ArteModa Dolce&Gabbana è il libro da avere adesso (anche se non sei un collezionista)
Da oggi in libreria, il nuovo volume firmato Dolce & Gabbana trasforma i capolavori dell’arte in un manifesto di stile contemporaneo
Se c’è un modo intelligente di parlare di moda oggi, è smettere di parlarne come se fosse solo moda. ArteModa Dolce&Gabbana, il nuovo libro firmato Dolce & Gabbana e pubblicato da Rizzoli, parte esattamente da qui: dal momento in cui un abito smette di essere solo qualcosa da indossare e diventa un racconto visivo.

In uscita oggi, il volume non è l’ennesimo libro da lasciare sul tavolino del salotto. È un archivio costruito con metodo, che raccoglie oltre trent’anni di immaginario della maison, mettendo insieme riferimenti che vanno dalla pittura rinascimentale fino alla cultura visiva più recente. Dai rimandi a Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli e Raffaello Sanzio, fino alle incursioni in territori più contemporanei con Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, il libro non si limita a citare, ma mette in fila connessioni.
Il punto, però, non è quante citazioni ci sono. È cosa succede quando queste immagini finiscono sui vestiti. L’abito ispirato ai girasoli di Vincent van Gogh non è una stampa riconoscibile al primo sguardo, ma un lavoro sul colore e sulle superfici. La mantella che richiama Caravaggio non replica il dipinto, ma ne rielabora luce e profondità in chiave sartoriale. È qui che il discorso si fa interessante: quando la citazione diventa costruzione.

Il libro segue questa traiettoria, soprattutto nei capitoli dedicati all’Alta Moda (dal 2012) e all’Alta Sartoria (dal 2015), che qui vengono raccontate per quello che sono davvero: non solo linee, ma laboratori di sperimentazione estetica. Meno prodotto, più pezzi unici. Meno tendenza, più identità riconoscibile al primo sguardo.
Anche l’oggetto è pensato per durare: grande formato, copertina in tela, oltre 200 immagini e 328 pagine. Più che un libro da sfogliare velocemente, è qualcosa su cui tornare per cercare un dettaglio, un riferimento, o semplicemente per capire da dove arrivano certe immagini che oggi sembrano ovunque.