonio del cinema internazionale. Nel cast super stimolante ci sono anche Vincent Cassel, Virginie Efira e Pierre Niney. Di Farhadi abbiamo amato Una separazione, Orso d’oro a Berlino e Oscar e Golden Globe al miglior film straniero. I suoi film sono come una margherita, da sfogliare con attesa.

Film in concorso, debutterà al Grand Théâtre Lumière giovedì 14 maggio.

Minotaur di Andreï Zviaguintsev

Dopo tante incertezze, cinematografiche e fisiche, Andrey Zviaguintsev ritorna. Prima della pandemia era nel mezzo della produzione del suo primo film in inglese, What happens, ma poi gravi complicanze legate al Covid lo hanno travolto a lungo e seriamente.

Ora il regista russo non poteva che scegliere la Croisette come suo palcoscenico: qui nel 2014 con Leviathan vinse il premio per la sceneggiatura e nel 2017 con Loveless il Premio della giuria.
Tra i film più attesi del Festival di Cannes 2026, Minotaur esplora il tema del potere e della responsabilità. Segue la storia di Gleb (Dmitri Mazurov), imprenditore russo che deve affrontare crescenti problemi professionali in un mondo sempre più instabile. Il crollo di una vita costruita con tanta cura sfocia rapidamente nella violenza.

Perché non vediamo l’ora di vederlo. Zviaguintsev è un narratore implacabile, che inquadra le storture della sua Russia o dell’animo umano senza pietà. Già Leone d’oro a Venezia nel 2003 con Il ritorno, siamo felici che sia tornato.

Film in concorso, debutterà al Grand Théâtre Lumière martedì 19 maggio.

Her private Hell di Nicolas Winding Refn
Credits: byNWR
Immagine del film “Her private Hell” di Nicolas Winding Refn

Her private Hell di Nicolas Winding Refn

Il regista di Drive torna dieci anni dopo lo psichedelico e allucinato The Neon Demon, con un thriller al femminile. È ambientato in una metropoli futuristica avvolta da una strana nebbia, che sprigiona una presenza sfuggente e letale. Qui una giovane donna tormentata si mette alla ricerca del padre. Il suo cammino incrocia quello di un soldato americano impegnato in un disperato tentativo di salvare sua figlia dall’inferno.

Perché farà discutere. Nella prima immagine di Her private Hell vediamo la protagonista Sophie Thatcher circondata da una luce bluastra di neon. Refn non sa fare film “normali”: i suoi lavori sono sempre estremi, diversi, discussi. E questo non sembra essere da meno. L’intrigante regista danese l’ha definito «una storia originale piena di sfarzo cinematografico, sesso e violenza». Molti già protestano che si trovi fuori concorso.

Film fuori concorso, debutterà al Grand Théâtre Lumière lunedì 18 maggio.

Sheep in the box di Hirokazu Kore-eda

Atteso – e destinato a far discutere – è il ritorno del regista giapponese già Palma d’oro a Cannes nel 2018 per il bellissimo Un affare di famiglia e Premio della giuria nel 2013 per Father and son.

Di nuovo in concorso, affronterà ancora una volta il tema a lui caro dei legami famigliari, ma in chiave avveniristica. In un futuro prossimo, infatti, a una coppia che ha perso il figlio (interpretata da Haruka Ayase e Daigo) viene offerto un robot umanoide completamente identico al piccolo defunto.
Il titolo del film Sheep in the box? È ispirato al libro Il piccolo principe.

Perché farà discutere. Alla base del film c’è l’idea alquanto controversa di “riportare in vita” i morti usando le tecnologie più avanzate. In Cina si parla addirittura di “business della resurrezione”: i defunti sono ricreati con l’intelligenza artificiale. Un tema orticante, che si scontra con i più sinceri valori umani, e affonda la lama sulle derive più oscure dell’AI.

Film in concorso, debutterà al Grand Théâtre Lumière sabato 16 maggio.

L’inconnue di Arthur Harari
Credits: Pathé Films
Immagine del film “L’inconnue” di Arthur Harari

L’inconnue di Arthur Harari

Il francese vincitore dell’Oscar alla migliore sceneggiatura originale per Anatomia di una caduta, questa volta torna a Cannes anche da regista. Tra i film più attesi del Festival di Cannes 2026, L’inconnue (La sconosciuta) è liberamente ispirato alla sorprendente graphic novel Le cas David Zimmerman, che Harari ha realizzato insieme al fratello disegnatore Lucas.

David Zimmerman (interpretato da Niels Schneider) ha quasi quarant’anni. È un fotografo, ma nessuno lo sa. Sebbene non esca quasi mai di casa, alcuni amici lo trascinano a una festa sfrenata. Lì, scorge una donna (Léa Seydoux) tra la folla, non riesce a distogliere lo sguardo da lei e la segue… Poche ore dopo, David si sveglia: si trova nel corpo della sconosciuta.

Perché farà discutere. Ti addormenti come Niels Schneider e ti risvegli come Léa Seydoux: mica male no? La graphic novel ispiratrice, quando uscì nel 2024, fu accolta con entusiasmo. L’inconnue promette di essere un’interessante esplorazione di genere e identità, destinato ad aprire riflessioni profonde e dibattito. C’è da scommettere che incuriosirà anche il presidente di giuria Park Chan-wook, narratore insolito e provocatorio.

Film fuori concorso, debutterà al Grand Théâtre Lumière lunedì 18 maggio.

L’Abandon di Vincent Garenq

Un film che fa tremare le mani anche solo a scriverne la trama: in Francia, il 16 ottobre 2020 l’insegnante Samuel Paty fu decapitato vicino alla sua scuola, nella regione di Parigi, da un giovanissimo fanatico islamista. La sua “colpa”? In una lezione sulla libertà della parola, aveva mostrato ai suoi studenti alcune caricature di Maometto, tratte dal giornale satirico Charlie Hebdo.

Alla luce delle indagini e dei processi, questo film ripercorre gli ultimi undici giorni e la catena di eventi che hanno portato a quella tragica morte. Il docente è interpretato da Antoine Reinartz.

Perché farà discutere. È rievocato un fatto di cronaca forte e sanguinario, così vicino, in tempi incendiari e in fiamme. Si infila nel vivo di una ferita politica e sociale ancora aperta, dai risvolti molteplici come in una casa degli specchi (deformanti).

Film fuori concorso, debutterà al Grand Théâtre Lumière mercoledì 13 maggio.

Teenage sex and death at camp Miasma di Jane Schoenbrun
Credits: Mubi
Immagine del film “Teenage sex and death at camp Miasma”

Teenage sex and death at camp Miasma di Jane Schoenbrun

Film d’apertura della sezione Un certain regard, Teenage sex and death at camp Miasma è un film slasher queer e meta-cinematografico, con Gillian Anderson, abituata ad atmosfere strane e fuori dal coro (diva delle serie tv X-Files e Sex Education).

Dopo diversi sequel fallimentari, il franchise slasher intitolato Camp Miasma è affidato a una giovane e intraprendente regista (interpretata da Hannah Einbinder, Emmy Award come miglior attrice non protagonista per la serie Hacks). Il suo compito: rilanciarlo. È decisa a ingaggiare l’attrice che incarnava la “ragazza sopravvissuta” (Anderson) nel film originale. Ma quando le fa visita, le due donne vengono trascinate in un mondo sanguinoso in cui desiderio, paura e allucinazioni si intrecciano.

Perché farà discutere. Jane Schoenbrun è una regista americana da sempre appassionata di horror che sta iniziando a farsi notare. Identità di genere e disforia sono tematiche spesso al centro della sua ricerca, con un lavoro sui corpi paragonato da alcuni a quello di David Cronenberg. Il suo film festivaliero promette di essere una frenesia psicosessuale che lascerà il segno.

Film di Un certain regard, debutterà in sala Debussy mercoledì 13 maggio.