Dario Vitale, Sabato De Sarno e Hedi Slimane: chi sarà il prossimo direttore creativo?
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Dario Vitale, Sabato De Sarno e Hedi Slimane: chi sarà il prossimo direttore creativo?

di Tiziana Molinu

Tre stilisti, nessuna poltrona, tre strategie di attesa diverse. L’unica certezza è che il sistema che li ha scaricati è lo stesso che ora li rivuole indietro

La moda ha inventato una nuova categoria di celebrità: il direttore creativo disoccupato. Non serve una sfilata per restare al centro del discorso, basta un'assenza ben gestita. Dario Vitale, Sabato De Sarno e Hedi Slimane oggi non firmano nessuna collezione. Eppure, con puntuale regolarità, si torna a parlare di loro. Dove andranno, quando, quale sarà il prossimo capitolo, con quale libertà. Il toto-nomine è diventato un genere editoriale a sé, e loro tre, in questo preciso momento, ne sono i protagonisti.

Tre carriere sospese raccontano la stessa cosa da tre angolazioni. Vitale dimostra che oggi un direttore creativo può essere licenziato da un'acquisizione prima ancora che dal mercato. De Sarno dimostra che l'uscita da una maison non è più una condanna, ma un'occasione di riposizionamento culturale. Slimane dimostra che il capitale simbolico, se gestito con abbastanza disciplina, non ha bisogno di collezioni per crescere. Il sistema che ha bruciato i loro mandati è lo stesso che ora ne invoca il ritorno. Quando accadrà, e per almeno uno dei tre potrebbe essere questione di settimane, sarà la notizia della stagione.

Dario Vitale, il free agent

dario vitale
Courtesy Versace

Il caso più clamoroso. Nominato Chief Creative Officer di Versace il 1° aprile 2025 al posto di Donatella, Vitale ha presentato la sua prima e unica collezione il 26 settembre alla Pinacoteca Ambrosiana. Il debutto è stato accolto con favore dalla critica, ma nel frattempo il Gruppo Prada finalizzava l'acquisizione della maison: closing a dicembre per 1,25 miliardi di euro, e uscita di Vitale "di comune accordo" effettiva dal 12 dicembre, a circa otto mesi dall'ingresso.

Una stagione sola, durata abbastanza da diventare leggenda. Anche per la sua brevità. A febbraio Versace ha comunque pubblicato la campagna SS26 da lui diretta, affidata a Steven Meisel, Tania Franco Klein e Frank Lebon, un congedo postumo che ha alimentato il rimpianto. Molti addetti al settore lo definiscono il free agent più interessante dell'intera industria, osservando però che le caselle all'altezza del suo status scarseggiano.

Versace by Dario Vitale
Versace by Dario Vitale

Da qui l'ipotesi che circola dalla Fashion Week maschile di giugno: lo stilista sarebbe vicino a un accordo per un incarico chiave nel gruppo Armani, con Emporio Armani come destinazione più accreditata. Nessuna conferma ufficiale, ma la logica c'è: un marchio storico orfano del fondatore, e un nome giovane abbastanza per rilanciarlo, autorevole abbastanza per reggerne il peso.

Sabato De Sarno, una pausa ricca di progetti

sabato de sarno
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Gucci ha chiuso la collaborazione con De Sarno il 6 febbraio 2025, con una nota di poche righe, mentre le vendite del marchio calavano del 25% nel trimestre. Da allora lo stilista di Cicciano si è preso il tempo, e lo ha rivendicato. Tutti ricordano i 19 mesi nella maison della doppia G, ma ricordiamo che lo stilista lavora nell'industria da 23 anni.

Nel frattempo ha pubblicato "Napoli Infinita", un libro dedicato alla sua città, ha sostenuto il film "Il Capitone" durante il Pride milanese e ha curato "INSIEME", la mostra alla Design Week che riunisce dodici aziende artigiane italiane. A giugno ha presentato Nine to Six, progetto pilota di capi unisex con Camera Buyer Italia, dichiarando che le persone "non vogliono più essere prese in giro, vogliono comprare storie vere". Ogni uscita pubblica suona come la piattaforma programmatica di un secondo atto. Manca solo la maison. Forse la sua.

Gucci by sabato de sarno
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È una sequenza che si può leggere in più modi. O è davvero un ripensamento del mestiere, il tempo preso per tornare alle ragioni profonde del fare moda. Oppure è un curriculum costruito in pubblico: libro, mostra, capsule artigianale. Ogni uscita rafforza esattamente l'immagine che una maison vorrebbe comprare insieme al talento, quella del designer autoriale e umanista. C'è però una terza lettura, forse la più concreta: che la prossima maison sia la sua. Due anni a Gucci gli hanno dato quello che una carriera intera passata nell'ombra, tra Valentino e Dolce&Gabbana, non gli aveva mai dato: un nome riconoscibile a livello globale e, verosimilmente, la tranquillità economica per permettersi di scegliere senza fretta. È la traiettoria classica del designer che, dopo aver retto il peso di una maison altrui, decide di non restituire più quel peso a nessuno.

Hedi Slimane, l'assenza più rumorosa

Hedi Slimane
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Slimane è quello fermo da più tempo, ed è quello di cui si parla di più. Ha lasciato Celine il 2 ottobre 2024, dopo aver quasi raddoppiato i ricavi della maison portandoli a circa 2,5 miliardi di euro. Il curriculum è la sua garanzia: Dior Homme, Saint Laurent, Celine, tre casi di scuola in cui la stessa estetica (rock, nera, ossessivamente coerente) ha prodotto tre macchine commerciali.

Le occasioni che sembravano scritte per lui sono sfumate una dopo l'altra: i rumors lo davano in corsa per Chanel, andata poi a Matthieu Blazy, e le voci su Gucci si sono chiuse con la nomina di Demna. Restano i segnali, che con Slimane sono sempre calcolati: nel dicembre 2024 è comparso e scomparso nel giro di poche ore un account Instagram, @hedislimanehomme, con tre reel dedicati alle sue collezioni per Saint Laurent e Dior Homme. L'ipotesi di un marchio proprio, mai confermata da lui, appare oggi più plausibile che mai. Nel frattempo fotografa, aggiorna il suo diario online, e lascia che il silenzio lavori per lui.

Celine by Hedi Slimane
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