Addio a Giovanni Gastel, uno dei maestri della fotografia di moda

Addio a Giovanni Gastel, uno dei maestri della fotografia di moda

Il fotografo milanese, nipote di Luchino Visconti, famoso per i suoi scatti di moda e per i suoi ritratti, si è spento a Milano all’età di 65 anni.

Ph. Uberto Frigerio
di Redazione

È cominciata subito la corsa a chi arriva primo nel ricordarlo. Necrologi pubblicati di gran carriera, senza nemmeno correggere gli errori di battitura. Tutti a ripetere la stessa litania di notizie pescate dal comunicato stampa. A Giovanni Gastel non sarebbe piaciuto, lui che è sempre stato un perfezionista, che amava la costruzione dell’immagine, anche ora che il digitale aveva preso il sopravvento e lui che veniva dal banco ottico se ne era subito innamorato – «ha rivoluzionato il modo di fotografare», diceva. Lui che macinava lavoro incessantemente, basta vedere quest’anno appena passato. E, quando si apriranno i cassetti si scopriranno chissà quante altre cose straordinarie che neanche lui forse ricorderebbe. Lui che in società era perfetto, amabile e sorridente, ma sempre con una misura “lombarda”, se non milanese, che era la sua cifra. Un gentiluomo senza tempo ché dire d’altri tempi lo confinerebbe in un passato polveroso a lui estraneo. Però degli strafalcioni, delle commemorazioni standard che lo descrivono un po’ “d’altri tempi” ci avrebbe riso e molto, da uomo ironico qual era, sempre pronto a scherzare – a cominciare da se stesso e dal celebre zio Luchino – con battute, notazioni che buttava lì quale fossero la cosa più naturale, come quella volta che commentò con un «ma qui vivete nell’orzata», il nebbione grigiastro che assediava le finestre della redazione. A quest’ora, della sua carriera avrete già letto tutto e molto sarà stato ripetuto. L’esordio giovanissimo quando Flavio Lucchini – chissà se poi è leggenda, ma entrambi ridevano a crepapelle ogni volta che lo raccontavano – lo volle con sé dopo una litigata con Oliviero Toscani finita con «ma vai, tanto va bene anche il primo stronzo che passa» e quello era Giovanni fuori dalla porta con il book in mano. E mentre i fotografi scattano a motore lui le foto di moda le costruisce alla Arcimboldo, assemblando con lentezza capi d'abbigliamento fino a creare austeri personaggi. Diventavano ritratti, una passione quella dell’indagare i visi delle persone che gli ha permesso di dipingere con la macchina fotografica presidenti, star. Chi avesse voglia dovrebbe registrare un ricordo da tutte le persone della moda e non che lo hanno conosciuto, anche solo per una sera. Ne verrebbe un best seller. E lui ne sorriderebbe.