Non solo Euphoria, tutte le serie HBO che hanno fatto la storia
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Non solo Euphoria, tutte le serie HBO che hanno fatto la storia

di Tiziana Molinu

Molto prima che Euphoria polverizzasse ogni record di ascolti, HBO era già sinonimo di eccellenza televisiva. Questo articolo ripercorre la storia del network che, a partire dalla prigione di Oz fino al tavolo da colazione dei Soprano, ha smantellato le regole della TV generalista

Molto prima che i glitter di Euphoria invadessero le timeline di TikTok e che Zendaya diventasse la più giovane vincitrice di un Emmy come attrice protagonista, esisteva un patto non scritto tra lo spettatore e un logo. Quello di HBO. Quella scritta bianca su sfondo nero, accompagnata dal ronzio dello static noise era un sigillo di garanzia. Era la promessa che ciò che stavamo per vedere non sarebbe stato “intrattenimento usa e getta”, ma qualcosa di più simile a un romanzo per immagini, spesso scomodo, quasi sempre memorabile.

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Courtesy HBO Max

Prima di Netflix e di quello che oggi chiamiamo binge-watching, una serie HBO si guardava a scatola chiusa. Con la consapevolezza che nella maggior parte dei casi ci sarebbe piaciuta. Dalla prigione di Oz al tavolo da colazione dei Soprano, dalla Baltimora tossica di The Wire alla Winterfell gelida di Game of Thrones, la rete via cavo newyorkese ha smantellato pezzo per pezzo le regole della TV generalista, insegnandoci che gli eroi possono essere feroci, le famiglie tossiche e i finali spesso ingiusti.
Mentre il fenomeno Euphoria continua a macinare record (la terza stagione ha debuttato nel 2026 con 8,5 milioni di spettatori in soli tre giorni, un +44% rispetto alla precedente), è giusto fermarsi e guardare indietro. Perché la grandezza di HBO non si misura solo con il trucco glitterato di Rue, ma con un catalogo profondo che ha definito l’età dell’oro della serialità. Ecco allora Top 10 definitiva delle migliori serie HBO di sempre.

10. Oz (1997–2003) – Il battesimo del fuoco

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Courtesy HBO

Prima che esistesse il termine “binge-watching”, HBO mandava in onda Oz. Fu il primo vero esperimento di drama serializzato di un’ora, ambientato in un carcere di massima sicurezza dove le parole “violenza” e “redenzione” si scambiano continuamente di posto.

Perché è in classifica: Non è la serie più vista, ma è la pietra angolare. Senza la ferocia narrativa e la libertà creativa di Tom Fontana in Oz, non avremmo mai avuto The Sopranos o The Wire. È qui che HBO ha capito di poter raccontare storie dove il protagonista poteva morire senza preavviso e dove il male era una condizione quotidiana, non un’eccezione.

9. The Leftlovers (2014–2017) – Il capolavoro esistenziale (ri)scoperto in ritardo

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Immaginate che il 2% della popolazione mondiale svanisca nel nulla. Come si va avanti? Damon Lindelof e Tom Perrotta non hanno mai dato la risposta scientifica a questa domanda, ma hanno fornito la più accurata radiografia del dolore mai trasmessa in TV. Con una terza stagione girata in Australia che rasenta la perfezione assoluta.

Perché è in classifica: Per anni è stata la serie “di nicchia” per eccellenza, oggi è unanimemente considerata una delle più grandi opere incompiute della storia della serialità (nel senso buono: il finale è aperto ma perfetto). La performance di Carrie Coon e Justin Theroux è da manuale di recitazione.

8. Band of Brothers (2001) – La miniserie che diventa documento storico

Band of Brothers
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Prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks, questa serie sulla Compagnia Easy durante la Seconda Guerra Mondiale detiene ancora oggi un voto IMDb di 9.4, il più alto mai registrato per un prodotto HBO. Non è intrattenimento bellico; è un’esperienza immersiva che ti lascia senza fiato e con un nodo alla gola a ogni episodio (specie quello intitolato Why We Fight).

Perché è in classifica: Ha stabilito lo standard tecnico per qualsiasi produzione ambientata in guerra. Nessuno, nemmeno *1917*, ha reso così tangibile il fango, la paura e la fratellanza delle trincee.

7. Six feet under (2001–2005) – Il finale migliore della storia della TV

Six feet under
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Alan Ball trasformò un’impresa di pompe funebri nel palcoscenico delle nostre nevrosi più profonde. Ogni episodio iniziava con una morte (spesso assurda o tragica) e finiva con una riflessione sulla vita. Ma è il finale di serie il vero monumento di Six Feet Under. Quegli ultimi sei minuti con la canzone Breathe Me di Sia sono citati da ogni critico come l’apice assoluto della scrittura televisiva.

Perché è in classifica: Ha insegnato alla TV come chiudere un cerchio. Ha normalizzato il lutto e la complessità dei legami familiari in un’epoca in cui la TV era ancora rassicurante.

6. Succession (2018–2023) – Il dramma shakespeariano nell’era del capitalismo digitale

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La famiglia Roy è quanto di più lontano ci possa essere dai nostri ideali di felicità. Eppure, non riusciamo a staccare gli occhi. La scrittura di Jesse Armstrong è una lama affilata che taglia l’ipocrisia del potere, dei media e delle dinastie familiari. Con 19 Emmy vinti e dialoghi che sono già diventati cult (“Non puoi fare di un Tomeletto un’omelette senza rompere qualche Greg“).

Perché è in classifica: È la più grande tragedia americana del XXI secolo, mascherata da commedia nera. L’ultima stagione, con la resa dei conti tra i fratelli Roy, è stata pura poesia del cinismo.

5. True Detective (Stagione 1, 2014) – Quando la TV superò il cinema

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La lista è dedicata alle serie complete, ma è impossibile ignorare il monolite che è stata la prima stagione di True Detective. Nic Pizzolatto scrisse otto ore di cinema filosofico, impreziosite da un piano sequenza di 6 minuti durante una rapina finita male che è già materia di studio nelle scuole di regia. Il dualismo Rust Cohle (Matthew McConaughey) e Marty Hart (Woody Harrelson) rimane insuperato.

Perché è in classifica: Perché ha dimostrato che una serie antologica può generare un dibattito globale sul nichilismo e sul “tempo come cerchio piatto”. Le stagioni successive sono comunque ottime, ma mai all’altezza della prima, che tutt’oggi rimane leggenda pura.

4. Chernobyl (2019) – La verità che fa più paura della finzione

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In soli 5 episodi, HBO ha raccontato una storia vera in modo così claustrofobico e terrorizzante da oscurare qualsiasi horror di finzione. La miniserie di Craig Mazin non è solo la cronaca del disastro nucleare del 1986; è un atto d’accusa contro la menzogna di Stato e un monumento al sacrificio umano. Con un voto IMDb di 9.3 e 10 Emmy vinti.

Perché è in classifica: Per la sua rilevanza storica e per la tensione insostenibile. Il suono del contatore Geiger è diventato un nuovo tipo di jump scare.

3. The Wire (2002–2008) – L’enciclopedia del degrado urbano

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Se The Sopranos è psicanalisi, The Wire è sociologia applicata. David Simon, ex giornalista di cronaca nera, ha costruito un romanzo fluviale dove ogni stagione analizza un’istituzione fallimentare di Baltimora: la droga, il porto, la politica, la scuola e il giornalismo. All’epoca non vinse quasi nessun premio (scandalo!), ma oggi è unanimemente considerata la più grande serie mai realizzata da gran parte della critica internazionale.

Perché è in classifica: Per il suo realismo brutale. Per personaggi come Omar Little e Stringer Bell. Per la frase: “Tutti i pezzi contano”.

2. The Sopranos (1999–2007) – L’invenzione dell’antieroe moderno

The Sopranos
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Senza Tony Soprano che va in terapia dallo psichiatra, non esisterebbero Walter White, Don Draper o Tommy Shelby. David Chase ha preso il gangster movie e lo ha interiorizzato, trasformando un boss mafioso del New Jersey in un uomo qualunque alle prese con attacchi di panico, figli viziati e anatre nella piscina. Il finale con i Journey al ristorante è l’enigma irrisolto del secolo.

Perché è in classifica: Perché è lo spartiacque. Ha preso il cinema e lo ha messo in salotto ogni domenica sera. Ha reso HBO HBO.

1. Game of Thrones (2011–2019) – Il fenomeno che ha messo d’accordo il mondo

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Potremmo discutere per ore sull’ultima stagione e sulla famigerata tazza di caffè di Starbucks lasciata sul set. Ma negare l’impatto de Il Trono di Spade significa mentire a sé stessi. Per un decennio, il Lunedì mattina in ufficio, a scuola, in università, si parlava solo di quello che era successo a Westeros. È stata la serie più costosa, più vista e più premiata della storia (59 Emmy vinti). Ha reso mainstream il fantasy, ha fatto conoscere l’Islanda a mezzo mondo e ha trasformato la frase “Winter is Coming” in un modo di dire universale.

Perché è in classifica: Perché è l’unico prodotto seriale nella storia ad aver avuto un impatto culturale paragonabile a Star Wars o al Signore degli Anelli. È stata l’ultima volta che la TV ha davvero unito l’Occidente davanti a uno schermo.

Le menzioni d’onore (perché la lista 10 è troppo stretta)

The white lotus
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Impossibile non citare, anche solo di sfuggita, altri gioielli del catalogo. A partire da The White Lotus, La satira sociale definitiva sulla ricchezza tossica. Per non parlare di The Last of Us, la dimostrazione che i videogiochi possono diventare Alta Drammaturgia. Consigliamo anche Rome e Deadwood: due serie cancellate troppo presto ma che hanno gettato le basi per la ricostruzione storica realistica in TV. E infine
Barry che mescola omicidi e recitazione con esiti tragicomici imprevedibili.

Il futuro di HBO non solo Euphoria, anzi

Con l’arrivo del 2026, HBO (ora sotto l’ombrello Max) continua a sfornare nuovi cult. Dallo spin-off di Batman The Penguin (9 Emmy vinti) al medical drama claustrofobico The Pitt con Noah Wyle, fino all’attesissimo A Knight of the Seven Kingdoms, il marchio non ha perso la sua vocazione.
Ma come abbiamo visto, Euphoria non è l’inizio di questa storia gloriosa. È solo l’ultimo, brillantissimo capitolo di un libro che HBO ha iniziato a scrivere quasi trent’anni fa, quando qualcuno decise che la TV poteva (e doveva) essere migliore del cinema.