Ticket to…

Ticket to…

di Andrea Tenerani

Dicono che la destinazione del viaggio è il viaggio stesso, che non si viaggia per arrivare, ma per andare. Sarà vero?

Devo farvi una confessione. Anzi, due. Come sapete, noi direttori di Icon siamo esseri speciali, dotati di superpoteri come la vista a raggi x, l’invisibilità, la forza sovrumana o la capacità di trasformare il poliestere in cashmere. Ebbene, so che è difficile da credere ma non tutto ciò che si dice di noi è vero. Io, ad esempio, lo confesso: non so volare. E non solo non so farlo alla maniera di Superman, puntando il pugno verso il cielo e dando una leggera spinta con i piedi, ma nemmeno alla maniera di chi, per finire tra le nuvole, deve acquistare un biglietto, superare i controlli di sicurezza e imbarcarsi su un aeroplano. Insomma, anche se sono il direttore di Icon ho il terrore di volare e ho il terrore degli aerei: quei cosi sono troppo pesanti per restare sospesi in aria. In quanto direttore di Icon, però, sono spesso costretto a farlo: col tempo il terrore si è attenuato, lasciando il posto al panico e, tra qualche decennio, confido mi rimarrà solo la paura. Nel frattempo, però, continuo a tormentare il personale di bordo chiedendo insistentemente cos’è quel rumorino sospetto; quali passeggeri hanno più probabilità di sopravvivere a un ammaraggio, se quelli nelle prime o nelle ultime file; inzuppo la poltrona di sudori freddi a ogni piccolo sobbalzo e una volta è stato necessario legarmi al sedile alla maniera di Hannibal Lecter per via di una leggera turbolenza.Ecco, l’ho detto. Ho confessato una mia debolezza. Finalmente mi sono tolto questo enorme peso dalla coscienza. È un periodo, questo, in cui essere maschi non è esattamente un viaggio comodo ma, come ci ha spiegato lo scrittore e giramondo Jan Brokken, se un viaggio va male non è detto che sia un male, anzi, spesso c’è un lato positivo. Oggi, ad esempio, possiamo toglierci di dosso una certa mascolinità tossica e mostrare finalmente anche le nostre fragilità. Come ho appena fatto io e come ha fatto anche l’attore Penn Badgley quando ci ha confessato che, dopo tre anni passati a esplorare il lato oscuro dell’animo umano nei panni dello psicopatico protagonista di You, non ne può più. In un certo senso lo ha fatto anche Matt Smith, scappando dal set che avevamo allestito per lui quando tutta la troupe lo stava aspettando per scattare la foto di copertina di Icon. Come potete vedere, la foto poi l’abbiamo fatta lo stesso ma in un altro giorno, quando Smith se l’è sentita. Certo confesso (e questa è la seconda confessione), che non avevo mai visto un attore piantare tutti in asso su un set, ma continuo a pensare che sia un bene poter mostrare non solo i superpoteri ma anche le nostre debolezze, i difetti, le fragilità. Smettere di essere maschi per essere semplicemente uomini.