Adriano Giannini: «In Italia si può ancora fare bel cinema»

Adriano Giannini: «In Italia si può ancora fare bel cinema»

Con due film di valore (di cui uno candidato italiano agli Oscar) e un meritatissimo premio, l’attore (nonché regista, produttore e doppiatore) è stato tra i protagonisti dell’ultimo Festival del Cinema di Venezia

di Beppe Musicco

Non sono in molti gli attori italiani che si ritrovano alla Mostra del Cinema di Venezia con ben due film in concorso – Ritorno a Buenos Aires e L’estranea. «È bello, e un po’ anche straniante», confessa Adriano Giannini. «Restare per tutta la durata della manifestazione (i suoi film sono stati proiettati all’inizio e alla fine della rassegna, comunque con la soddisfazione di avere L’estranea candidato italiano agli Oscar, ndr) mi ha fatto ricordare la prima volta che venni a Venezia, avrò avuto 4 o 5 anni, con mia mamma Livia Gianpalmo, anche lei regista. Mi portò in un teatro e mi mise nella buca del suggeritore. Fu un’emozione fortissima: da lì si vedono solo i piedi degli attori, bisogna sussurrare le parole per farti sentire da loro, ma non dal pubblico. È stata una prima immersione nel mondo dello spettacolo che mi torna in mente sempre».

Poi c’è stata la prima volta alla Mostra, nel 2009: «Concorsi con un corto da un racconto di Camilleri. Aveva i bambini come protagonisti, per cui ricordo bene quando li portai con me e la loro gioia di essere a Venezia».

Adriano Giannini
Abito, camicia e stringate Louis Vuitton

La partecipazione veneziana di Adriano Giannini è ancora più interessante se si pensa che, oltre che attore, è regista, produttore, è stato operatore ed è ancora doppiatore di grandi star. «Le esperienze artistiche si collegano, ho fatto più lavori e mi accorgo quanto risuonino uno nell’altro. Conosco il cinema da più angolazioni e le sue difficoltà: le circostanze, la luce, il budget… So quanto è serio questo lavoro e quanto costa ogni ora di lavoro. Sono stato allevato così, in famiglia e facendo la gavetta alla cinepresa. Quando ho iniziato a fare l’operatore non c’era il digitale e la pellicola era un supporto costoso. Se i ciak che giravamo non erano buoni, anch’io mi sentivo coinvolto».

Quella serietà, dice, l’ha sempre mantenuta, ma, aggiunge, «mi piace che il set sia anche un divertimento sano. In questo gioco tra regista e attori si possono trovare i giusti meccanismi per portare quello spirito in scena e tenere una sorta di complicità che leghi in quei due, tre mesi di riprese. All’inizio magari lo paragono a un frastuono, che va organizzato, poi tutto si trasforma invece in strumenti di lettura che ti sono dati in più».

Veniamo ai due film visti a Venezia. L’estranea di Paolo Strippoli è un’opera non comune. Diviso in quattro capitoli, ognuno dedicato a un componente di una famiglia, costruisce un racconto circolare che pone lo spettatore al centro di una sorta di labirinto mentale, alimentato dal materiale più orrorifico che ci sia nella vita di ognuno di noi: le relazioni famigliari.

Adriano Giannini
Giacca, T-shirt e pantaloni Louis Vuitton

«È un progetto di cui Paolo mi parlò ormai anni fa. Capivo che la messa in scena del film non sarebbe stata semplice, usa generi e contenuti diversi per raccontare sostanzialmente grandi paure e grandi conflitti interiori. Parte da un soggetto che apparentemente è facile, però ha uno svolgimento molto originale. Quando ho letto il copione, mi son detto “Ahi, qui bisogna essere tutti molto bravi”. Non è facile riuscire a essere credibili andando a toccare anche l’horror e, insieme, usare momenti più leggeri per alternare. Ho visto che gli spettatori erano “agganciati” al film; ci voleva una grande regia, e c’è stata».

Ritorno a Buenos Aires, di Marco Bechis, il secondo film che vede Adriano Giannini come protagonista, gli è valso il Premio Pasinetti della Critica Italiana. Nel 2008, dopo 33 anni trascorsi in Italia, un uomo torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono e torturarono durante la dittatura militare. Ospitato negli alloggi del Ministero della Giustizia, vi ritrova persone che hanno condiviso la prigionia, e intanto attende il giorno della sua deposizione.

«Bechis mi ha fatto una videochiamata dall’Argentina, ero molto interessato, ma anche molto teso: una videochiamata non è come trovarsi faccia a faccia con una persona. Lui mi sorrideva ma anche, giustamente, mi scrutava dallo schermo. Quindi c’era questo dialogo che era un misto tra curiosità sua e una sorta di paura mia di non essere adatto. Dopo aver accettato, ho capito che il film sarebbe stato una sorta di battaglia, come è stata, però che avremmo trovato subito un legame. Prima di girare mi ha invitato a Buenos Aires.

Adriano Giannini
Cappotto, pantaloni e stringate Louis Vuitton

Sono sceso dall’aereo alle cinque e mezzo del mattino ancora stordito, ero in albergo alle sei e mezzo, e lì c’era già Bechis che mi dice “Dai, andiamo”, e mi ha portato a fare il giro dell’orrore: le celle, diventate un museo storico sulla dittatura, ci sono ancora i luoghi di detenzione, e persone che ancora cercano di mettere insieme le ossa per dare un nome agli uccisi. Catapultato in una dimensione di una gravità inaspettata, l’ho vissuta con una persona che, mentre me la mostrava, riviveva il suo percorso. Non ho fatto un lavoro convenzionale, con in mano sceneggiatura e copione: ho usato gli occhi di Marco, la sua memoria».

Parliamo del cinema italiano oggi: nessun titolo scelto né a Cannes né a Berlino; dei cinque film in concorso a Venezia nessuno è stato premiato. «È un segnale preoccupante, ma vedo anche delle realtà di giovani proprio come Strippoli. In questi giorni ho incontrato tanti registi nei quali intuisco una visione, un talento, una voglia. Per fortuna il bel cinema si può fare ancora e senza spendere capitali enormi». Un augurio? «Spero passi la fase più critica, sento questa voglia di fare, e questo vale anche per me, per il film che ho in mente e per quelli che farò in futuro».

Nella foto d'apertura Adriano Giannini con smoking e camicia Louis Vuitton, orologio Cartier. Photos by Adriano Russo, styling by Edoardo Caniglia. Grooming: Marco Minunno @Blend. Fashion contributor: Valentina Volpe. Location: Hotel Excelsior Venezia Lido.