Perché tutti (dalla moda al lusso) stanno impazzendo per il tennis

Perché tutti (dalla moda al lusso) stanno impazzendo per il tennis

di Digital Team

Dalle passerelle a Wimbledon Championships, fino a Jannik Sinner e Carlos Alcaraz: il tennis è diventato il linguaggio più credibile del lusso contemporaneo

Il tennis è diventato il nuovo linguaggio del lusso globale. E questa volta non è una tendenza passeggera, ma un cambio di paradigma. Nel 2026 il tennis è ovunque: sulle passerelle, nelle campagne luxury, nei feed TikTok e negli armadi di chi non ha mai preso in mano una racchetta. Il punto non è più solo estetico, ma culturale. Capire perché il tennis è di moda è diventato centrale dentro l’industria, e la risposta ha a che fare con un cambiamento più profondo nel modo in cui il lusso si racconta oggi.

In un’epoca dominata dal quiet luxury, dall’ossessione per l’heritage e da un’idea di stile sempre più pulita e riconoscibile, il tennis offre un immaginario già costruito: esclusivo, codificato, visivamente perfetto. Non ha bisogno di essere reinventato, solo riletto. Il tempismo, però, non è casuale. Dopo anni dominati da streetwear e loghi, la moda sta cercando codici più stabili, meno urlati. Il tennis arriva nel momento esatto in cui il lusso smette di voler essere visibile e torna a voler essere riconoscibile.


Il tennis come nuovo status symbol, senza ostentazione

A differenza di altri sport globali, il tennis mantiene un’aura aspirazionale difficile da replicare. Eventi come Wimbledon continuano a funzionare come qualcosa di più di un torneo: sono le ultime vere passerelle non dichiarate del lusso, contesti in cui stile, tradizione e rappresentazione sociale si intrecciano in modo naturale.

Negli ultimi anni però questo immaginario si è ampliato. Il Roland Garros a Parigi ha rafforzato il legame tra tennis e moda grazie alla sua identità culturale, gli Internazionali BNL d’Italia hanno trasformato Roma in una piattaforma sempre più rilevante tra sport e lifestyle, mentre gli US Open hanno portato dentro il circuito un’energia più urbana, spettacolare, perfettamente allineata al sistema fashion americano.

Il risultato è un immaginario globale ma sfaccettato: Londra è rigore ed eleganza, Parigi è sensualità e cultura, Roma è apertura e lifestyle, New York è velocità e spettacolo. Tutto però resta coerente. Non è solo una questione estetica. Il tennis funziona perché mette in scena un’idea di ordine, disciplina e controllo che oggi torna desiderabile anche fuori dallo sport.

Ed è qui che diventa interessante per i brand. Comunica status senza bisogno di ostentarlo, appartenenza senza loghi evidenti. È lusso che non ha bisogno di spiegarsi. In un momento in cui altri sport faticano sempre di più a dialogare con il lusso contemporaneo, il tennis sembra aver trovato una formula più naturale e credibile.


Dal campo alla moda: un’estetica già pronta

Il tennis funziona perché è già moda. La sua uniforme – polo, gonne plissettate, maglieria leggera, palette neutre – è una sintesi perfetta di funzione ed eleganza. Brand come Lacoste hanno costruito su questo immaginario un’identità precisa, mentre maison come Miu Miu e Prada lo hanno riportato al centro del discorso contemporaneo, trasformandolo in qualcosa di desiderabile anche fuori dal contesto sportivo.

Nel guardaroba maschile questo passaggio è ancora più evidente. Ralph Lauren lavora da sempre su codici vicini al tennis club, mentre Brunello CucinelliZegna Loro Piana hanno costruito un’estetica fatta di materiali, proporzioni e colori che dialogano apertamente con quel mondo. Il punto non è che la moda si ispiri al tennis: è che il tennis è già, di per sé, un sistema estetico completo.

Nella pratica quotidiana questo si traduce in qualcosa di molto semplice: una polo ben costruita, un pantalone chiaro, una sneaker pulita. Non è sport, è un’idea di eleganza rilassata che funziona quasi ovunque.

Collaborazioni e nuove icone del tennis contemporaneo

Il salto definitivo è arrivato con le collaborazioni. Il tennis è diventato uno spazio credibile dove moda e sport possono incontrarsi senza forzature. Jannik Sinner legato all’immaginario di Gucci, Carlos Alcaraz vicino a Louis Vuitton, il progetto costruito da On con Roger Federer: sono esempi di un dialogo che oggi appare naturale. Ma il punto non è solo chi sono, è perché funzionano. Il tennis sta riuscendo dove il calcio e l’NBA hanno fallito: essere lusso senza sembrare marketing.


Nel calcio, la sovraesposizione mediatica, i contratti collettivi e un’estetica spesso troppo pop rendono più complesso costruire un racconto coerente con il lusso. Nell’NBA, invece, l’immagine è fortissima ma profondamente legata allo streetwear, quindi già connotata.

Accanto a loro, resta il peso delle icone che hanno definito questo immaginario. Roger Federer ha fissato uno standard di eleganza, Rafael Nadal ha portato una dimensione più fisica e contemporanea, Novak Djokovic una più tecnica e performativa. Le nuove generazioni si muovono su questa base, ma con una maggiore consapevolezza visiva e mediatica.

Un ecosistema perfetto tra moda, business e cultura

Il tennis è uno sport globale, con un pubblico internazionale e una forte affinità con il mondo del lusso. Non è solo una questione di visibilità, ma di contesto: tornei, pubblico e narrazione costruiscono un ambiente coerente, dove i brand possono inserirsi senza risultare fuori luogo. Non è un caso che sempre più aziende investano in questo sport: è uno dei pochi ambienti capaci di parlare a un pubblico trasversale ma con alta capacità di spesa.

La presenza costante di marchi come Rolex nei tornei più importanti racconta bene questa relazione. Allo stesso tempo, la struttura visiva del tennis lo rende perfetto per i social, dove ogni elemento – dall’outfit al gesto tecnico – diventa contenuto.

Anche la cultura pop ha fatto la sua parte. Challengers ha contribuito a riportare il tennis dentro un immaginario contemporaneo fatto di estetica, tensione e desiderio. Il punto, alla fine, non è se il tennis sia di moda. Il punto è che oggi è l’unico sport che il lusso non deve trasformare per poterlo raccontare.