Yes We can(nabis)

Yes We can(nabis)

di Roberto Croci

Guadagnare con un business che va in fumo. Negli USA, crociere, tour, hotel, spa, menu stellati nel segno della marijuana

Tutto è cominciato molto tempo fa ad Amsterdam, come si sa; poi nel 2012 è stata la volta del Nuovo mondo: prima il Colorado, poi Oregon e Alaska, seguiti da California, Nevada, Maine, Massachusetts e, nel 2018, il Canada. Ma l’elenco dei luoghi d’oltreoceano dove è legale l’uso ricreativo della marijuana è in continuo aggiornamento. Qualsiasi sia la vostra meta del viaggio – hotel, ristorante, centro benessere, resort – è ormai facile percepire il classico effluvio di fumante cannabis, così come è frequente trovare nelle brochure di viaggio e dei siti turistici sconti e facilitazioni per alloggi, city tour o ritiri a tema cannabis.
Con le vendite mondiali che puntano ai 56 miliardi di dollari entro il 2026, gli hôtelier americani non possono ignorare la crescita di questo genere di turismo. Ecco perché il settore è alla ricerca di nuove idee, di un elemento per emergere in un mercato già molto competitivo. Esempi. L’Alaska è stata la prima ad attrarre turisti con le 4-20 Cruises (dove i numeri stanno, in slang, per “è ora di farsi una canna”).

Tv e giornali messicani di settore reclamizzano siti archeologici e spiagge ben dotati di dispensari a portata di mano. A Las Vegas vanno forte le visite ai luoghi di coltivazione, così come a Planet 13, il dispensario più grande del mondo dove, fra l’altro, si può comprare la sativa Tyson Ranch, prodotta direttamente da Mike, che sta per costruire proprio nel deserto del Nevada un mega centro con spa, luxury hotel, campeggi glam, persino una università dove studiare storia, coltura e proprietà curative della pianta – il tutto sulle rive del più lungo “lazy river” (inteso come pigro, rilassato) artificiale mai realizzato.
Sempre in Nevada, ma anche in Arizona, Colorado, Oregon e California, si può fare un bel viaggetto sui 420 Bus Tour: il servizio (tra i 49 e i 150 dollari) comprende ricevimento all’aeroporto e, una volta a bordo, cocktail di CBD/THC (i due principi attivi della cannabis medicinale), assaggini in tema, pre-rolls o svapi per fumare. Si può scegliere poi di farsi portare in un Hotel 420 dove, dopo un massaggio con prodotti CBD, si può gustare un menu a base di cannabis – cucinato magari dalla 3 stelle Michelin Melissa Parks – oppure passare la serata nei vari Cannabis Supper Club, frequentati da personaggi dello showbiz come il rapper Wiz Khalifa e attori come Chelsea Handler e Woody Harrelson, intenti a guardare show di cucina ovviamente a tema, come il seguitissimo Bong Appétit (sulla tv che, guarda caso, si chiama Vice).

 
Pensate per i cultori più sofisticati di Bacco & Tabacco, varie cantine della Napa Valley offrono wine’n’weed tours, mentre sono frequentati da un pubblico giovane gli hotel della catena Bud&Breakfast che spaziano fra California, Colorado e Oregon, dove a colazione ci sono gli ormai classici brownies di kush/sativa e pancakes a forma di foglia di marijuana. Scaltrissimo infine l’espediente escogitato dall’Ente del turismo di Palm Springs: nei vari pot-friendly hotel, come il Desert Hot Springs Inn, sul cuscino del letto non trovi il solito cioccolatino, ma un germoglio di marijuana. E nel cassetto del comodino, non la Bibbia, ma le cartine. A volte il fumo è molto meglio dell’arrosto.