Jeff Koons, l’arte di misurare il tempo

Jeff Koons, l’arte di misurare il tempo

di Alex Tudela

Dalla collaborazione con Hublot alla ricerca sui materiali, dalla precisione meccanica al rapporto tra arte e natura, l’artista americano racconta la sua visione del tempo e degli oggetti

Nel suo studio di New York, artigiani e specialisti lavorano a singole fasi per perfezionare e realizzare un’opera di Jeff Koons. I tecnici elaborano modelli digitali e ne definiscono ogni dettaglio. La scena non è poi così diversa da quella di altri ambienti in cui grandi squadre collaborano alla creazione di un oggetto unico. «C’è una forma di intimità nel seguire da vicino la realizzazione di un’opera», racconta Jeff Koons.

Hublot, la cui filosofia dell’Art of Fusion ha da tempo collocato la manifattura all’incrocio tra alta orologeria e cultura contemporanea, ha recentemente nominato Koons suo ambassador artistico. Nel suo ufficio, circondati dalle diverse versioni delle sue sfere riflettenti, parliamo di tempo, artigianalità e arte orologiera.

Apollo Wind Spinner, l’opera che hai realizzato a Hydra, in Grecia, è una delle poche creazioni che dipendono da una forza esterna: il vento. In che modo cambia il tuo rapporto con un lavoro del genere?

Quando ho creato Apollo Wind Spinner, mi piaceva l’idea che l’opera potesse cambiare insieme alla natura: ruotare in funzione del vento, della direzione, dell’angolazione e della velocità. C’è una dimensione legata al tempo, ma anche la possibilità di godersi il movimento con naturalezza.

Esiste una simmetria con l’orologio? Entrambi lavorate sul movimento meccanico.

Assolutamente. Per me, un orologio simboleggia la capacità intellettuale dell’essere umano: la nostra possibilità di osservare il mondo e cercare di comprenderlo direttamente. Un orologio è davvero un simbolo di speranza, perché dimostra che possiamo instaurare un rapporto con la natura, comprenderla e continuare a conoscerla sempre più a fondo.

Raccontaci la collaborazione con Hublot: come è nato il dialogo e che cosa ti ha interessato maggiormente?

È successo in modo molto naturale. Sono andato a Ginevra e ho visitato la manifattura, dove ho potuto constatare la loro comprensione del tempo e la dedizione con cui lavorano. Amo la scienza dei materiali e mi interessa scoprire che cosa sia possibile realizzare e come ottenere effetti differenti. Hublot è profondamente impegnata nella ricerca sui materiali. Sono rimasto particolarmente colpito dal lavoro che svolge nella creazione degli zaffiri.

Durante la visita a Ginevra, che cosa ti ha sorpreso maggiormente dell’arte orologiera?

Mi affascina il concetto di conoscenza incorporata. Credo che anche l’arte cerchi di fare questo. Quando realizzo un’opera, voglio racchiudervi aspetti della mia vita: esperienze diverse nelle quali ho trovato un significato o qualcosa di rilevante. Cerco di inserirli in un’immagine o in un oggetto, così da poterli condividere con gli altri, nella speranza che anche loro possano trovarvi un significato. Se guardiamo all’arte orologiera, vediamo come, nel corso dei secoli, le persone abbiano imparato a realizzare meccanismi sempre più precisi, tramandando e sviluppando queste conoscenze. L’orologeria è un’attività che ha saputo incorporare nei propri meccanismi alcune delle conoscenze più importanti e significative per la nostra esistenza, trasformandole in oggetti che possiamo portare con noi.

Le tue opere sono spesso composte da oggetti che riflettono il mondo circostante. Che cosa riflette un orologio, ai tuoi occhi?

Per me rappresenta il pensiero umano, l’intelletto, la capacità di comprendere e il rapporto con la scienza. È il risultato di una lunga storia in cui l’essere umano ha cercato di capire la natura. La Terra ruota su se stessa ogni 24 ore e, contemporaneamente, orbita intorno al Sole. Se ci trovassimo nello spazio, in un contesto in cui questa rotazione non fosse percepibile, vivremmo una realtà molto diversa. Un orologio è in grado di tradurre questa realtà, tenerci informati e permetterci di sapere dove ci troviamo in ogni momento.