Twins Giordano
Dalla Puglia ai palchi internazionali, Edward e Mattias Giordano sono passati in pochi anni dalla danza urbana alle collaborazioni con star globali. Un percorso costruito tra talento, disciplina e capacità di trasformare i social in una vera piattaforma di opportunità
Edward e Mattias Giordano, in arte Twins Giordano. Altamura, poco più di 20 anni fa. La loro storia comincia prestissimo: a 4 anni ballano già, prima come gioco, poi nella danza urbana, fino all’ingresso, a 11 anni, nella crew francese Vagabond. Negli anni arrivano competizioni, televisione, viaggi, una pausa causa Covid e poi una ripartenza che li riporta in scena, tra Roma, New York e palchi internazionali. Il loro profilo IG @twins_giordano ha collaborazioni con 50 Cent, Mariah Carey, Vanessa Paradis, Dolce & Gabbana, Sfera Ebbasta e Omer Adam.

Non poco per due ragazzi appena agli inizi. Mi piace la velocità con cui hanno capito che oggi il talento passa anche da una vetrina. Lo dicono con semplicità: «Sì, grazie all’aiuto dei social, perché comunque è una vetrina che è arrivata a milioni di persone». Apprezzabile realismo di due ragazzi che hanno visto i numeri cambiare la traiettoria. «Ogni video andava benissimo: milioni di views», ricordano. Il punto di rottura arriva in agosto, dopo un video girato a Londra: un contenuto notato dal team di 50 Cent, una mail nel cuore della notte, e l’impossibile che si materializza.

C’è solo da andare. «Ragazzi, ci siete stasera?» si sentono dire. E loro partono. Hotel, prove improvvisate, tracce ascoltate sul portatile, nessuna vera possibilità di controllo. «Non ce li eravamo neanche studiati, né sapevamo quando entrare sul palco». È un passaggio decisivo del loro racconto, perché chiarisce che cosa significhi stare in una traiettoria con quelle possibilità di fare il salto: non è solo desiderare il colpo di fortuna, è più saperlo reggere quando arriva.

Colpisce, in loro, come assorbano la paura nel lavoro. La notte prima di esibirsi con 50 Cent non si concedono il lusso del panico, trasformano la stanza d’albergo in una sala prove mentale.«Ci ha fatto sentire le tracce che dovevamo fare: “Ragazzi, mi fido di voi, domani fate quello che volete sul palco”». E loro fanno quello che conoscono meglio: studiano, adattano. Ripetono mille volte. Da lì arrivano Londra, Parigi, poi Mariah Carey – l’esperienza che definiscono la più impegnativa – e il salto da promessa brillante a presenza ormai riconoscibile. Ades- so? Chiedo. «Ora un brand nostro», qualcosa che resti «impresso nella cultura».

Torno sull’argomento social network perché hanno una posizione molto meno superficiale di quanto si possa pensare. Li considerano una forma di accesso. Quasi una democrazia del talento. Ne parlano da chi sa che senza quella circolazione molte porte sarebbero rimaste chiuse. Hanno capitalizzato il meglio di oggi. Sono stati bravi e veloci. E lo sanno.