Ken Scott, l’eclettico che ha cambiato la moda
Tessuto Lady Winter, 1986 Lady Winter Textile, 1986

Ken Scott, l’eclettico che ha cambiato la moda

di Paolo Lavezzari

Esce la prima monografia esaustiva su Ken Scott, il geniale designer che in 50 anni ha anticipato tutto

Giusto per dare qualche spunto di riflessione: ha inventato le sfilate-spettacolo, il co branding, il fluid gender (si diceva unisex), il total look, ha fatto di se stesso, ben prima di Franco Moschino o Ralph Lauren, il testimonial della sua griffe, ha disegnato mobili e oggettistica, aperto un ristorante… Quel gran genio di George Kenneth Scott, per tutti solo Ken Scott, ha fatto e anticipato in 50 di attività davvero tutto: non a caso Alessandro Michele (anch'egli, come Scott, innamorato dei fiori e della natura) da quell'abile miscelatore di tante belle e perdute idee di ieri qual è, ha voluto fare una collezione – Epilogue – attingendo al formidabile archivio lasciato dal designer americano (per carità, non stilista!, termine che detestava: «Lo stilista seleziona le idee degli altri, non crea. Preferirei essere chiamato designer»). Mettersi a raccontare Ken Scott significa scrivere un librone e quello, per fortuna, ora c'è, coloratissimo come la moda del designer ('posseduto' dal colore, come il suo idolo Paul Klee), semplicemente sfogliabile, se si vogliono  guardare le figure, ma anche ampiamente corredato di testi ottimi per chiarezza e piacevolezza di lettura che aiutano a comprendere come un artista cui Peggy Guggenheim guardava con (comprensibile) interesse abbia potuto diventare una figura chiave della moda del 900. 

Ken Scott con cornice di fiori di legno per il packaging del profumo KS. Foto di Renato Grignaschi per “Vogue Italia”, 1979

Visionario, certo, ma con un realismo che, a partire dalla creazione del marchio di tessuti Falconetto su cui stampava nelle seterie comasche i suoi sgargianti decori floreali, nel pieno degli anni 50, non lo ha mai abbandonato. Probabilmente unico, Scott, 'il giardiniere della moda' come è ricordato, («Non è un atelier di moda, è il mercato dei fiori!» esclamò Audrey Hepburn la prima volta che mise piede da Ken Scott. E lui stesso scrisse come invito a una sua sfilata: “Vieni a vedere i miei nuovi fiori freschi”), ha sempre disegnato personalmente ogni suo motivo, assegnandogli un nome e non un freddo numero, e proseguiva poi con la sua estensione nelle varianti di colore, realizzate utilizzando i suoi colori pennellati su strisce di carta, anticipando gli strumenti tecnici che oggi vengono usati dai “variantisti” tessili. È negli anni 70 che l'impronta di  Scott si fa indelebile: è lui, con Walter Albini e Rosita Missoni a dare vita all’avanguardia della moda stabilendosi a Milano e confermandone l’identità di cuore pulsante del design italiano. Sono numerosi gli esempi che fanno di lui un precursore di tendenze ancora oggi imperanti. 

Esempi? lo stile gypsy ben prima che lo rilanciasse Saint Laurent, i cappotti stampati e foderati di mongolia prima di quelli di Dior, la maglia zig-zag prima di tutti e i suoi disinvolti beach-jamas ben prima che Galitzine li riproponesse come pigiama-palazzo. E ancora gli abiti-sottoveste, il golf per ricevere, i blouson de biche, lo stretch, l’unisex, i kimono, i pantaloni scampanati, i fuseaux, i bottoni con il logo. Senza contare lo stile animalier, che per lui era stato semplicemente il divertimento di una sera. «Puoi vestire le bestie umane esattamente come quelle a quattro zampe». Questo libro è un regalo, da fare a voi stessi e a chiunque vi sia caro, che ami la moda o non ne capisca nulla è del tutto irrilevante. (Ken Scott, edito da Rizzoli illustrati per Mondadori Electa).