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Salealto, un vino bianco da re

di Aldo Fresia - 7 Maggio 2020

Il nuovo nato della cantina siciliana Cusumano ripercorre la storia di Ferdinando I di Borbone e fa propria una logica a chilometro zero.

La storia di Salealto, vino bianco da re, inizia nel 1799. Fu un anno difficile per re Ferdinando I di Borbone: le truppe di Napoleone Bonaparte gli avevano sottratto il regno di Napoli, costringendolo a rifugiarsi nel Regno di Sicilia, e il complesso scacchiere delle forze in campo non gli consentiva di tirare il fiato, perché le spinte restauratrici si muovevano molto rapidamente e, ma lo sappiamo solo con il senno di poi, erano destinate alla vittoria. Nonostante gli impegni sul fronte militare e diplomatico, Ferdinando continuò a coltivare le proprie passioni: l'equitazione, la caccia, la pesca e anche il vino. Nasce da qui il collegamento con Salealto, un bianco fermo appena presentato dalla casa vinicola Cusumano e pensato per essere un omaggio a colui che tanto si era adoperato per valorizzare i vitigni siciliani.

Sempre nel 1799 Ferdinando I diede inizio ai lavori per la costruzione della Real Casina di Caccia, all'interno del bosco della Ficuzza, in provincia di Palermo: un palazzo dalle linee neoclassiche adagiato sopra una delle colline di questo splendido contesto naturalistico. Su incarico del re, l'esperto Felice Lioy sperimentò metodi di coltivazione della vite e di raccolta dei grappoli, e vinificò vitigni che crescevano nei dintorni del palazzo reale. Uno di questi vini pare fosse amatissimo da Ferdinando I.

Dal passato al presente

Salto avanti nel tempo e la Real Casina di Caccia è ancora al suo posto, ma la gestione è in capo al Corpo forestale regionale, mentre i vigneti appartengono alle tenute di Cusumano. Si trovano a una quota piuttosto alta, se parliamo di viticultura (poco meno di 700 metri sul livello del mare), e sono incorniciati dagli antichi boschi del luogo. Il richiamo alla storia di Ferdinando I e al suo vino preferito «ha alimentato la nostra curiosità», racconta Diego Cusumano, titolare insieme al fratello Alberto dell'omonima cantina: «Come poteva essere il vino del re? La composizione non è documentata, ma abbiamo immaginato: uve indigene, un unico terroir, maturazione sulle fecce fini sino alla vendemmia successiva (in quanto le botti sarebbero servite per la nuova annata). Così, dopo qualche anno di sperimentazione è nato Salealto».

Un vino deciso ed elegante

Si tratta di un bianco fermo ottenuto da Inzolia, Grillo e Zibibbo in parti uguali, vinificati separatamente e poi affinati insieme. Un vino di spiccata personalità, dalla struttura ricca ed elegante e con una bella acidità che lo rende piacevolmente beverino. Unisce il carattere mediterraneo della salinità al piglio montanaro e da qui il nome Salealto. La produzione è di poche bottiglie, 5-6000 l'anno, e il prezzo in enoteca si aggira attorno ai 40 euro.

Un dettaglio tecnico interessante lo racconta Mario Ronco, l'enologo di Cusumano: tre anni fa ha iniziato a selezionare lieviti raccolti direttamente nei vigneti della tenuta, in modo che la vinificazione potesse avvenire non solo a partire da uve locali, ma ricorrendo anche a lieviti autoctoni (il lievito gioca un ruolo essenziale nella fermentazione che dal mosto ricava il vino). Il principio, commenta Diego Cusumano, «è quello dell'identità totale, al 100% a chilometro zero».

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