Marina Abramović a Venezia: la mostra “Transforming Energy”
Alle Gallerie dell’Accademia, un’esperienza fisica che mette in dialogo diretto performance art e Rinascimento
A Venezia non si arriva mai davvero per caso. Ci si torna. E per Marina Abramović questo ritorno segna un passaggio storico: con Transforming Energy, alle Gallerie dell’Accademia, è la prima donna vivente protagonista di una grande mostra nelle sale simbolo del Rinascimento. Non è una retrospettiva. È una prova fisica.
«Avevo 14 anni quando mia madre mi portò per la prima volta alla Biennale di Venezia… quando uscii dalla stazione e vidi Venezia per la prima volta, cominciai a piangere. Era così incredibilmente bella, come mai avevo visto prima», racconta Abramović. «Da allora, tornare a Venezia è diventata una tradizione… la città ha sempre occupato un posto speciale nella mia vita».

Dal 6 maggio al 19 ottobre 2026, la mostra si inserisce nel programma della Biennale e mette in relazione la performance art e capolavori che hanno costruito l’immaginario visivo della città.
Il punto non sono le opere, ma quello che ti fanno fare. I Transitory Objects – letti di pietra, strutture con cristalli – non chiedono di essere guardati, ma attraversati. Sdraiarsi, restare, respirare: azioni minime che attivano quella che l’artista definisce «trasmissione di energia».
Nel percorso convivono lavori iconici come Rhythm 0, Imponderabilia e Balkan Baroque con nuove opere, senza nostalgia: è la stessa ricerca che continua, più essenziale.

Il punto si alza quando entra in gioco il passato. Pietà (con Ulay) dialoga con la Pietà di Tiziano: non cerca armonia, crea attrito. Due idee di dolore, due epoche, un unico corpo.
«Ora, mentre mi preparo a festeggiare il mio 80° compleanno, torno per un motivo ancora più significativo: diventare la prima donna artista a presentare una mostra alle Gallerie dell’Accademia… È un vero onore e sono profondamente toccata da questa opportunità».
A Venezia questa tensione non si nasconde. Ma il vero punto è un altro: il ruolo del visitatore. Qui non guardi. Entri. Ti fermi. E dopo qualche minuto ti accorgi che non stai più osservando l’opera: sei dentro.