Ecco Victor Wembanyama, l’alieno oltre il ferro che riscrive il basket
22 anni e già superstar. Miglior difensore dell’NBA all’unanimità e testimonial di Louis Vuitton, è un prodigio che anticipa i tempi e rivoluziona la pallacanestro. Con numeri da fenomeno totale
Victor Wembanyama ha solo 22 anni ed è già una superstar, da tempo. Il gigante francese debuttava sul parquet dell’NBA neanche tre anni fa e ha subito infilato numeri da leggenda. Appena eletto “Miglior difensore dell’anno”, il più giovane di sempre (e avrebbe meritato il titolo anche l’anno scorso), tra poco potrebbe essere incoronato anche MVP. Un’ascesa travolgente.
Del resto il soprannome di Alieno gliel’ha dato uno che di basket se ne intende, un certo LeBron James.

Victor Wembanyama, il rivoluzionario del basket
Victor Wembanyama sorprende prima per la sua stazza: ben 2,24 metri di altezza, da capogiro. Ma poi lascia subito a bocca aperta per l’agilità felina e per l’eleganza. «Nessuno ha mai visto un atleta tanto alto ma altrettanto fluido e leggero come lo è lui in campo», la benedizione di LeBron James. Con doti inaspettate da playmaker.
Il suo stile di gioco ridefinisce i ruoli tradizionali del basket. Wemby sa proteggere il ferro con stoppate spettacolari. E non è solo merito dei 240 centimetri di apertura delle braccia: lui ha visione e abnegazione. E poi a canestro è letale, sia da fuori che da dentro con schiacciate da dopamina.

Se è impressionante in fase realizzativa, lo è ancor più nella sua metà campo: non a caso il 21 aprile ha portato a casa il suo primo DPOY (Defensive player of the year), vinto all’unanimità. È il primo giocatore a conquistare il premio con tutti i voti a suo favore. Un dominio totale.
«La vera sfida è stata arrivare a 65 partite, ma sono orgoglioso di essere il primo eletto all’unanimità di sempre. È l’area del gioco in cui mi sento più a mio agio», ha dichiarato Victor Wembanyama. La stagione precedente, a causa di problemi di salute, non era riuscito a raggiungere la soglia minima di 65 partite imposta dalla Lega.
Il lungo degli Spurs affastella un altro record: affianca Michael Jordan e David Robinson come unici cestisti ad aver vinto sia il premio di rookie dell’anno sia quello di miglior difensore.

È il miglior giocatore dell’NBA o no?
Ci sono i San Antonio con Victor Wembanyama e i San Antonio senza Victor Wembanyama. L’Alieno rivoluziona le geometrie del gioco. Gli avversari lo temono, non sanno prendere le misure sul prodigio francese, di fronte a lui cambiano prospettive.
Non a caso la squadra texana, dopo anni di digiuno, è rientrata nei playoff: era dal 2019 che non capitava. E non a caso, dopo la spaventosa caduta di Wemby contro Portland, il 22 aprile, quando batté la testa e abbandonò il parquet, gli Spurs hanno perso.
Alcuni numeri che lasciano senza fiato? 197 le stoppate totali in stagione (con una media di 3.1 a partita, la migliore della Lega)! Ha fermato 273 avversari su 547 affrontati, ovvero quasi il 50%. Impenetrabile. Così tanto che chi se lo trova di fronte spesso preferisce scovare un qualsiasi compagno a cui passare la palla, invece di avventurarsi verso il ferro.

Presto potrebbe coronare un altro traguardo da fenomeno: essere eletto MVP, miglior giocatore. I finalisti contendenti del titolo: Shai Gilgeous-Alexander e Nikola Jokic. La sua media punti a partita? 25, il record personale.
Sarebbe un altro alloro da aggiungere – tra i vari – a quello di miglior stoppatore, per tre stagioni, dal 2023 a oggi. O al campionato francese vinto nel 2022, quando aveva appena 18. O a un argento olimpico a Parigi 2024. I punti che fece in finale “le roi du basket” contro gli invincibili del Team Usa? 26, con 7 rimbalzi, in poco meno di 30 minuti trascorsi sul parquet.
«Sto imparando molte cose», disse allora dopo la sconfitta per 98-87. «E sono veramente preoccupato per gli avversari per quello che potrà succedere entro un paio di anni». Non aveva torto.

Un talento in anticipo sui tempi
E pensare che il Wemby bimbetto all’inizio preferì il judo e il calcio al basket. Nato in una famiglia di sportivi, padre saltatore in lungo, madre giocatrice di pallacanestro, a 7 anni si incanalò verso la sua rotta da predestinato, entrando nella squadra di basket della sua cittadina, Le Chesnay, a ovest di Parigi. Cominciava una scalata grandiosa, che ha sempre anticipato i tempi: Victor ha gareggiato regolarmente in categorie superiori alla sua età.
Un aneddoto curioso? Durante una partita di Under 11, Michaël Allard, coach del Nanterre 92, per via della sua straordinaria altezza lo scambiò per un allenatore in seconda in panchina. Fu una sorpresa quando poi lo vidi scendere in campo! Poco dopo lo assoldò proprio il Nanterre, con cui nel 2019 debuttava tra i professionisti, il secondo esordiente più giovane di sempre.

Intanto aveva già iniziato a studiare l’inglese da autodidatta: è la lingua dell’NBA, il suo obiettivo è stato da sempre l’Olimpo. A 16 anni, quando già faceva sognare il basket francese, il suo soprannome era un altro, “French Freak”, sulla falsariga di “Greek Freak”, nomignolo per il già affermato Giannis Antetokounmpo dei Bucks a cui era affiancato. Ma Wemby aveva già le idee chiare: «Non basta dire che ho delle possibilità e magari un futuro importante solo perché sono molto alto. La gente parla e scrive, ma io devo ancora dimostrare tutto».
A 19 anni era la prima scelta assoluta per il draft NBA del 2023. «Sono pronto», disse allora. «Aspetto questo momento da così tanto tempo». Il resto è storia. Con già due partecipazioni all’All-Star Game.
Ad averlo notato anche le case di moda. Louis Vuitton l’ha subito voluto come house ambassador: «Incarna al meglio la visione del direttore creativo Pharrell Williams», che già aveva scelto LeBron James come testimonial. Così in alto, così in fretta. Ed è solo l’inizio.