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Chianti e Chianti Classico: quali bottiglie scegliere

di Aldo Fresia - 8 Aprile 2020

È un’autentica istituzione fra i vini rossi toscani: abbiamo selezionato quattro bottiglie che vale la pena scoprire.

All'interno dello sterminato mondo dei vini italiani ci sono alcuni nomi che emergono con particolare forza: non soltanto fra gli intenditori, ma anche fra gli amatori e persino fra i consumatori occasionali. Uno di questi nomi è Chianti e indica un rosso dalla tradizione secolare, dal corpo vellutato, asciutto, sapido e profumi che ricordano le note floreali di mammole, giaggiolo e frutti rossi. Scegliendo con un minimo di attenzione si possono stappare bottiglie di straordinaria qualità e dal prezzo più che ragionevole.

Chianti Classico oppure no

Prima di avventurarci nei consigli occorrono alcuni chiarimenti. Nulla di troppo tecnico, giusto le coordinate principali per capirci. Intanto, esistono il Chianti Classico e il Chianti: la differenza principale è la zona di produzione, più ridotta nel primo caso (otto comuni tra Siena e Firenze), mentre nel secondo caso è estesa anche alle provincie di Arezzo, Pisa, Pistoia e Prato.

Il vitigno principale è Sangiovese, che nel Chianti Classico deve essere presente in una percentuale di almeno l'80%, mentre nel Chianti può scendere al 70%. È importante sottolineare che non esiste una preminenza qualitativa fra il primo e secondo tipo di vino, nonostante la denominazione possa farlo intendere: scremando con attenzione fra i numerosi produttori, l'una e l'altra tipologia possono regalare notevoli doti di bevibilità, freschezza e ricchezza.

Detto questo, entrambi i vini hanno la loro versione d'eccellenza chiamata Riserva, ottenuta dopo un invecchiamento più lungo e utilizzando le uve migliori della vendemmia (dunque il numero di bottiglie è più basso). Per il Chianti Classico esiste anche la Gran Selezione, che identifica una Riserva invecchiata un po' di più e prodotta da uve di esclusiva pertinenza aziendale. Il Chianti può invece fregiarsi del termine Superiore seguendo un disciplinare più rigido che garantisce una qualità media più alta.

In linea di massima le due versioni top hanno una struttura più marcata e sono adatte ad accompagnare piatti più elaborati e gagliardi, ad esempio quelli a base di selvaggina.

I consigli per degustarli al meglio

Un'ultima dritta: il Chianti va ossigenato prima della degustazione, dunque dobbiamo stapparlo con qualche ora di anticipo oppure versarlo in un decanter. La temperatura di servizio ideale è di 16-18 gradi e il bicchiere giusto per valorizzarlo è un calice a tulipano.

Castello di Brolio (cantina: Ricasoli 1141)
È un Chianti Classico Gran Selezione, unisce intensità equilibrio ed eleganza, ed è il vino bandiera di una storica cantina fondata nel 1141. La peculiarità è che fu proprio il Barone Bettino Ricasoli, nel 1872, a inventare e divulgare la 'ricetta' del Chianti Classico, quella che con alcune modifiche è oggi inserita nel disciplinare che regola la produzione del vino toscano per antonomasia.

Chianti Classico Riserva (cantina: Castello di Querceto)
Bottiglia che esprime molto bene il territorio collinare di Greve in Chianti, dove si trovano i vigneti che da 120 anni sono gestiti dalla famiglia François, e che è caratterizzata da elegante tannicità e da intense note di frutta rossa. Curiosità: Castello di Querceto è tra i fondatori del Consorzio Chianti Classico, nel 1924.

Rubiolo (cantina: Gagliole)
È un Chianti Classico morbido, fruttato e di fresca bevuta, ottenuto da sole uve di Sangiovese e valida espressione di una viticultura attenta al rispetto della natura e dei suoi ritmi. Curiosità: le prime testimonianze del podere risalgono al 994 d.C., quando il figlio di Berengario, re dei Longobardi, ne fece dono alla moglie, abbagliato dalla bellezza del luogo.

Chianti Riserva (cantina: Fattoria Dianella Fucini)
Ottenuto dai vigneti più vecchi dell'azienda, è un vino di spiccata personalità, che si apre bene al palato e rivela una bella struttura, senza però appesantirne la piacevolezza e immediatezza. Avendo celebrato nel 2019 il cinquecentenario della morte di Leonardo Da Vinci vale la pena di ricordare che Fattoria Dianella Fucini ha sede proprio a Vinci, paese natale del geniale inventore, artista e scienziato.

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