Le mostre più belle da vedere a giugno 2026, in Italia e nel mondo
Amanda van Hesteren, I Want to go Higher (video still), 2023. @ Amanda van Hesteren. Courtesy Amanda van Hesteren

Le mostre più belle da vedere a giugno 2026, in Italia e nel mondo

di Elena Bordignon

Non ancora sazi di mostre e rassegne – su tutte la Biennale di Venezia, aperta da poche settimane – abbiamo stilato una lista di alcune tra le esposizioni “imperdibili” di giugno.

Il termine “belle” forse ci sta un po’ stretto, ma è indubbio che visitare la mostra che il MoMA dedica al grande Duchamp sia un’esperienza che “rapisce” i sensi. Senza dimenticare che il noto artista francese considerava la bellezza tradizionale come un concetto superato e limitante. Una bellezza controversa è quella che ci offre lo Stedelijk Museum di Amsterdam, che mette sottosopra il concetto di “mascolinità” grazie alla visione degli artisti. Di bellezza, però, possiamo parlare con la mostra di Sugimoto a Tokyo, di Clemente a Milano e, naturalmente, di bellezza sublime per le visioni di Turner a Como.

Marcel Duchamp al Museum of Modern Art di New York

Marcel Duchamp, maestro del pensiero visivo ed esteta del ready-made, ha scardinato i confini del convenzionale elevando l’oggetto quotidiano a simulacro museale. La retrospettiva in corso fino al 22 agosto al Museum of Modern Art si configura come un appuntamento imperdibile: è la prima grande mostra negli USA dedicata all’artista francese da oltre mezzo secolo. Il percorso espositivo, orchestrato secondo un rigoroso ordine cronologico, percorre sei decenni di una carriera rivoluzionaria attraverso dipinti, sculture, film, disegni e opere a stampa. Tra le opere di spicco figurano la dinamica cubista di Nudo che scende le scale (n. 2) (1912) accanto all’enigma monumentale de Il grande vetro (1915-23). Nonostante la perdita di molti originali – tra cui l’iconica e scandalosa Fontana (1917) – la mostra propone i frammenti superstiti accostandoli a repliche d’autore, celebrando così il fascino intramontabile di Duchamp per la fusione tra originali e copie.

“Beyond the Manosphere: Masculinity Now” allo Stedelijk Museum, Amsterdam

La complessità dell’identità maschile, con le sue profonde sfaccettature emotive, entra da protagonista nel mondo dell’arte contemporanea attraverso la mostra collettiva Beyond the Manosphere: Masculinity Now, ospitata fino al 2 agosto allo Stedelijk Museum di Amsterdam. L’esposizione fa dialogare i tesori storici della collezione permanente con nuove commissioni, intrecciando le visioni della pittrice britannica Lucy McKenzie all’eredità plastica di Eduardo Paolozzi. La mostra accoglie le opere del pittore e body artist Sands Murray-Wassink, le enigmatiche creazioni di Bruno Zhu e le tele ambigue del pittore olandese Melle, tra gli altri. Attraverso il loro sguardo, i curatori sollevano interrogativi ancestrali: Cosa significa essere un uomo oggi? Se la mascolinità fosse una sfera, quale universo custodirebbe al suo interno?. Le risposte si svelano lungo il percorso, rivelando l’essenza maschile non solo come teatro di potere, ma come una fragile terra di mezzo, fatta di contraddizioni, geometrie quotidiane e improvvisa tenerezza.

Guardare le influenze della Pop Art ai giorni d’oggi: al Guggenheim di New York (5 giugno – 10 gennaio 2027)

Qual è l’eco della Pop Art del XX secolo nel nostro presente? A questo interrogativo risponde il Guggenheim Museum con Guggenheim Pop, un’importante retrospettiva in corso fino al 10 gennaio 2027. Nata come folgorante reazione al consumismo del secondo dopoguerra, la Pop Art americana ha visto maestri come Andy Warhol, Claes Oldenburg e Richard Hamilton elevare l’ordinario a icona sacra. Gli interrogativi emersi dalle opere di questi artisti risuonano oggi più attuali che mai, specchiandosi nell’avvento dell’intelligenza artificiale nei processi creativi. La mostra mette a confronto opere storiche con lavori recenti di artisti contemporanei come Maurizio Cattelan, Lucia Hierro e Josh Kline. Un altro gigante del movimento, Roy Lichtenstein, sarà protagonista di un’importante retrospettiva al Whitney Museum of American Art verso la fine dell’anno, segnando un momento cruciale per la rilettura della Pop Art a New York.


Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen, Volano molle (Soft Shuttlecock, 1995) – Courtesy Guggenheim, New York

A Como il genio pittorico di Turner

Fino al 27 settembre, il Palazzo del Broletto e la Pinacoteca Civica di Como ospitano un evento espositivo da non perdere, volto a celebrare uno dei sodalizi più lirici e profondi della storia dell’arte: l’amore di J.M.W. Turner per il lago di Como. Tra il 1819 e il 1840, il maestro inglese visitò a più riprese le sponde del Lario, fissando su carta, tramite acquerelli, schizzi e dipinti, la bellezza lacustre. Grazie a un eccezionale nucleo di prestiti provenienti dalla Tate, la mostra porta in Italia un corpus straordinario di capolavori: fogli di viaggio, schizzi di riverberi d’acqua e mirabili visioni naturali che narrano il viscerale legame di Turner con il paesaggio italiano. Dalle prime impressioni catturate nel 1819 sino alle stesure della maturità, la materia pittorica si fa pura atmosfera, dove la luce e il colore si convertono in assoluti protagonisti del visibile.

La Hayward Gallery di Londra celebra i 50 anni di carriera di Anish Kapoor

Da quando ha rappresentato la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia nel 1990 e ha conquistato il Turner Prize nel 1991, Anish Kapoor si è imposto come una delle voci più significative della scultura contemporanea. Frutto di straordinarie e ardue sfide ingegneristiche, le sue installazioni plasmano illusioni ottiche che disorientano lo sguardo, immergendo lo spettatore in un senso di mistero e sospensione. Per celebrare cinquant’anni di carriera, la Hayward Gallery di Londra ospita una grande retrospettiva dal 16 giugno al 18 ottobre. Il percorso svela l’intensità delle sue opere scultoree ma anche quelle su tela – dove silicone, resina e puri pigmenti evocano l’intimità di corpi spalancati e anatomie interiori – accanto a creazioni inedite, come una monumentale membrana gonfiabile in PVC alta 6 metri che dilata lo spazio saturando un’intera sala.

Hiroshi Sugimoto al National Museum of Modern Art di Tokyo

Hiroshi Sugimoto è uno dei più celebri e influenti fotografi e artisti contemporanei a livello internazionale. Noto per le sue opere concettuali in bianco e nero, indaga i concetti di tempo, memoria, storia e percezione, combinando la tradizione estetica orientale con il minimalismo occidentale. La mostra ospitata al National Museum of Modern Art di Tokyo (dal 13 giugno al 13 settembre) presenta circa 60 fotografie alla gelatina d’argento, dagli esordi, alla fine degli anni ’70, fino ai giorni nostri. Attingendo a 13 serie fotografiche, questa esposizione ripercorre l’evoluzione del suo universo artistico seguendo una sequenza cronologica. Suddivisa in tre aree tematiche, la mostra approfondisce i grandi temi affrontati dall’artista: “Tempo, Luce e Memoria”,”Diorami”, “Teatri” e “Paesaggi Marini”. L’ultimo capitolo “Estinzione”, esplora la transizione verso il futuro, considerando che la fotografia su gelatina d’argento è destinata a scomparire per lasciare spazio al digitale.

Un maestro della Transavanguardia alla Triennale: Francesco Clemente

Una grande retrospettiva alla Triennale di Milano celebra l’universo pittorico di Francesco Clemente, partendo dalla sua attività della fine degli anni Settanta per giungere ai giorni nostri. La mostra si snoda attraverso circa 70 opere, accogliendo lavori raramente visti dal grande pubblico, produzioni inedite e creazioni più recenti. Il titolo In-Between suggerisce una carismatica sospensione tra mondi e geografie dell’anima che attraversa l’intera sua produzione. Animato da un’incessante metamorfosi, l’immaginario dell’artista si fa soglia lirica tra l’interiorità più profonda e l’eco del mondo esterno. L’arte di Clemente si rivela così un’esperienza pittorica maturata in bilico tra i silenzi d’Oriente e le forme d’Occidente. Le sue tele suggeriscono i misteri dell’identità e la fragilità della condizione umana – il sé, il corpo, l’erotismo, lo spirito, il mito e il sogno – all’interno di una ricerca che rifiuta la prevedibilità per farsi costellazione di linguaggi imprevedibili. (Fino al 6 settembre)


Francesco Clemente, Father, 2006-07, courtesy Vito Schnabel, New York