Venezia 2026, i 10 film che ricorderemo davvero della Mostra
Commedie nere e mystery, satire politiche insolenti e documentari di raggelante attualità. Da “Wild horse nine” a “NAZA”, ecco l’eredità più incisiva del festival lagunare
Ogni buon film è un dono: riaccese le luci in sala, la giornata sembra migliore e la meraviglia resta addosso per ore. La valigia che porteremo a casa dalla Mostra del Cinema di Venezia 2026? Piena di commedie nere di arguzia esilarante, polizieschi che rompono gli schemi, mystery sorprendenti, drammi sociali che parlano di tutti noi. Tra i tanti (ma non tutti) i film visti al festival lagunare, ecco i 10 che ricorderemo davvero.
1) Wild horse nine di Martin McDonagh
McDonagh è ormai cult a Venezia: da Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017) a Gli spiriti dell'isola (2022) fino a Wild horse nine adesso, l’attesa è sempre ben ripagata. Mettendo insieme due “bulli” come Sam Rockwell e John Malkovich, stavolta ci porta sull’isola di Pasqua, dentro una concitata e spassosa satira sulle ombre lunghe della CIA.
Dal colpo di Stato in Guatemala alla crisi in Congo fino all’attentato a JFK, insieme ai due improbabili agenti segreti e amici mettiamo a nudo ogni nefandezza, travolti da una girandola di comicità nera. Il regista britannico dal cuore irlandese non delude mai. Tra i film più belli di Venezia 2026, è in corsa per il Leone d’oro: chissà…
2) L’estranea di Paolo Strippoli
La valle dei sorrisi, il suo film precedente, ci aveva fatto sperare. L’estranea ora è la bella conferma: Paolo Strippoli, trentatreenne al terzo lungometraggio e già nel concorso principale di Venezia 2026, è a tutti gli effetti una delle nuove interessanti voci del cinema italiano.
Tra thriller psicologico, mystery e saga familiare, il film si muove per capitoli, affastellando un’intrigante storia di patti con il destino, ognuno dalle inquietanti conseguenze. Jasmine Trinca è una madre borghese piena di aspettative per i figli, che non riesce ad accettare di perdere il controllo delle loro vite. Ed eccola, Valeria Bruni Tedeschi, così grottescamente Valeria Bruni Tedeschi, a proporle rotte alternative. Da vedere.
3) Un bon petit soldat di Stephane Brizé
Un film tagliente e così cupamente attuale, in concorso, tra i più belli della Mostra del cinema di Venezia 2026. Come già fatto nella trilogia La legge del mercato (2015), In guerra (2018) e Un altro mondo (2021), Brizé indaga i meccanismi malati del mondo del lavoro contemporaneo partendo da testimonianze reali. La sua lente ora inchioda la pressione che il management moderno impone ai suoi dipendenti. Iper-performare è la richiesta comune. Dare il 100%? Non basta. Perfetta la prova di Alba Rohrwacher, protagonista intrappolata in un sistema di cui non percepisce appieno la violenza e al quale si dedica con straordinario zelo. A costo di perdere di vista quel che conta davvero.
4) NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor
L’anno scorso fu La voce di Hind Rajab a strappare il cuore, proiettandoci nell’orrore di Gaza. Quest’anno è NAZA a portarci nell’oscurità, ma dai tetti di Tel Aviv di notte. Lì si svolgono le conversazioni segrete che si rincorrono nel documentario dei due registi israeliani Abraham e Szor, già vincitori di un Oscar con il doc No other land. Sono intervistati, sotto anonimato, 24 ufficiali e soldati dei servizi segreti militari israeliani coinvolti nella sorveglianza o nell’uccisione a distanza di civili palestinesi a Gaza. Cosa si intende per NAZA? I “danni collaterali” dei bombardamenti da remoto, ovvero i singoli civili uccisi per raggiungere gli affiliati di Hamas. “Ricordo un attacco con 200 NAZA”, dice uno dei testimoni.
Più inchiesta giornalistica che cinema, NAZA è di potente drammaticità.
5) A day in the life of Jo: Chapter Phaedra di Jacqueline Lentzou
Piccola grande scoperta del concorso Orizzonti, A day in the life of Jo: Chapter Phaedra (titolo originale Mia mera sti zoi tis tzo: kefalaio Faidra) è la sorprendente opera seconda della regista greca Jacqueline Lentzou. Storia di coming of age diversa da quanto visto finora, ha uno scrigno quasi mistico che ci svela, a modo suo, cos’è davvero la vita umana: un film. Ovvio, non concederemo spoiler sul senso dell’esistenza secondo la trentasettenne di Atene.
È facile affezionarsi alla sua Jo (Evita Andriopoulou), quindicenne inquieta che sa aprirsi al mondo e alla ricerca di bellezza come neanche poteva immaginare. È molto più difficile lasciarla andare, pronta per un altro film.
6) Arrested memory di Sabu
Presentato fuori concorso, Arrested memory è uno dei film più bizzarri di Venezia 2026. Inizialmente si finge un tipico poliziesco su yakuza e dintorni, per poi svelarsi in tutta la sua eccentricità, tra commedia nera, action e parodia, nella cifra distintiva di Sabu, regista e sceneggiatore giapponese.
Protagonista uno scaltro e preparato ispettore a Taipei, interpretato da Ethan Juan. Ma cosa succede se il capo di polizia, che dirige tanti sottoposti con strategia e segnali in codice, soffre di vuoti di memoria? Una carambola di eventi sul filo dell’assurdo, tutti da ridere.
7) Look back di Hirokazu Koreeda
Un film che è poesia di incontri, di passioni, di addii. Il maestro giapponese Palma d’oro a Cannes con lo splendido Un affare di famiglia sceneggia e dirige dal manga di Tatsuki Fujimoto e fa sgorgare emozioni: tanti sorrisi, il cuore pieno, gli occhi che si increspano.
Seguiamo con simpatia la crescita delle due giovanissime aspiranti mangaka mentre una disegna personaggi e l’altra sfondi, mentre il loro tratto su carta cambia suoni, mentre condividono sogni. Lungometraggio in corsa per il Leone d’oro, scorre via leggero e intenso come una carezza.
8) Everest: The other side di Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin
Documentario fuori concorso, Everest: The other side ha immagini di bellezza struggente e di crudeltà dolorosa. I registi premi Oscar per il doc Free Solo - Sfida estrema (2018) questa volta raccontano un sogno grandioso e fatale: scalare e scendere con gli sci lungo la direttissima della parete nord dell’Everest, l’ascensione più pericolosa della montagna e la linea di discesa sciistica più ambita al mondo. Ovvero il sogno condiviso degli scialpinisti di livello mondiale Jim Morrison e Hilaree Nelson.
La morte di lei, atleta coriacea e mamma stupenda, scorre in diretta e si aggancia addosso come uno shock. E poi ecco Jim, gli sherpa, le valanghe, il Canalone Hornbein… Quasi due ore di visione con l’orizzonte davanti e il cuore in gola.
9) DAU di Ilya Khrzhanovsky
Non per tutti ma memorabile, DAU è il colosso strambo da cui lasciarsi affascinare, tra fango e fango ancora, cavoli marci, divise sovietiche e la giacca rossa del suo vanesio protagonista (interpretato da Teodor Currentzis). Costola di un progetto epico e folle nato oltre un ventennio fa (tre anni di riprese senza sosta su un set cinematografico di 12000 metri quadrati e migliaia di partecipanti in costume da URSS anni ‘30-‘60), il biopic sul pioniere della fisica quantistica Lev Landau è un esperimento artistico che lascia il segno. Anche se deraglia sulla parte finale, dove la libertà sessuale di Dau sembra essere l’unica argomentazione in ballo, regala scene di caos visionario iconiche. La conversazione tra Dau e Krupitsa (Anatoliy Vassiliev), mentre tutti attorno camminano curiosamente inclinati, oltre le leggi della fisica? Al Lido fa già parte dell’epica cinematografica.
10) Ink di Danny Boyle
Una sarabanda cinematografica incalzante, che ricostruisce come il Sun divenne il quotidiano più letto del Regno Unito, cambiando radicalmente il mondo dell’informazione e orientandola al sensazionalismo e all’intrattenimento. Sfacciato, irriverente e audace, è stato precursore dei tempi odierni di social, clickbait, e OnlyFans.
Guy Pearce interpreta Rupert Murdoch, ambizioso uomo di potere, Jack O'Connell è il giornalista Larry Lamb, in picchiata libera verso l’assenza di limiti morali. Dal ritmo sfrenato, Ink corre sullo stesso passo del tabloid londinese, frenetico e soverchiante.