Backrooms, perché è il film più inquietante (e atteso) dell’anno
Dalla stanza gialla di 4chan alla sala buia, il debutto di Kane Parsons con A24 e James Wan trasforma una leggenda di Internet nell’horror psicologico più atteso del 2026
Mai come quest’anno un horror era stato preceduto da una simile aura di attesa febbrile. Backrooms, il debutto alla regia del giovanissimo Kane Parsons (20 anni) prodotto da A24 e James Wan, arriverà nelle sale italiane il 27 maggio 2026 (due giorni prima dell’uscita americana) distribuito da I Wonder Pictures.
E se non ne hai ancora sentito parlare e ti stai chiedendo il perché di tutto questo hype te lo spieghiamo subito. Iniziamo col dire che questo film è il punto d’incontro tra un creepypasta nato nel sottobosco di Internet, una serie YouTube da milioni di visualizzazioni e la regia di un ragazzo che a vent’anni è già diventato il più giovane filmmaker nella storia di A24 (che come ben sappiamo, da The Drama a Marty Supreme non si lascia sfuggire occasione di produrre progetti che sanno far parlare). Ecco perché critica e pubblico considerano Backrooms l’evento horror del 2026.
Dalla leggenda metropolitana nata su internet al cinema
Tutto comincia nel 2019 su 4chan, il forum anonimo da cui sono nate alcune delle più cupe leggende contemporanee. Un utente pubblica la fotografia di un ufficio vuoto, tappezzato di carta da parati gialla e illuminato da una luce fluorescente malata. Un altro risponde con un messaggio che diventerà la genesi dei Backrooms, usando una metafora presa in prestito dal gergo dei videogiochi: il noclip, quel bug che permette al giocatore di attraversare i muri e scivolare fuori dalla mappa.
«Se non stai attento e “noclipi” fuori dalla realtà nelle aree sbagliate», scrive, «finirai nei Backrooms, dove non c’è altro che il tanfo di vecchia moquette umida, la follia del giallo monocromatico, l’incessante ronzio delle lampade fluorescenti e circa seicento milioni di miglia quadrate di stanze vuote in cui restare intrappolato». L’idea di cadere per errore in un retro-ufficio infinito e claustrofobico, un limbo architettonico nascosto dietro la realtà, fece presa immediata sulla community. Quel messaggio, insieme all’immagine, divenne virale e gli utenti cominciarono a espandere il mondo dei Backrooms con livelli, creature e regole di sopravvivenza sempre più complesse, trasformando una singola suggestione in una mitologia collettiva.
Nel 2022 entra in scena Kane Parsons, un sedicenne che sul suo canale YouTube Kane Pixels pubblica il cortometraggio The Backrooms (Found Footage): un filmato in stile amatoriale, girato con una telecamera traballante e un’estetica VHS degradata, che racconta l’incubo di un giovane precipitato in quella dimensione parallela. Il video totalizza in poco tempo 66 milioni di visualizzazioni. Quello fu il seme di una serie che, a colpi di atmosfera e ansia crescente, conquista quasi 200 milioni di visualizzazioni complessive, attirando l’interesse di una delle case di produzione più influenti del cinema indipendente.

Il tocco di A24, la trama, il caste e la scommessa su un regista da record
A24, lo studio che ha già alle spalle horror contemporanei di un certo livello come Hereditary, Midsommar e Talk to Me, ha fiutato subito il potenziale e ha messo Parsons al timone del lungometraggio. Classe 2005, il regista diventa il più giovane filmmaker mai ingaggiato da A24.
Una mossa coraggiosa, sostenuta da un team di produzione che include mostri sacri del genere: James Wan, creatore delle saghe Saw, Insidious e The Conjuring, che affiancano Parsons in cabina di regia.
Il cast è altrettanto prestigioso: Chiwetel Ejiofor (candidato all’Oscar per 12 anni schiavo), Renate Reinsve e Mark Duplass guidano un ensemble che mescola carisma indie e solidità drammatica.
La trama ufficiale, volutamente scarna, racconta di un proprietario di un negozio di mobili che scopre una porta misteriosa nel suo scantinato; varcandola, si ritrova catapultato in un labirinto infinito di stanze vuote e corridoi gialli, dove la realtà sembra dissolversi e la logica cede il passo a un orrore strisciante. Al centro non ci sono mostri né splatter, ma uno spazio che divora lentamente la sanità mentale di chi vi è intrappolato. È un horror psicologico costruito sull’atmosfera, e non vediamo l’ora di vederlo.