Il mito di Pasolini alle Terme di Diocleziano a Roma
Nicola Verlato, Assassinio di P.P.P.Pasolini / Marlowe, 2022

Il mito di Pasolini alle Terme di Diocleziano a Roma

di Digital Team

La mostra, dal titolo Hostia, è ispirata alla tragica morte di Pier Paolo Pasolini sulla spiaggia di Ostia, e racconta la dimensione mitologica del grande poeta e cineasta

Corpi che cadono, uno sull’altro. Ammasso di muscoli tesi, nervi e tendini. Corpi mossi da furore o in balia della rabbia e della ferocia. Mani che stringono, che afferrano o spingono. La mostra ospitata fino al 12 giugno alle Terme di Diocleziano a Roma, prima che essere un omaggio al grande Pier Paolo Pasolini, è un inno alla capacità del corpo –  riferito in particolare a quello del grande poeta e scrittore - di condensare ed esprimere vita e morte con un lirismo indescrivibile.
Hostia, questo il titolo scelto per il progetto espositivo ideato dall’artista Nicola Verlato e curato da Lorenzo Canova, trova la sua fonte di ispirazione dalla tragica morte di Pasolini, per andare a ritroso e ricostruire per allegorie, la sua vita.
Al centro della mostra infatti, un quadro di grandi dimensioni che, con la stessa aura di un’antica pala d’altare, rappresenta il corpo di Pasolini mentre fa breccia nella sua esistenza passata: dalla sua infanzia, alle sue esperienze più mature.

Dettaglio rivelatore: la presenza di Pound in un toccante dittico che vede l’intellettuale friulano al cospetto del poeta e saggista statunitense. E’ da ricordare l’incontro che i due ebbero nel 1968 a Venezia: avvenne una sorta di passaggio di testimone dal vecchio saggio che ha conosciuto la coercizione in un ospedale psichiatrico, dopo essere stato condannato per aver sostenuto il fascismo, e il giovane scrittore e regista iconoclasta la cui sensibilità artistica, estrema e indisciplinata, scompagina la morale benpensante della società dell'epoca.
Nelle imponenti tele di Verlato, la cui pittura magistralmente definisce i corpi e gli ambienti, emerge il crudo e spietato realismo che tanto ha connotato la produzione sia poetica che cinematografica di Pasolini.
Accanto ai dipinti, i suggestivi spazi delle Terme accolgono un enorme disegno di 11 metri realizzato a carboncino, presentato come lo studio per il Grande Fregio, che immortala scene di corpi che lottano con veemenza evocanti le atmosfere di Salò. Anche in questa opera, emerge la potenza imperiosa dei corpi che, quasi fossero una avvincente metafora dell’intera esistenza di Pasolini, si scontrano, si aggrovigliano e, alla fine, cadono.

Ed è un corpo in caduta quello che, forse maggiormente, domina l’intera mostra: una scultura sospesa nel vuoto di dimensioni reali, che ritrae in modo realistico proprio Pasolini. L’impressione è quella di osservare non l’originale scrittore, l’acuto cineasta o il sensibile poeta nella sua grandezza, bensì di vedere l’uomo che cade per la sua fragilità e finetezza. Ecco allora che emerge, con evidente chiarezza, la dimensione mitologica di Pasolini: dove muore il corpo, emerge l’immortale caratura intellettuale dell’uomo.
Disseminate nello spazio anche delle teste/erme che rappresentano delle figure significative nella vita di Pasolini come Ezra Pound, Pino Pelosi, la madre di Pasolini, Franco Citti e Maria Callas.
Dipinti, disegni e sculture sono state concepite da Verlato per un progetto tanto ideale quanto utopistico: costruire un complesso monumentale, laddove Pasolini ha esalato gli ultimi sospiri, a Ostia.
In esposizione è presente una mappa dettagliata che rappresenta i luoghi dove dovrebbero essere collocati dei piccoli templi concepiti da Verlato. In scala ridotta, si possono vedere questi modelli di edifici in mostra, per raccontare per suggestioni l'ampiezza del progetto e il realismo visionario di tutta l'operazione insieme concreta ed immaginaria.