Mostra del Cinema di Venezia 2026: i 10 uomini meglio vestiti sul red carpet
Da John Malkovich in Dior ad Alessandro Borghi in Valentino, fino a Jonathan Bailey in Giorgio Armani: i look maschili che hanno lasciato il segno nei primi giorni di Venezia 83
Alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia il tuxedo è ancora una certezza, ma quest’anno gli uomini hanno deciso di usarlo come punto di partenza. C’è chi lo porta alla lettera, chi ne allarga le proporzioni, chi lo alleggerisce con una camicia inattesa e chi gli mette addosso una spilla, una scarpa, un dettaglio capace di cambiare tutto. Tra le maison, Zegna e Armani si dividono il red carpet più tradizionale, Dior e Valentino quello più ricercato, Celine si infiltra tra i registi. E allora ecco i dieci uomini (e i dieci look) che hanno lasciato il segno in questi primi giorni della kermesse cinematografica.
John Malkovich, in Dior
73 anni a dicembre, ma tutti i ventenni del red carpet dovrebbero prendere da John Malkovich. Per la prima di Wild Horse Nine, il nuovo film di Martin McDonagh, dove interpreta un agente CIA di stanza sull'Isola di Pasqua nel 1973, l'attore ha sfoggiato un abito da sera Dior Men firmato Jonathan Anderson, con la camicia dal colletto Peter Pan plissé. Un dettaglio bellissimo e spiazzante su un capo altrimenti classico, che gli vale il titolo di meglio vestito sul tappeto rosso (almeno per il momento). Alla sua ventesima Mostra abbondante, Malkovich dimostra che l'eccentricità, dosata bene, non stanca mai.
Alessandro Borghi in Valentino
Alessandro Borghi sceglie ovviamente, oseremo dire, Alessandro Michele per il red carpet di Nessun dolore, il film fuori concorso di Gianni Amelio. Il suo Valentino è un doppiopetto scuro, portato con una camicia color crema e il colletto lasciato aperto senza cravatta. Una combinazione diventata quasi una firma per l'attore, da anni vicino alla visione di Michele, direttore creativo della maison dal 2024. Un look coerente con un'immagine costruita nel tempo, deciso a non forzare un'eleganza iper-formale a tutti i costi.
Jonathan Bailey in Giorgio Armani
Jonathan Bailey potrebbe presentarsi a Venezia con il più prevedibile degli smoking e riuscire comunque a farsi notare. Stavolta, però, ha deciso di complicare un po' le cose. ll suo smoking Giorgio Armani rompe la formula standard, allontanandosi dalle proporzioni tradizionali della maison. Il taglio, ampio e asimmetrico dove la tradizione vuole struttura e simmetria e poi il colore, blu al posto del nero. Dopo Bridgerton e Wicked, Bailey è tra gli attori britannici più fotografati della sua generazione: un tuxedo fuori standard, per lui, si nota molto più di uno perfetto.
Domhnall Gleeson in Zegna
Domhnall Gleeson dimostra che, in mezzo a tanti uomini che cercano il colpo di scena, anche il più classico dei classici può farsi notare. Basta scegliere il colore giusto. Alla première di Bucking Fastard di Werner Herzog ha indossato uno smoking fit slim Zegna color bronzo, con giacca dal collo a scialle, camicia e papillon. Gleeson rompe così con il nero dominante della serata. Ma lo fa con garbo e con indiscutibile eleganza.
Martin McDonagh in Celine
Spigoloso, austero e tremendamente cool. Martin McDonagh, alla première di Wild Horse Nine, sceglie un completo nero essenziale firmato Celine, la stessa maison scelta anche dalla compagna Phoebe Waller-Bridge, lei in top bianco e ampi pantaloni neri. Insieme sembrano una versione cinematografica di Diabolik ed Eva Kant adattata ai nostri giorni.
Orlando Bloom in Zegna
Orlando Bloom veste Zegna dalla testa ai piedi, smoking, camicia, scarpe, tutto della stessa maison, e si concede una sola libertà: una spilla di diamanti dal design floreale di Damiani, appuntata sul bavero. Un fiore su un'armatura, verrebbe da dire. Un accessorio che a Venezia 83, come ormai in quasi tutte le occasioni mondane, è diventato lo strumento principale con cui gli uomini del red carpet marcano la differenza, senza intaccare la sobrietà dell'abito.
Daniel Blumberg
Daniel Blumberg è probabilmente l'unico uomo di questa lista arrivato a Venezia non per promuovere un film, ma in veste di giurato. Il compositore britannico premiato con l'Oscar per la colonna sonora di The Brutalist, siede tra i giurati del Concorso presieduto da Maggie Gyllenhaal, e sfoggia sul tappeto rosso un abito slim grigio scuro di cui nessuna fonte riporta il brand. Il brand non è stato identificato ufficialmente; il risultato, però, ricorda da vicino il completo Prada indossato lo scorso anno.
Akinola Davies Jr. in Celine
Total black Celine anche per Akinola Davies Jr. E anche qui la carta del minimalismo è stata un'ottima giocata: cravatta sottile, pantalone leggermente svasato sul fondo, solo un lampo di bianco alle scarpe rompe il se no austero look. Oltre la sua mise ciò che ci preme ricordare è che il suo My Father's Shadow è stato il primo film nigeriano in selezione ufficiale a Cannes. Un dettaglio più importante di qualsiasi accessorio fashion.
Jack O'Connell in Dior
Jack O'Connell porta sul red carpet di Venezia uno dei look più interessanti, firmato Dior Men by Jonathan Anderson. Il suo look per la premiere di Ink di Danny Boyle, dove interpreta il giornalista Larry Lamb, parte da un tuxedo e lo completa con un lungo soprabito da smoking. Il caldo veneziano lo costringe a indossarlo e toglierlo più volte durante la serata, ma proprio questa variazione finisce per diventare parte del look. Il capospalla è infatti la vera nota distintiva, una silhouette lunga e teatrale che modifica immediatamente la proporzione del classico abito da sera.
Damian Hardung in Giorgio Armani
Damian Hardung guarda il black tie, ne riconosce le regole e decide di ignorarne almeno la metà. L'attore chiude la classifica con la deviazione più evidente dal dress code tradizionale. Eppure è un Giorgio Armani. Un cardigan indossato direttamente sulla pelle al posto della camicia. Niente cravatta, niente colletto, niente delle certezze che reggono il black tie da un secolo, eppure la sartoria si riconosce lo stesso. È il look che più di tutti racconta quanto il red carpet maschile stia cambiando, soprattutto nelle mani degli attori più giovani.