La Biennale d’Arte “In Minor Keys” e la mostre imperdibili a Venezia
Ogni due anni Venezia si conferma come un caput mundi dell’arte contemporanea grazie alla Biennale. Abbiamo selezionato una serie di mostre nella città lagunare per compiere dei tragitti all’insegna della scoperta e dell’approfondimento di grandi artisti
Quest’anno la 61° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che prende avvio dal 9 maggio al 22 novembre, ha per titolo In Minor Keyse, come di consueto, è ospitata ai Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia. Dopo la prematura scomparsa nel maggio del 2025 della curatrice di quest’ultima edizione, Koyo Kouoh, il progetto è stato sviluppato da un team da lei selezionato, che ha seguito le linee guida della curatrice. Il tema scelto è incentrato, come suggerisce chiaramente il titolo, attorno alle “tonalità minori”, alla memoria e la resilienza attraverso l’arte. Il tema invita a un ascolto profondo, concentrandosi su voci sottili, pratiche rigenerative e connessioni umane. Sono 111 i partecipanti, tra artisti, artiste, duo, collettivi e organizzatori, provenienti da contesti geografici molto differenti. La curatrice ha cercato di creare connessioni tra artisti lontani, tracciando fili sottili tra realtà lontane come Salvador, Dakar, San Juan, Beirut, Parigi e Nashville. Tra le fonti ispirati della curatrice, due libri: Beloved di Toni Morrison e Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, accomunati dall’attraversamento di mondi e soglie temporali e da un realismo magico che intensifica il registro emotivo. Coerente con le tematiche della curatrice, l’identità visiva della Biennale è stato ideato da Clarissa Herbst, in collaborazione con Alex Sonderegger. L’immagine grafica si ispira al komorebi, il termine giapponese usato per indicare l’effetto della luce che filtra tra il fogliame, e aspira a riprodurre il sollievo che si “prova all’ombra di un albero”. Ecco che ci aggireremo per tutta Venezia seguendo banner, poster e segnaletica virate in diverse sfumature di grigio e in tonalità che bilanciano immanenza e trascendenza, per evocare al contempo modalità di percezione naturali e cosmiche.

Mostre ed progetti collaterali alla Biennale
Affianca la mostra principali In Minor Keys un centinaio di Partecipazioni Nazionali e 31 Eventi Collaterali ufficiali, oltre ad altrettante mostre sparse per tutta la città lagunare. Per avere la lista completa di tutti eventi e progetti collaterali legati alla Biennale, troverete tutto nel sito della Biennale. Tra le centinaia di mostre, abbiamo fatto una selezione di tappe imperdibili, per espandere le tematiche della Biennale ma anche per scoprire giovani talenti o approfondire grandi maestri.
Lo SMAC – San Marco Art Centre (Piazza San Marco, fino al 22 novembre) presenta due mostre personali, rispettivamente di Alighiero Boetti e Lee Ufan. La mostra di Lee Ufan (1936, Kyongnam) ripercorre l’evoluzione del suo iconico linguaggio visivo, con opere che spaziano da dipinti recenti e storici a installazioni di grandi dimensioni, tra cui spicca una nuova opera site-specific commissionata a Venezia. La retrospettiva dedicata ad Alighiero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994), riunisce oltre cento opere distribuite in otto sale, offrendo un’ampia ricognizione della sua lunga e prolifica carriera. Coprendo un arco temporale di più di venticinque anni, la mostra – concepita come una sorta di “costellazione” – ripercorre l’intera traiettoria artistica di Boetti e mette in luce l’ampiezza e la complessità della sua pratica.
Bvlgari inaugura il ruolo di Partner Esclusivo della Biennale d’Arte per le prossime tre edizioni fino al 2030, rafforzando il legame con l’arte e il sostegno alla creatività. Come progetto espositivo, la Maison romana presenta Lotus L. Kang (nel 1985 a Toronto) al Padiglione Bvlgari nello Spazio Esedra dei Giardini. Lavorando con fluidità tra scultura, fotografia e installazioni site-responsive, il lavoro di Kang attinge spesso a materiali e forme non fissate e instabili. In occasione della Biennale, l’artista sviluppa un’installazione in continuità con il suo costante rapporto con il tempo, inteso come molteplice, non lineare e contingente, dando ampio sviluppo al tema del “divenire”. Oltre al progetto di Lotus L. Kang, la Fondazione Bvlgari promuove anche la mostra – ospitata alla Biblioteca Nazionale Marciana in Piazza San Marco – delle artiste Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda, vincitrice della quarta edizione del Premio MAXXI Bvlgari. Quest’ultima presenta Fragments of Fire Worship, un’installazione composta da due sculture al neon collocate nel Vestibolo. I segni luminosi dell’opera, frammentari e indecifrabili, rimandano a una scrittura che ha perso la propria funzione comunicativa per farsi gesto, traccia, cicatrice.
Al Berggruen Arts & Culture, il nuovo importante spazio veneziano dedicato all’arte contemporanea, inaugurato nel 2024 a Palazzo Diedo, ospita la mostra Unfinished (4 maggio-22 novembre) che rende omaggio all’artista britannica Ceal Floyer, scomparsa nel dicembre 2025. Composta da video, fotografia, installazioni sonore, ready-made e sculture, la mostra rispecchia la poetica di Floyer che impiega spesso un umorismo derivante da slittamenti del punto di vista, giochi di parole, doppi sensi e un’interpretazione paradossale del quotidiano. Con accenni di assurdità, il suo lavoro trasmette la vitale possibilità di creatività in ogni situazione. La mostra è presentata in parallelo con Strange Rules (4 maggio -22 novembre), un progetto interdisciplinare incentrato sulla Protocol Art, un approccio che utilizza reti e infrastrutture digitali e che considera la blockchain come un mezzo espressivo.
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia faranno da cornice alla retrospettiva Transforming Energy di Marina Abramović (dal 6 maggio al 19 ottobre). La mostra segna l’80º compleanno dell’artista e instaura un profondo dialogo tra la sua pionieristica arte performativa e i capolavori rinascimentali che hanno plasmato l’identità culturale di Venezia. Al centro di Transforming Energy c’è l’incontro tra passato e presente, materiale e immateriale, corpo e spirito. Opere iconiche della grande artista si alternano a proiezioni di performance storiche, mentre nuove creazioni realizzate per l’occasione mettono in risalto la sua lunga ricerca su resistenza, vulnerabilità e trasformazione. Uno dei momenti culminanti della mostra è la presentazione di Pietà (with Ulay) (1983), posta in dialogo diretto con la Pietà di Tiziano (ca. 1575-76), l’ultimo capolavoro incompiuto dell’artista.
Curata dalla Fondazione In Between Art Film, l’iniziativa ideata da Beatrice Bulgari per promuovere la cultura delle immagini in movimento, Canicula è il terzo e ultimo capitolo di una serie di mostre che ha visto il Complesso dell’Ospedaletto trasformarsi in una sorta di architettura cinematografica. Canicula presenta nuove videoinstallazioni site-specific di un gruppo di otto artisti internazionali. Tutte le opere sono commissionate e prodotte dalla Fondazione, e la mostra segna la conclusione della “Trilogia delle Incertezze”, un arco narrativo che ha gradualmente tracciato una transizione dall’ambiguità della luce fioca di Penumbra (2022) al disorientamento della nebbia di Nebula (2024) fino alla luminosità accecante e al calore bruciante di Canicula (2026). Questo ultimo progetto si concentra sulla luminosità accecante e sul caldo torrido. Sono condizioni che, ancora una volta, ingannano i sensi e sollevano interrogativi sull’affidabilità della vista e sulle interpretazioni del reale che essa produce.
Ha per titolo 5 works la mostra personale che Lydia Ourahmane (1992, Saïda, Algeria) presenta alla Fondazione Nicoletta Fiorucci (Dorsoduro 2829, dal 5 maggio al 22 novembre). Esplorando paesaggi di dislocazione e comunità, il suo lavoro esamina come il movimento di oggetti e persone sia influenzato da fattori quali restrizioni statali e barriere invisibili. Le sue recenti presentazioni hanno coinvolto il pubblico come materiale, soggetto e autore. Dopo una residenza presso la Fondazione, con cui la potuto collaborare con artigiani e tecnici veneziani, l’artista ha dato vita a una mostra che stratifica una vasta gamma di media – tra cui, ad esempio, stampi per sculture antiche, lampade da chiesa e biancheria da letto dismessa – con gesti concettuali tradizionali come la ricontestualizzazione di oggetti trovati e la presentazione di processi documentaristici.
Prende il titolo dalla serie di sculture Dreams, la mostra dell’artista austriaco Erwin Wurm (Bruck an der Mur, 1954) ospitata a Palazzo Fortuny dal 9 maggio al 22 novembre. L’artista presenta un’ampia monografia dove si evince la sua stretta sintonia con la storia di Venezia. In mostra le celebri “One Minute Sculptures” – performance effimere attivate dai visitatori secondo istruzioni scritte – e la stravagante serie “Substitutes”, abiti-sculture concepiti dall’artista come indumenti privi di figura umana, monumenti all’assenza o membrane che trattengono l’ultimo gesto di chi li ha abitati. L’analogia è con il Delphos di Fortuny, un involucro pronto ad accogliere il corpo, ma privo di struttura autonoma senza di esso. Entrare a Palazzo Fortuny durante questa mostra, significa immergersi in un organismo architettonico vivo, una membrana sensibile dove oggetti e contenitore dialogano in un flusso continuo.
Fondazione Prada presenta la mostra Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince nella sede veneziana di Ca’ Corner della Regina (dal 9 maggio al 23 novembre 2026). La mostra mette in relazione le opere di due tra i più importanti artisti americani, Arthur Jafa (1960) e Richard Prince (1949), evidenziando un dialogo creativo finora inesplorato. Nati a dieci anni di distanza, Jafa e Prince condividono un approccio radicale nei confronti dell’appropriazione e della manipolazione di immagini tratte da film, romanzi pulp, fumetti, video YouTube, racconti di fantascienza, copertine di dischi, poster di rock band. Entrambi gli artisti tracciano delle topografie specifiche degli Stati Uniti: se Jafa riflette sulla sua identità di uomo afroamericano con la missione di rafforzare il cinema e l’arte Black, Prince oscilla tra una critica lucida della mascolinità bianca e il fascino per il lato oscuro della psiche americana.
E’ la pittura dell’artista russa Sanya Kantarovsky, la protagonista degli spazi all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Palazzo Loredan nel sestiere di San Marco (6 maggio – 22 novembre). Partendo dalla tradizione pittorica figurativa, l’artista multimediale pone la pittura al centro della sua produzione, creando opere di una spiritualità suggestiva e al contempo inquietante, permeate da un umorismo mordace, radicato nella satira sovietica e nella letteratura dell’Europa orientale. A Venezia, Kantarovsky si inserisce negli spazi storici del palazzo con interventi site-specific e presenta una nuova serie di opere composta da dipinti, ceramiche e una scultura realizzata in collaborazione con un laboratorio di vetro di Murano.

E’ l’acqua la protagonista della mostra ospitata alla ERES Fondation (dal 9 maggio al 1 novembre): sette artisti di fama internazionale mettono in luce gli aspetti del mutevole rapporto tra l’uomo e i cicli dell’acqua, fondamento della vita stessa. In un fluido gioco di interazioni, la mostra Shifting Waters intreccia diversi aspetti della coesistenza tra uomo e acqua. Le posizioni artistiche richiamano la lotta perenne con le forze della natura o incantano con la poesia del liquido. La bellezza delle perle, la meravigliosa consistenza delle squame, le imponenti strutture del regno nascosto e i resti di architetture smantellate creano una melodia di connessione e repulsione.Tra gli artisti presenti Giorgio Andreotta Calò, Lawrence Weiner, Pamela Rosenkranz, tra gli altri.















