La poesia in un istante. Una retrospettiva ricorda la fotografa Sabine Weiss, a Venezia

La poesia in un istante. Una retrospettiva ricorda la fotografa Sabine Weiss, a Venezia

di Paolo Lavezzari

Alla Casa dei Tre Oci, a Venezia, gli scatti di Sabine Weiss, protagonista della fotografia umanista francese

Che belle foto ci ha lasciato Sabine Weiss. “Oddio! un’altra fotografa”, qualcuno dirà e qualcun altro, che magari di fotografia ne mastica poca, si chiederà anche “chi è?”. Beh, siamo qui apposta per raccontarlo. Eh sì, la grande mostra antologica che apre ai Tre Oci di Venezia (La poesia dell’istante, 11/3-23/10) è in effetti la terza esposizione di una fotografa che Icon segnala nel giro di una manciata di giorni. Ma questo fa solo piacere perché, senza sbandieramenti femministi, né altre polemiche o prese di posizione sul genere, conferma che, alla fine, è la storia stessa a sancire a chiare lettere la grandezza o meno di qualsiasi artista. Magari sono poche le artiste fotografe, rispetto al rilevante manipolo maschile, ma tuttavia di un livello formidabile. Proprio come Sabine Weiss (che era il cognome dell’amatissimo marito, il pittore americano Hugh Weiss, lei da signorina faceva Weber).

1958-France, Paris, chez Dior

Scomparsa in tarda età (97 anni) a fine 2021, la fotografa elvetico-francese è stata tra le maggiori rappresentanti della fotografia umanista francese accanto a giganti come Robert Doisneau (parleremo prestissimo di una sua mostra), Willy Ronis, Edouard Boubat, Brassaï e Izis. Anche lei, come Ruth Orkin, comincia già da giovanissima a fotografare con una macchinetta da poco. Dal ’46 è a Parigi, nel ’50 sposa Hugh, diventa fotografa indipendente, poi nel ’53 entra nell’agenzia Rapho, su raccomandazione proprio di Robert Doisneau. Da allora non si  è mai fermata, cimentandosi con esiti sempre rilevanti e originali in tutti i campi della fotografia – dai reportage ai ritratti di artisti, dalla moda agli scatti di strada con particolare attenzione ai volti dei bambini, fino ai numerosi viaggi per il mondo.

La cosa bella di  questa mostra è che la stessa Sabine ha partecipato attivamente alla costruzione del percorso espositivo, aprendo i suoi archivi personali, conservati a Parigi, per raccontare, per la prima volta in maniera ampia e strutturata, la sua straordinaria storia e il suo lavoro. Il perché del titolo della mostra, La poesia dell’istante, è spiegato benissimo dalla fotografa: «Per essere potente, una fotografia deve parlarci di un aspetto della condizione umana, farci sentire l'emozione che il fotografo ha provato di fronte al suo soggetto». Ecco, tutto lì, nel magico momento. Gli oltre 200 scatti presenti nella retrospettiva lagunare coprono pressoché tutto il percorso artistico  di Weiss, dagli esordi nel 1935 agli anni’80. Tra gli inediti, la serie dedicata ai manicomi, realizzata durante l'inverno 1951-1952 in Francia nel dipartimento dello Cher. I bambini (ancora loro, spesso stracciati, sempre struggenti, come per Vivian Maier e Ruth Orkin). Spazio anche per le elegantissime foto di moda degli anni 50 per Vogue e per i ritratti – pittori, scultori, attori e musicisti: Rauschenberg, Françoise Sagan, Romy Schneider, Ella Fitzgerald, Simone Signoret, Brigitte Bardot...C’è altro ancora: l’America, “scoperta” nel 1955, poi i viaggi degli anni 80…Ma perché togliervi il piacere della scoperta?