Guadagnino racconta la stella di Ferragamo
Courtesy of Lucky Red

Guadagnino racconta la stella di Ferragamo

di Andrea Giordano

Il regista di “Chiamami col tuo nome” racconta il grande designer italiano, in un documentario – evento da non perdere

La leggenda di Salvatore Ferragamo, il “calzolaio dei sogni”, l’uomo, l’imprenditore, lo stilista (si diceva un tempo), l’inventore e fondatore, capace di partire dal niente, dal suo paese in Irpinia, Bonito, per scalare poi la vetta del mondo, conquistando divi e dive, a partire dagli anni ‘20, e facendo sì che la sua arte diventasse un marchio d’eccellenza, in grado di influenzare e superare il tempo. A celebrarne ora la figura, personale e professionale, arriva finalmente il documentario di Luca Guadagnino, presentato nel 2020 alla Mostra del Cinema di Venezia, Salvatore: Shoemaker of Dreams, e prossimo, dopo un breve passaggio in sala, a finire su piattaforma, in collaborazione con TimVision.

Ecco i cinque motivi per vederlo.

- Alla scoperta degli archivi mai mostrati e di un personaggio titanico: fotografie, oggetti, filmini in super8 girati dallo stesso Ferragamo, si alternano alla nascita dell’azienda a Firenze, i processi di ricerca, la famosa scarpa Marilyn, i viaggi, le sfide, le rinascite, conducendo così lo spettatore in una conversazione, in cui a parlare non ci sono solo i figli, i nipoti, i critici, gli amici, ma anche personalità come Martin Scorsese.

- Un documentario istintivo, profondo, che è soprattutto un omaggio a quell’Hollywood dorata, appena nata, in cui il grande designer italiano era già considerato una star, quello che cucina la pastasciutta per Rodolfo Valentino, prepara i cocktail alle feste più importanti, segue e veste nomi del calibro, tra gli altri, di Sophia Loren, Cecile B. De Mille, David Griffith, Mary Pickford, Lucille Ball, Greta Garbo, Audrey Hepburn, Claudette Colbert, Rita Hayworth. Una camera delle meraviglie, in cui il binomio “cinema e moda” assume un valore assoluto e costruisce un immaginario.

Courtesy of Enzo Graffeo/BIPs/Getty Images

- L’eredità di ieri e oggi: Ferragamo fu uno dei pionieri, nel Secondo Dopoguerra, a realizzare vere e proprie opere d’arte utilizzando il sughero, il celofan, la rafia, ingegnandosi nel trovare nuove forme d’espressione e aprendo la riflessione, più che mai d’attualità, sul tema della sostenibilità creativa, e che la stessa famiglia, grazie al Museo-Fondazione di Firenze, porta avanti da allora.

- Il sogno americano è ancora qualcosa di contemporaneo, a cui tutti possono puntare. Ferragamo si considerava un outsider, ma è riuscito lo stesso a imporsi, affascinando la Babilonia a stelle e strisce, imponendo la sua personalità, una volta raggiunto l’apice, anche in Italia, per continuare a essere grande. Un percorso simile proprio a quello di Luca Guadagnino, che da Io sono l’amore, si è ormai consolidato tra i registi migliori nel panorama culturale di oggi grazie a lavori come Chiamami col tuo nome, il remake di Suspiria, la serie We Are Who We Are, i corti-capolavoro, The Staggering Girl, Fiori, Fiori, Fiori!, i fashion movies, anche per la Maison Ferragamo, tipo Walking Stories. In attesa di vedere i prossimi lavori, la sfida su Scarface, il drama horror Bones & All, sempre con Timothée Chalamet, o Burial Rites dirigendo Jennifer Lawrence.

- Il piacere di riscoprire la bellezza dei dettagli e quel sapore artigianale, che deve essere necessariamente protetto, quando parliamo di industria, moda, impegno sociale, ambientale, umano. Ferragamo fu all’avanguardia in questo, e lo è ancora.