American Whiskey, le tendenze in arrivo dagli States

American Whiskey, le tendenze in arrivo dagli States

di Penelope Vaglini

Dai Blended Bourbon, al cask finishing, fino alla rinascita del Rye, ecco i trend più importanti nella categoria dell’American Whiskey in arrivo dagli USA

Per i brown spirits come gli American Whiskey questi sono anni ricchi di iniziative che ne vedono incrementare la popolarità. Nel 2021 negli USA si è registrata una crescita esponenziale del turismo in distilleria, mentre a livello globale si è assistito al lancio di prodotti inediti e campagne di comunicazione di tendenza. Dai nuovi blend che uniscono il whiskey a liquori dal sapore di mela, fino al cask finishing e alla nuova era del Rye, qui abbiamo raccolto i trend più importanti della categoria osservati negli USA, che influenzeranno il mercato globale nei prossimi anni.

Blended Bourbon e nuove 'miscele'

Fusion The Bardstown Bourbon Company
The Bardstown Bourbon Company - Fusion Series

Quando si parla di blend, il mondo del Bourbon e quello dello Scotch ragionano in maniera differente. In Scozia i “miscelati” rappresentano una grande fetta di mercato e sono realizzati unendo whisky prodotti in differenti distillerie, che donano al liquido le caratteristiche organolettiche dei diversi terroir di provenienza. Il Blended Bourbon, invece, richiede una percentuale di prodotto puro del 51% secondo i regolamenti TTB e, se si parla di Blended Whiskey in generale, la quantità di distillato di cereali richiesta si abbassa fino al 20%. Nonostante queste premesse, la categoria dei Blended Bourbon ha visto un aumento sia nelle quantità di produzione che nella qualità, elevando la percezione di questi prodotti con esempi di successo come quello di Bardstown Bourbon Company. Un marchio che in soli cinque anni è riconosiuto tra i primi 10 produttori del Kentucky, sperimentando con blend come “Fusion Series” e “Discovery Series”. 

Tennesse-Apple-Jack-Daniel's-Tendenze-American-Whiskey
Tennesse Apple Jack Daniel's

Ci sono invece esempi che danno vita a nuovi prodotti di liquoristica, come Jack Daniel’s Tennessee Apple, un blend che nasce dall’unione dell’iconico Tennesse Whiskey Old N°7 con un liquore preparato lasciando in infusione tre differenti varietà di mele come McIntosh, Red Delicious e Granny Smith all’interno del whiskey non ancora sottoposto a maturazione. Il tutto viene poi miscelato con Old N°7 e lasciato a riposo per un totale di 60 giorni prima di essere imbottigliato. Il risultato? Un liquore dove la dolcezza del mais tipica del terroir del Tennesse si unisce all’aroma di mela fresca e caramellata, ai sentori di vaniglia e quercia tostata di Old N°7. Si degusta liscio con un cubetto di ghiaccio oppure caldo, mentre miscelato si apprezza in un Jack Apple Tonic. Basta inserire 50 ml di Jack Daniel’s Tennessee Apple in un tumbler alto pieno di ghiaccio, colmare con tonica Fever-Tree e guarnire con due fettine di mela verde.

Cask finishing

westward-oregon-pinot-noir-cask-finish-styled-
Westward Oregon Pinot Noir Cask Finishing

Un altro modo per aggiungere complessità al carattere aromatico di un American Whiskey è il finishing, ovvero l’invecchiamento finale che può avvenire all’interno di botti impiegate per la maturazione di altri distillati. Una tecnica introdotta già nei primi anni ’80 nel mondo degli scotch, divenuta comune in Scozia come in Irlanda e in America. I Bourbon, i Rye e gli altri american whiskey possono oggi essere “finiti” in botti secondarie e dopo vari cambiamenti di disciplinare in merito alla loro denominazione, possono riportare in etichetta questa maturazione secondaria come parte dell’invecchiamento del prodotto, purché sia indicata in maniera separata.

Prodotti come Angel’s Envy Bourbon Port Finishing, per esempio, invecchiano sei anni in botti di rovere per poi affinare fino a sei mesi in botti ex Porto, assumendo i tipici aromi di uva passa e nocciole tostate del vino, che al palato persistono insieme ai sentori di pepe, sciroppo d’acero e mais tostato. Altro prodotto degno di nota è il Westward Pinot Noir Cask, dove l’American Single Malt viene lasciato per un massimo di due anni in botti di rovere francese di Pinot Nero provenienti dalle aziende vinicole della Willamette Valley, unendo due eccellenze territoriali all’interno della preziosa bottiglia.

La rinascita del Rye

Bulleit-Rye-Whiskey
Bulleit-Rye-Whiskey

Il Rye Whiskey, distillato realizzato con segale americana la cui produzione è legata anche al nome di George Washington, è per anni rimasto preda dell’immaginario del “west” e dei gangster dell’era di Al Capone. Infatti, nonostante fosse il distillato numero uno in America, attraverso i decenni è quasi completamente scomparso dalla circolazione. Inizialmente per via del Proibizionismo, durante il quale le più grandi scorte di Rye furono distrutte, poi a causa dell’importazione di Scotch e Irish Whiskey dopo la seconda guerra mondiale e infine per la diffusione del Bourbon. Cocktail come Manhattan e Sazerac, per esempio, sono stati superati dall’Old Fashioned e il Rye ha perso appeal al bancone fino quasi a scomparire.

Questo finché gli estimatori della categoria degli American Whiskey non si sono chiesti se ci fosse qualcosa di diverso dal Bourbon per degustare diverse sfumature di questa categoria alcolica. Distillerie del Kentucky e Tennesse, insieme ad alcuni brand emergenti, hanno intercettato questa nuova esigenza, capendo che il palato dei consumatori si sta evolvendo, in cerca di “nuove” espressioni come il whiskey di segale appunto, oggi presente nelle bottigliere dei migliori locali internazionali. Un’attenzione confermata da Moët Hennessy che proprio nel 2022 lancerà in UK e in Europa diverse attività marketing sul mondo del Rye, promuovendo WhistlePig, distilleria del Vermont. Chi non intende aspettare, può già apprezzare la complessità del distillato di segale degustando Bulleit Rye caratterizzato da note speziate e ricchi aromi di quercia che si uniscono a delicate note di vaniglia e miele.