I nuovi volti dello sport mondiale: chi sono gli atleti che stanno cambiando tutto
Jannik Sinner guida una corazzata di giovani talenti che sta rivoluzionando il mondo dello sport. Da Kimi Antonelli a Victor Wembanyama, da Jude Bellingham a Franco Colapinto. Il volto più bello della Gen Z, di classe e carisma
Il più grande ha 24 anni, il più giovane appena 19: sono i talenti più belli della Gen Z che stanno rivoluzionando lo sport mondiale. Dalla classe naturale, si muovono sicuri tra stuoli di tifosi e trionfi, frutto di dedizione e passione. Dagli italianiJannik Sinner e Kimi Antonelli, volti puliti di una riscossa dello sport azzurro che sta detronizzando il calcio tricolore, a Victor Wembanyama, portento del basket che sta stregando l’NBA. Passando per il fuoriclasse totale del Real Madrid Jude Bellingham fino a Franco Colapinto, carismatico della Formula 1 che non chiede “permesso” in pista. Ecco i nuovi volti dello sport mondiale che stanno cambiando tutto.
Jannik Sinner l’ingiocabile

Jannik Sinner ha cominciato a vincere anche sulla terra rossa, battendo a Monte Carlo l’eterno rivale Carlos Alcaraz e riprendendosi il tetto della classifica Atp. E ora sono guai per tutti. Se già era ai limiti dell’“ingiocabile” sul cemento, con colpi veloci tirati d’anticipo come rasoiate, ed era cresciuto prepotentemente sull’erba, tanto da conquistare Wimbledon 2025, ora chi potrà contenerlo?
A 24 anni, Jannik sta riscrivendo la storia del tennis. «Non l’ho mai visto così forte come adesso»: parola di “Bum Bum” Boris Becker.
Talento straordinario unito ad abnegazione e concentrazione granitica in campo, Sinner è uno schiacciasassi che concede pochissimi punti agli avversari. Numero 1 del mondo, italiano più titolato di sempre negli Slam (2 Australian Open, un Wimbledon e un US Open), due volte trionfante alle Atp Finals, uomo simbolo del trionfo dell’Italia in Coppa Davis, Sinner sta frantumando ogni record. Mai nessun tennista azzurro come lui. E ora nel mirino un ennesimo primato da polverizzare: la conquista del quinto Masters 1000 consecutivo, a Madrid.
«Sinner e Alcaraz batterebbero un Rafael Nadal al massimo della forma sul rosso», ha detto dei due prodigi del tennis un tal John McEnroe. «Con loro il livello del tennis è più alto che mai».
Nel calendario di Jannik, segnati con l’evidenziatore, prima gli Internazionali di Roma quindi il Roland Garros, l’unico Slam che manca nella sua bacheca da ben 27 titoli.
Kimi Antonelli il predestinato

Se Sinner rappresenta il controllo assoluto, Kimi Antonelli è l’opposto: è velocità, quella in pista e quella con cui tutto sta succedendo. È impressionante la facilità con cui tutto gli resta naturale, scalare di categoria in categoria, debuttare in Formula 1, vincere. Aggressivo tra tornanti e chicane, educato ai microfoni, con sorriso da ragazzino e maturità da campione. È tra i nuovi volti più belli dello sport mondiale.
Più scattante dei tanti primati infranti, a soli 19 anni il pilota di Bologna è al comando della classifica di F1, tenendo dietro sia il veterano compagno di scuderia George Russell che pluricampioni del mondo come Max Verstappen e Lewis Hamilton. È il più giovane di sempre lì in vetta: ha rubato il record proprio al fuoriclasse inglese.
15 marzo 2026: la data da ricordare per sempre, quella della sua prima storica vittoria in Formula 1, con tanta emozione e lacrime, vent’anni dopo l’ultimo successo italiano con Fisichella.
Ci ha visto giusto il boss di ferro Toto Wolff, che restò impressionato dal piccolo Kimi e lo volle nell’Academy Mercedes già nel 2019, quando ancora correva sui kart. Sette anni dopo, è già in lotta per il Mondiale più prestigioso.
Il numero che Kimi ha scelto per la sua monoposto? Il 12, come Ayrton Senna. La leggenda brasiliana ottenne il suo primo titolo nel 1988, con il 12 sulla parte anteriore della McLaren. Sarà propiziatore? Il team principal della Mercedes però tira il freno: «C’è troppa pressione su di lui in Italia, ho sentito paragoni insensati con Senna. Sta crescendo come ci aspettavamo, ma è il momento di abbassare le aspettative». Kimi intanto sfreccia. Più veloce di ogni parola di prudenza.
Victor Wembanyama l’alieno

Dalla Formula 1 all’NBA, il principio non cambia: anticipare i tempi invece di inseguirli. È quello che sta facendo Victor Wembanyama. 22 anni e un soprannome, “l’alieno”, che il giovane francese non perde occasione per consolidarsi addosso. Dopo neanche tre stagioni nell’élite del basket, in America è Wembanyama-mania.
Wemby è immarcabile, e non solo per la stazza. Al fisico incredibile, di 2,24 metri di altezza e ben 240 centimetri di apertura delle braccia, lui ci aggiunge fluidità e agilità strabilianti e qualità tecniche senza pari. Insuperabile in attacco ma anche in difesa. Così completo e strabordante.
Primo cestista transalpino a essere prima scelta assoluta dell’NBA, primo rookie nella storia NBA a essere stato inserito nell’All-Defensive First Team, Victor Wembanyama fa strike di primati. Con piena consapevolezza delle sue doti fuori dal comune, non si è fatto problemi ad autocandidarsi al premio di MVP dell’anno. «Dovrei essere io davanti a tutti nelle valutazioni». Osservando: «La difesa è il 50% del gioco ed è sottovalutata nella valutazione per l’MVP. Credo di essere il giocatore che ha il maggiore impatto in difesa di tutta la lega». Non a caso è diventato il più giovane di sempre a vincere il premio di Difensore dell’anno. Chapeau. Con lui sta cambiando anche la visione sul basket. I rivali come finalisti di MVP: Nikola Jokic e Shai Gilgeous-Alexander.
Dominante, il prodigio francese è stato protagonista nella corsa ai playoff di San Antonio, a cui la squadra texana mancava dal 2019. Wembanyama ha avuto una media da fenomeno, di 25 punti a partita (con record personale) e 3,1 stoppate, la migliore della lega. E il suo debutto ai playoff è stato subito storico: nella vittoria contro Portland, ha incantato mettendo a segno 35 punti!
Jude Bellingham fuoriclasse totale

Se nel basket il cambiamento è fisico e visivo, nel calcio è più sottile, ma altrettanto evidente. Jude Bellingham ne è l’esempio più chiaro. A soli 22 anni ha riscritto il ruolo del centrocampista moderno con creatività e visione di gioco. In campo è classe e sostanza, alternando spada e fioretto. Illumina con passaggi che pochi sanno immaginare ma non disdegna l’interdizione, orchestra gli attacchi e snocciola gol pazzeschi. È un giocatore totale.
Non capita mica spesso, del resto, che una squadra ritiri il numero di maglia, il 22, per un ragazzo di appena 17 anni che ha fatto 50 presenze. Ma il Birmingham City lo fece, per salutare il suo talento. «In un lasso di tempo così breve, Jude è diventato una figura iconica per il club»: spiegò la società inglese che sapeva leggere il futuro da superstar di Bellingham.
Talento precoce che ha bruciato le tappe, marcatore inglese più giovane di sempre in Champions League, a soli 19 anni era già capitano del Borussia Dortmund. E già allora non si accontentava: «»Voglio continuare a spostare i limiti delle mie potenzialità». Dopo il trasferimento a cifre stratosferiche ai blancos, ad appena 20 anni era già terzo classificato al Pallone d’oro, nel 2024. Con addosso quel 5 appartenuto a Zinédine Zidane.
Oggi Bellingham non sta vivendo la sua stagione migliore al Real Madrid, ma ha appena giocato la sua 56^ partita in Champions League. Who else like him? Numeri che stracciano ogni carta d’identità.
Franco Colapinto, garra argentina

E poi c’è un altro tipo di cambiamento, meno lineare. Quello che passa dalle traiettorie irregolari. È qui che entra Franco Colapinto. Carismatico e affascinante, in pista l’argentino porta quel suo mix di sfrontatezza e garra così tipicamente sudamericana.
A 22 anni, il pilota dell’Alpine si staglia come una delle promesse più brillanti del Circus, tra i nuovi volti dello sport mondiale. E in un attimo ha saputo conquistare il pubblico, anche sui social. In patria – e non solo – lo adorano. Così latino, disinvolto e sorridente, ammette: «I piloti europei rimangono sbalorditi dal livello di supporto che ho».
A differenza di Kimi, il suo percorso è stato più accidentato. L’esordio in Formula 1, nel 2024 con la Williams, l’ha visto spesso carambolare in incidenti, tanto da essere retrocesso a terzo pilota. Con il passaggio all’Alpine, ha scalato velocemente le gerarchie interne, per poi imbattersi però in una nuova stagione in chiaroscuro. Ora sta lottando per tenersi stretto un sedile da protagonista.
Di fronte, una rotta irripetibile. «So tutto di Ayrton Senna», ha detto il pilota dal cognome e dalla cittadinanza italiani. «L’ho studiato e ho imparato più di quanto abbia mai imparato a scuola. È stato un vero e proprio modello per me. Lui e Fangio, ovviamente». Dopo 23 anni, Franco Colapinto ha segnato il ritorno dell’Argentina in F1 (prima di lui Gastón Mazzacane). La sfida ora, soprattutto dopo lo spaventoso incidente di Oliver Bearman a Suzuka che l’ha coinvolto, è rimanerci.