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Claudio Marchisio, una nuova coscienza

di Federico Sarica - 29 Gennaio 2021

L’ex centrocampista presta il volto all’iniziativa benefica di Icon e Roy Roger’s a favore della Fondazione Ieo-CCM e in questa intervista si racconta.

Iniziamo forse con la domanda più scontata: cosa fa Claudio Marchisio da grande?

Da quando ho smesso di giocare, poco più di un anno, sono successe tante cose, fra la mia società di marketing e social media, i ristoranti, le attività immobiliari, in più mettici la pandemia;è stato un anno assurdo e nello stesso tempo molto costruttivo. 

È stato anche l’anno in cui è venuta fuori questa tua voglia di dire la tua, di promuovere una visione e dei valori. 

Sì. E lo faccio perché so che la mia voce può essere importante e amplificare. La cosa incredibile è che vengo poi sempre attaccato come calciatore. Tutt’ora mi viene detto sempre:«Ecco, è tornato a parlare il calciatore», anche se ho smesso. Rimane quell’etichetta lì. Rimane quel pensiero diffuso per il quale se tu fai qualcosa, non puoi dire altro. Più lo fanno, più a me viene voglia di continuare. Ben vengano anche le critiche e i pensieri contrari, perché vuol dire che quello che sto facendo, io come tanti personaggi pubblici nel mondo dello sport, dell’arte e della musica, ha un effetto e io ne vedo il lato positivo tutti i giorni. In tanti vogliono avere un confronto. Ed è quello che cerco di trovare nelle persone con le mie idee. Non per forza bisogna essere d’accordo ma parlarsi è importante. 

Mentre da una parte il calcio e lo sport a livello professionistico, mi sembra di capire, rimarranno parte della tua vita tramite la tua agenzia e il tuo ruolo di opinionista, è anche vero che le cose citate, il dibattito pubblico e la politica, chiaramente ti interessano molto. Fino a dove ti piacerebbe spingerti nel tuo impegno?

Lo vedremo. Il problema principale è che quando si parla di politica se ne parla come di un lavoro. Credo che la politica invece sia un dovere per chi la fa, dovrebbe proteggere i cittadini,per questo ogni persona dovrebbe affacciarsi ad essa sin da piccola, con l’educazione civica. È quello che sta mancando. Penso si debba ripartire un po’ da lì. Credo sia necessario,specie a livello giovanile, interessarsi dei temi pubblici,capire cos’è davvero la politica, prima di schierarsi da questa o quell’altra parte.

Come guardi al futuro, anche vista la difficile situazione che viviamo?

Cerco di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno anche se è dura, soprattutto in questo momento. Però la riflessione che mi viene da fare sul tema è questa. Io sono sempre stato abituato a vivere con in testa il motto della mia squadra del cuore, che è la Juventus ovviamente: “Vincere è l’unica cosa che conta”. Lo è quando competi a quei livelli. Ma ho imparato che nella vita è importante chiedersi personalmente cosa vuol dire per te vincere. Tutta la nostra vita è legata a delle prestazioni, la scuola quando sei ragazzo, poi il lavoro. Fondamentale porsi un obiettivo ma poi spesso la vittoria sta nel percorso con cuiprovi ad arrivarci. Le cose inaspettate che ti succedono, come ti prepari, come cambi e maturi mentre persegui il tuo obiettivo.Che tu lo raggiunga o meno. Nella vita, per me, vincerevuol dire questo. Credo oggi, alla luce di tutto, sia molto importante.

Credits: Photo: Giampaolo Sgura

Hai citato la Juve. Il calciatore è il mestiere divisivo per eccellenza in Italia, soprattutto per uno come te che è stato una bandiera di una squadra odiata e amata come nessun’altra. Ti chiedo due cose su questo: quanto sei tifoso oggi? Quanto ti interessa, visti gli altri discorsi fatti, andare oltre l’essere considerato una persona di parte?

La mia fede non è mai cambiata. Non è che più passa il tempo più divento juventino o più passa il tempo e meno lo divento. Sono juventino e lo rimarrò per sempre, tiferò per sempre per la mia squadra, però ora mi sento più libero di poter giudicare il calcio. Prima ero con la mia maglia e con i miei colori, che erano la mia fede, ma erano anche il club per cui giocavo. Ciò non vuol dire che in passato abbia fatto dichiarazioni false, però è normale che vivessi la mia maglia in modo diverso perché non era solo una passione ma anche il mio lavoro. Adesso mi sento libero di dire se un giocare dell’Inter o del Milan o del Manchester United fa un bel goal o una bella prestazione, eppure anche lì si vede sempre come rimani etichettato. È un peccato perché alla fine tutti vogliamo sentirci liberi di commentare in positivo o in negativo qualsiasi cosa succeda. Lo trovo veramente una cosa un po’ snervante, il fatto di sentirsidire «non sei più juventino» solo perché hai detto che il giocatore dell’Inter ha fatto un bel tiro o un bel goal.

Sei il nuovo opinionista delle partite della Nazionale. Ti piace l’idea di raccontare e valutare il calcio?

Moltissimo. Se proprio doveva succedere che rientrassi anche in minima parte di nuovo nel mondo del calcio, farlo a fianco della Nazionale mi sembra il modo più bello, anche perché dagiocatore ho dovuto abbandonarla troppo presto per gli infortuni. Questo percorso mi regala molta adrenalina e voglia di essere di fianco della selezione italiana.

Com’è questa Nazionale?

Molto interessante. Il bello della Nazionale di Mancini non è solo vedere i risultati ma è bello vedere la squadra che corre tutta insieme, che si difende quando ci sono delle critiche a uncompagno, e infatti anche i risultati stanno arrivando. Tutto ciò condito da esperienza e soprattutto da giovani che stanno crescendo molto in fretta e molto bene.

C’è uno di questi giovani in cui ti rivedi, visto che molti di loro sono centrocampisti?

Sicuramente Barella, Pellegrini e anche Castrovilli, che forse adesso è quello che sta trovando meno spazio in questa Nazionale ma è un grande talento. Ma anche Jorginho e Verrattistanno dimostrando di poter indossare la nostra maglia della Nazionale e speriamo che ci portino grandi gioie all’Europeo, Covid-19 permettendo.

Fotografie:  Giampaolo Sgura
Styling: Edoardo Caniglia
Grooming: Ezio Diaferia
Styling Assistant: Angela Garzia 

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