Chi è Rafael Jódar, il talento spagnolo che sta bruciando tutti i record
C’è chi in lui vede tracce di Sinner, più che del connazionale Alcaraz. Nel circuito dei big solo da inizio anno, sta scalando la classifica a ritmo impressionante. È arrivato il nuovo “Rafa”?
Gli dei del tennis lo stanno aspettando. E Rafael Jódar, 19 anni e già numero 29 al mondo, sembra correre verso ogni promessa, colpendo la palla con l’irriverenza di chi è concentrato solo su se stesso, senza cadere nelle sirene delle pressioni. Al Roland Garros vive la sua seconda volta in uno Slam, ma la prima da testa di serie. Tra i talenti della sua generazione, è sicuramente uno di quelli dal potenziale maggiore.
Ora che ci siamo appena abituati a campi di terra rossa senza Rafael Nadal, ci sarà un altro Rafa ad emozionare? È il cemento, però, la superficie che ama.

Rafael Jódar, più come Sinner che come Alcaraz
Era solo l’aprile dello scorso anno quando Rafael Jódar debuttò nel giro dei Challenger, i tornei professionistici di secondo livello, e già dopo pochi mesi eccolo, il ragazzone madrileno, a gareggiare con i big. Nel 2025 ha scalato 728 posizioni. E ora, a neanche metà stagione, 136.
«Colpisce molto pulito e tira con facilità. Puoi sentire il suono quando colpisce, è incredibile»: l’imprimatur a Rafael Jódar è venuto da niente meno che Jannik Sinner, che ha già avuto parole di elogio per lo spagnolo. Ed è proprio all’altoatesino, più che al connazionale Carlos Alcaraz, che è stato paragonato più volte. E non solo per quell’1,91 di altezza condiviso, che dà a entrambi uno slancio potente al servizio.
«Se dovessi fare un confronto, paragonerei Rafael Jódar a Jannik Sinner: è molto forte da fondo campo, da entrambi i lati. Gioca un tennis davvero ottimo», ha detto di lui Arthur Fils, che ad aprile – di quest’anno! – l’ha battuto in semifinale all’Atp 500 di Barcellona.
Quella che potrebbe essere la prima di tante sfide, tra Jódar e Sinner, ha avuto già luogo e proprio in casa di Rafa, poche settimane fa al Masters 1000 di Madrid: fu un 6-2, 7-6 a favore del numero 1 al mondo, con quel secondo set tirato che sa di ennesima promessa per il futuro.
Intanto Jódar apprende: «Non solo ho guardato tutti gli incontri di Jannik, li ho studiati a memoria».

Un’ascesa vertiginosa, sotto l’ala del padre
Rafael Jódar aveva solo 4 anni quando iniziò a tenere una racchetta in mano. A seguirlo, allora come oggi, il padre coach, anche lui Rafa di nome, per tradizione famigliare, senza nessun riferimento al Re della terra rossa. Ma il destino a volte è scritto in un nome ed è proprio Nadal l’idolo del suo giovane omonimo.
«Mio padre è stato il mio allenatore fin da quando ero bambino, il mio manager», ha raccontato l’astro emergente iberico. «Siamo una cosa sola».
Dal suo canto Rafa senior ha un rito scaramantico, che sugli spalti compie immancabilmente: si siede da solo, con tutta la sua fila di sedute libera. Una routine consolidata, che funziona decisamente. «Guardo sempre verso il box e lui è l’unico lì», le parole del tennista. «Questo rende tutto molto più semplice».
Il primo sussulto da grande, Jódar l’ha avuto a 17 anni, quando ha vinto il titolo juniores di singolare agli US Open del 2024. Da lì è iniziata un’ascesa esplosiva. Prima, però, gli studi in America, alla University of Virginia, gareggiando nel competitivo sistema universitario statunitense. Da Creta a Lincoln fino a Charlottesville, nel 2025 ha vinto tre Challenger, tutti sul cemento. Fino alla decisione di lasciare il college e dedicarsi a tempo pieno al tennis dal 2026. Il passaggio al circuito Atp? Da prediletto degli dei.

Sarà il prossimo contendente di Sinner?
«Quando ho deciso di diventare professionista, non avrei mai immaginato di trovarmi in questa situazione ora», ammette oggi Rafael Jódar.
La sua facilità di adattamento alle superfici e agli avversari sta impressionando. Nelle sue prime 25 partite nel circuito maggiore, ha fatto meglio dei Big Three, Alcaraz e Sinner al loro debutto, collezionando 17 vittorie e soltanto 8 sconfitte.
Dopo il passaggio nel main draw agli Australian Open, attraverso le qualificazioni, il 5 aprile ha vinto il suo primo torneo Atp, il 250 di Marrakech. Dettando il ritmo degli scambi, con personalità e potenza, aggressivo e mai passivo. Ma senza dimenticare mai il motivo per cui scende in campo, da sempre: «Il tennis è qualcosa che mi è sempre venuto naturale, fin da piccolo, e con cui mi sono sempre divertito», ha detto. «Ogni volta che entro in campo, in partita o in allenamento, lo faccio per divertirmi».
E intanto, con un fare umile e silenzioso, guarda sempre più da vicino le stelle. Tutti accecati dai record di Sinner e dalla meraviglia di Alcaraz, chissà se non ci stupiremo a breve di trovarlo là, Rafa, a contender la vetta.