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Alex Vinatzer e il futuro dello sci

di Andrea Giordano - 10 Febbraio 2021

Vita, sogni, ambizioni di Alex Vinatzer, uno degli atleti della nazionale italiana di sci alpino, intervistato in esclusiva per Icon, e (prossimo) protagonista dei Mondiali a Cortina appena cominciati.

Curva su curva, diviso fai paletti dello slalom, e la voglia di diventare uno degli interpreti migliori della specialità, il suo talento è uno di quelli però da non perdere mai di vista. Lui è Alex Vinatzer, 21 anni da Selva di Val Gardena, appartenente alle Fiamme Gialle, «un onore, prima che una responsabilità» racconta, una delle speranze soprattutto dello sci italiano alpino, lanciato, pronto, nonostante giovanissimo, a provare a fare a differenza. Già bronzo nella gara a squadre ai Mondiali di Åre, in Svezia, nel 2019, un terzo e quarto posto nella stagione in atto, rispettivamente nelle tappe di Madonna di Campiglio e Alta Badia, va ora a caccia di qualcosa di importante. L’occasione arriva dai Mondiali di Cortina, iniziati da qualche giorno, che lo vedranno protagonista domenica 21 febbraio nell’ultima gara, quella tra le più importanti, lo slalom speciale appunto, sfidando nomi come Henrik Kristoffersen, Marco Schwarz, Zenhaeusern, Clement Noel o Solevaag, senza dimenticare gli altri nostri veterani da Manfred Mölgg, Stefano Gross, a Giuliano Razzoli. L’appuntamento iridato, come ci racconta in esclusiva, per cui può davvero (ri)nascere alla grande.

L’inizio di stagione è stato fulminante.

La preparazione era andata bene, sapevo di sciare forte, poi, però, ho avuto un intervento di appendicite a fine novembre, e sono arrivato poco prima delle gare che non mi sentivo quanto e come prima. Nonostante qualche problema fisico sono stato capace di risolverlo all’ultimo, al punto di non pensare neanche al risultato, mi veniva tutto facile: un inizio perfetto, che speravo di continuare.

Cosa non ha funzionato poi?

Qualche cambio sui materiali tecnici. Dopo quattro uscite, ho tentato di sistemare il vecchio set up, ma ormai aveva fatto i suoi danni, la posizione sugli sci era cambiata, non funzionava. È stato un errore di inesperienza. Ma quando accade una serie di questo genere, anche mentalmente, nulla è facile, non gira niente, hai 6-7 gare in un mese, senza possibilità di intervenire, puoi solo fare il meglio possibile.

Ora c’è lo slalom speciale di Cortina, l’appuntamento della stagione. Proviamo a sbilanciarci.

Può succedere qualunque cosa, è una gara secca, e ci potrebbero essere sorprese. Conosco la pista, anzi per essere un Mondiale è una delle più toste, credo che abbiamo comunque un grande vantaggio ad averla già provata. Va interpretata, letta, bisogna essere precisi e soprattutto affrontarla nella maniera giusta, tecnicamente e tatticamente, rendendo le variabili negativi al minimo, perché se fai un semplice errore, lì lo paghi, e vai fuori. Ho sensazioni diverse, mi auguro sia l’occasione per uscire da questa piccola crisi.

Sei un perfezionista quindi.

Amo verificare ogni dettaglio, ogni aspetto, è imprescindibile se vuoi competere a questi livelli.

Che tipo di preparazione segui in generale?

D’estate è il periodo in cui lavoro tanto in palestra e a secco, due volte al giorno, sei giorni a settimana, è impegnativo, mentre d’inverno c’è lo sci al mattino, e la preparazione atletica di pomeriggio, l’impegno mentale qui è al 100%. 

Sarà dunque un Mondiale (il primo) a porte chiuse.

Lo stiamo vivendo dall’anno scorso. Essere in partenza senza tifo è triste, non percepire la sensazione, al traguardo, l’atmosfera calda, è strano, il pubblico ti da quella spinta in più. Dall’altra parte, in quel silenzio, farò dominare la mia concentrazione sulla tracciatura, su come dover sciare.

Hai qualche rituale prima di partire?

Non particolarmente: mi colpisco due volte il petto, aggiusto gli occhiali, batto i bastoncini, e via.

Come ti rilassi lontano dalle piste?

Il ping pong è una bella alternativa, gioco e mi diverto molto. Vedo la Formula Uno, sono tifoso ferrarista, seguo Leclerc, amo guidare le auto più che moto, sarebbe bello cimentarsi in qualche circuito a dir la verità, rispetto a prima, mi sono dato una calmata (ride, ndr). E poi sono appassionato di manga, di anime. In questo senso leggo, guardo serie, mi piacciono quelle storie fin da quando avevo 12 anni, parliamo di Full Metal Alchimist, Death Note, fino al personaggio di Naruto, che ho fatto pure disegnare sul casco.

A proposito invece di stile, cosa ti piace indossare?

Quando sono a casa ricerco la comodità, tuta, scarpe da ginnastica, così fuori, dove tendo a essere molto basic, classico, scarpe bianche, jeans, maglietta bianca.

Ascolta hai già diverse medaglie al collo, vinte pure da junior. Dove puoi arrivare?

Non ho ancora raccolto tanto da potermi accontentare e fermarmi, ma per come sono fatto preferisco guardare passo dopo passo, anno dopo anno, senza sbilanciarmi sul futuro, ovvio che le Olimpiadi di Cortina nel 2026 sarebbero un sogno. Ho margine, volontà, ma talvolta mi dimentico di avere 21 anni, vorrei essere più maturo.

Se ti dico Alberto Tomba.

Un grande personaggio. A Madonna di Campiglio abbiamo parlato un po’, era contento di rivedermi sul podio. Pensare che quando ha smesso di sciare io non ero ancora nato, ha fatto la storia di questo sport.

Un altro nome, Marcel Hirscher (ex sciatore, nove medaglie d’oro tra Olimpiadi e Mondiali e otto Coppa del Mondo assolute, ndr): cosa ti viene in mente?

Una leggenda. Nell’ambiente si sapeva da un po’ che avrebbe smesso, è un peccato. Non sono mai riuscito a competere con lui, a batterlo magari, mi dispiace, è stato uno dei più grandi, era uno di quelli a cui cercavi di guardare.

Chi è stato davvero il tuo idolo da ragazzino?

Bode Miller, avevo 8-10 anni. Mi piaceva il suo approccio in gara, andava sempre all’attacco, senza paura, ed io cercavo di fare così.

Dopo slalom e gigante, ti piacerebbe allora sperimentare anche altro?

Vorrei provare la velocità, qualche supergigante, magari la combinata, se continuerò a fare bene, questo mi darà la spinta a lanciarmi su più cose. D’altronde sciare è una passione, e questo mi ha sempre aiutato.

Quanti sacrifici alla fine, se provi a riavvolgere il nastro?

Le feste, le serate con gli amici, erano molto rare, ma in fondo non pesava, perché sai che stai portando avanti una strada, hai degli obiettivi, e quando mi guardo indietro capisco perché l’ho fatto. Se le cose vanno male ci si può scoraggiare, pensare che non ne valga la pena. Non è così, ogni cosa, caduta, risalita, in fondo, fa parte del processo di crescita, ed è da lì che dobbiamo ripartire più forti.

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