Around “Talk to me Bill”

Around “Talk to me Bill”

di Silvia Perego

Musica, cinema e moda si fondono in una storia fotografica che reinterpreta lo stile del grande pianista Bill Evans

Da più di dieci anni Dino Longo Sabanovic è un accumulatore seriale di capi vintage, ma soprattutto è sempre stato affascinato dagli occhiali: «Ho iniziato a girare i negozi di ottica di mezza Italia alla ricerca di occhiali vintage e sono arrivato a raccoglierne quasi 12 mila. Un accessorio dalla doppia anima, che protegge, ti maschera ma al tempo stesso ti permette di vedere», ci racconta. «Un giorno, però, ho deciso di girare il mio primo lungometraggio e ho venduto la mia intera collezione per investire nell’attrezzatura del film. Lì ho capito qual era la mia strada, per questo gli occhiali sono un prodotto a cui sono molto legato e che ritroviamo anche nell’ultimo cortometraggio che ho realizzato insieme ad Icon, Talk to me Bill. Occhiali leggeri, montatura nera da intellettuale, sono quelli inconfondibili e iconici di Bill Evans, uno dei più grandi pianisti di tutti i tempi». 

Giacca, camicia e pantaloni Brunello Cucinelli

Ambientato nei primi anni 60, il film racconta la storia di James, un giornalista nel pieno di una crisi creativa, e del suo incontro con un giovane Bill Evans – interpretato dallo stesso Sabanovic – che sta iniziando a muovere passi importanti nel panorama jazzistico newyorkese. «Un artista non molto conosciuto, ma che è stato uno dei musicisti più influenti di tutta la scena jazz del secolo scorso. Ha iniziato studiando i grandi, da Bach a Mozart a Beethoven, e dai classici ha tratto ispirazione per il jazz. Perché il jazz è destrutturare, scomporre, ricomporre, trovando una propria voce. Ma soprattutto è stato uno di quei pochi musicisti che riuscivano a unire la musica con la dialettica. «Jazz is not a what, it is a how», diceva. Era noto per essere un eccellente divulgatore e un maestro, non si limitava a parlare di musica, non separava mai la musica dalla vita. Per lui la musica era vita. 

Io ho iniziato a studiare pianoforte a 25 anni e qualche anno fa mi è capitato tra le mani lo spartito di Peace Piece, uno dei suoi brani più semplici ma più belli. I musicisti veri danno forma a quello che hanno dentro attraverso le note. Quello era Bill. Quanti, oggi, si danno completamente alla propria arte?». Intorno a questa riflessione si sviluppa un corto che indaga anche il rapporto profondo che nasce tra allievo e maestro: «Le musiche e la colonna sonora originale sono state composte da Davide Montalenti, il mio insegnante di pianoforte. Mentre l’attore che interpreta il giornalista, un personaggio pazzo e imprevedibile, è Michael Rodgers, il mio maestro di recitazione. Michael mi ha insegnato a capire i comportamenti umani e a riprodurli, e questo è possibile solo grazie a uno studio metodico dei personaggi. Bisogna scavare a fondo, scoprire se stessi, nell’arte e nella vita, e il giornalista, che è il vero protagonista della storia, impara proprio questo da una stretta di mano con Bill Evans: non deve diventare famoso, deve scoprire chi è lui, senza la sua macchina da scrivere».